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Cina, allarme virus. A Wuhan annullata la festa per capodanno

Salgono a 17 le vittime, oltre 600 i contagi, nuovi casi si registrano ad Honk Kong e negli Stati Uniti. Oggi la riunione dell’Organizzazione mondiale della Sanità

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Non andate a Wuhan. La Cina moltiplica gli appelli ai visitatori a non recarsi  nella metropoli focolaio del coronavirus, allo stesso tempo chiede ai cittadini di non uscire dalla città, perché chiunque potrebbe essere portatore del virus che ad oggi in Cina ha ucciso 17 persone  e ne ha contagiate 600, in altre città del Paese, ma anche ad Hong Kong, Macao, in altri Paesi asiatici e anche negli Stati Uniti, dove si è registrato un caso.  

Forti i timori legati al capodanno cinese

Ad un mese dall’inizio dell’epidemia a Wuhan, 11 milioni di abitanti, sulle rive del fiume più lungo del Paese, lo Yangtze, oggi non solo si teme la diffusione del virus, ma anche la sua mutazione, dopo averne accertata la trasmissione per via respiratoria da uomo a uomo.  A far paura oggi è il capodanno cinese, le cui vacanze inizieranno tra due giorni, venerdì 24 gennaio, un momento di viaggio per i cinesi, di qui l’appello delle autorità a non varcare i confini di Wuhan, né in entrata né in uscita, con i festeggiamenti annullati per evitare qualsiasi assembramento.

L’Oms deciderà se dichiarare l’emergenza internazionale

L’allarme, assieme al livello di rischio, sta salendo in tutti i Paesi del mondo, i rappresentanti degli Stati dell’Unione Europea si riuniscono oggi per discutere delle misure già prese e da assumere in relazione al pericolo di importazione del virus polmonare, mentre si diffondono le istruzioni sul monitoraggio e sul comportamento da tenere in caso di rilevamento di patologia. La Russia ha rafforzato i controlli sanitari alla frontiera, mentre è il Presidente Trump a dichiarare che gli Stati Uniti hanno un piano per contenere l’epidemia. L’Oms, intanto,  oggi dovrebbe decidere se definire il virus una “emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”. Si è all’inizio e non bisogna fare allarmismi, avverte il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma. “Si è ancora in una situazione molto fluida e in evoluzione”, prosegue Cauda, che spiega come sia molto difficile fare previsioni su di una malattia nuova. E’ però probabile, aggiunge,  “che questo nuovo coronavirus, che si chiama 2019 nCoV, sia diverso dal virus della Sars responsabile dell’epidemia del 2013”, si può forse dire, è quindi la considerazione, “che sia una malattia meno aggressiva di quanto non sia stata la Sars”. 

Ascolta l'intervista di Luca Collodi al prof. Roberto Cauda

ULTIMO AGGIORNAMENTO: 23 GENNAIO

22 gennaio 2020, 14:15