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Controlli negli aeroporti sui viaggiatori in partenza dalla Cina Controlli negli aeroporti sui viaggiatori in partenza dalla Cina  (ANSA)

Cina: corsa contro il tempo per arginare il nuovo virus

Attesa per le decisioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità al fine di evitare l’espandersi dell’epidemia, specie attraverso i flussi di viaggiatori. Prime disposizioni negli aeroporti internazionali. Intervista al professor Gianni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Sale la preoccupazione per la diffusione in Cina del nuovo virus e si teme ora che l’epidemia si estenda in altri Paesi del mondo.  Sono stati finora 9 i morti e circa 400 i nuovi casi, secondo l’ultimo bilancio fornito dalle autorità di Pechino. Il rischio maggiore di propagare il virus è rappresentato dallo spostamento delle persone. Per questo la città di Wuhan, nella provincia centrale di Hubei, ritenuta l’epicentro del focolaio ha adottato speciali misure di controllo sui viaggiatori in partenza da aeroporto, stazioni ferroviarie e autobus. Misure di precauzione sono adottate anche negli aeroporti internazionali in vari Paesi. In Europa sono tre gli aeroporti, tra cui Roma Fiumicino, che hanno voli diretti con la città di Wuhan mentre altri hanno connessioni indirette.

Quanto è grave questa situazione di allarme? Risponde il prof. Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità.

Ascolta l'intervista a Gianni Rezza

R. – E’ un allarme che giustamente si pone perché ci deve essere attenzione sul fenomeno ma non deve al momento destare troppa ansia, fino ad arrivare al panico, perché questo focolaio iniziale è ancora praticamente circoscritto nella città cinese di Wuhan che conta circa 11 milioni di abitanti, quindi è molto grande, però non si è per ora esteso ad altre città. Infatti tutti i casi segnalati da altre località cinesi o dal Giappone o dalla Thailandia o dalla Corea del Sud, sono tutti di persone che avevano viaggiato ed avevano soggiornato a Wuhan, quindi per ora riteniamo che il focolaio sia piuttosto ristretto, sebbene ci siano centinaia di casi di persone probabilmente già infette.  

Domani si terrà Ginevra una riunione d'emergenza convocata dall’OMS l'Organizzazione Mondiale della Sanità cui parteciperà anche la Cina con i suoi delegati. Quali misure aspettarsi?

R. - E’ difficile dirlo, probabilmente ci sarà un esame più approfondito dei dati, perché bisogna capire bene quanto è trasmissibile questo virus, qual è l'estensione del focolaio, qual è l'aggressività clinica quindi la virulenza del virus stesso, che sembra essere meno aggressivo rispetto a quello della Sars, sono tutte cose da comprendere. Dopodiché probabilmente saranno date delle indicazioni che riguarderanno il grado di allerta globale che bisognerà prendere.

Già ieri sera tutte le fonti stampa dichiaravano che questo nuovo virus si trasmette sicuramente da uomo a uomo. Lei conferma questa notizia?

R. – Certamente è un virus che si può trasmettere da persona a persona, dopo non è detto che la trasmissione avvenga facilmente, in genere si tende a trasmettere per contatto stretto, ravvicinato, come avviene all'interno di un nucleo familiare, per esempio, o in un ambiente ospedaliero se l'operatore sanitario non prende le dovute precauzioni.

Questo virus e sarebbe della stessa famiglia della Sars, che ricordiamo tra il 2002 e il 2003 causò oltre 800 vittime, massima parte in Cina e nel resto dell'Asia orientale tranne circa 80 morti in Canada. Allora si disse che ci furono gravi ritardi nell'informare l'Oms, possiamo quindi sperare in meglio questa volta?

R. – Certo è un virus della stessa famiglia della Sars, ne condivide circa l’80 per cento del patrimonio genetico e probabilmente ha fatto un salto di specie dall'animale all'uomo, causa polmoniti, quindi molte caratteristiche sono comuni. Allora, il focolaio venne identificato con mesi di ritardo solo quando il virus, che era originato nel Guangdong, quindi nell'entroterra cinese, giunse invece a Hong Kong. In questo caso sembrerebbe che l'identificazione sia avvenuta molto più precocemente, quindi ci auguriamo che ci siano le premesse per porlo più rapidamente sotto controllo.

Professore tutta la comunità scientifica adesso è allertata per trovare un vaccino?

R. – Sì, però bisogna purtroppo dire che per rendere fruibile, commerciale un vaccino ci vogliono purtroppo non giorni, non settimane, non mesi ma addirittura anni, quindi è giusto che si faccia ricerca e sviluppo su un eventuale vaccino ma non credo possa essere la soluzione immediata a questo problema.

Quindi varranno adesso, più che altro, le misure di precauzione perché il virus non si diffonda?

R. - Assolutamente sì, l’identificazione precoce del malato, il suo isolamento in ambiente ospedaliero idoneo e il rintraccio e la quarantena di contatti sono le misure che meglio possono funzionare.

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 22 GENNAIO

21 gennaio 2020, 14:08