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AFRICA-ISLAMISTS/PREACHER Soldati dell'esercito del Burkina Faso 

Burkina Faso: nuovo attacco terroristico. La preoccupazione della Chiesa

In un mercato di provincia un gruppo terroristico ha uccisio 38 civili. A Vatican News l'incaricato d'affari della nunziatura di Ouagadougou, don Caveada, riferisce della visita del vescovo locale alle famiglie delle vittime. Intanto il parlamento approva una legge per la formazione di milizie civili di difesa. I vescovi parlano di situazione inquietante

Marco Guerra – Città del Vaticano

Nuova fiammata di violenze in Burkina Faso, dove ieri 38 civili sono stati uccisi in quello che il governo ha definito, in una nota, un attacco terroristico in un mercato nella provincia di Sanmatenga. Militanti armati si sono fatti strada con la forza tra i banchi nel villaggio di Alamou e hanno attaccato i civili prima di radere al suolo la struttura. 

Un milione di sfollati interni

Lo spargimento di sangue rientra in un'ondata di violenza nel Paese dell'Africa occidentale che ha causato centinaia di morti ed ha costretto quasi un milione di persone a lasciare le loro case rendendo ingovernabile, negli ultimi due anni, gran parte del nord. Il Presidente Kabore ha indetto due giorni di lutto nazionale in risposta all'attacco che non è stato ancora rivendicato.

La violenza jihadista

I sospetti cadono su gruppi islamisti legati ad al-Qaeda e al sedicente Stato islamico, che hanno compiuto negli ultimi mesi azione sempre più sfrontate contro obiettivi civili e militari, incluso un attacco a un convoglio minerario a novembre che ha causato 40 morti. Il Burkina era un Paese relativamente calmo nella regione del Sahel, ma il conflitto interno è stato amplificato da un'ondata di violenza e criminalità jihadista proveniente dal vicino Mali.

La plenaria dei vescovi

Nel martoriato Paese dell’Africa occidentale solo lo scorso anno sono stati uccisi tre sacerdoti. Nei giorni scorsi i vescovi del Burkina Faso, riuniti per la plenaria insieme a quelli del Niger, si sono detti preoccupati per la sicurezza dei cristiani, evidenziando “una situazione inquietante” per quanto riguarda la sicurezza e mettendo in guardia dal “rischio di conflitti intercomunitari che potrebbero esplodere”. 

Le milizie civili di autodifesa

In questa cornice, ieri il parlamento del Burkina Faso ha votato a favore di una nuova forza di civili volontari "per difendere la nazione" dagli "attacchi terroristici".   Il disegno di legge prevede che i volontari firmino un contratto con lo Stato per un anno ricevendo un'assicurazione medica in caso di ferimento e con un sostegno finanziario pubblico. I media locali riportano inoltre che i volontari riceveranno una formazione iniziale di 14 giorni.

Don Caveada: è una violenza ininterrotta

“L’escalation risale a molti mesi fa, è una lunga catena ininterrotta, in cui tutti i giorni si registrano attacchi”, così don Luca Caveada, incaricato d'affari della nunziatura apostolica del Burkina Faso, descrive a Vatican News la drammatica situazione nel Paese africano.

Ascolta l'intervista a don Caveada

Vescovo visita luogo dell’attacco

“Oggi una delegazione partecipata anche dal governatore locale e dal vescovo di Kaya ha visitato il luogo dell’ultimo attacco – racconta ancora don Luca – il presule ha fatto visita anche alle famiglie delle 38 vittime per ricomporre gli animi e sostenere il dialogo”. L’incaricato d'affari della nunziatura riferisce poi che solo qualche giorno fa in Niger (Paese confinante seguito da questa nunziatura) sono stati uccisi 89 soldati. “Ci sono diverse sigle terroristiche che cercano alleanze e una testa che possa guidarle”.

La vicinanza del Papa

Don Luca Caveada evidenzia quindi il grande calore con cui sono stati accolti i messaggi di vicinanza inviati dal Papa in questi mesi: “Siamo stati ricordati nella benedizione Urbi et Orbi di Pasqua, poi il 12 maggio Francesco ha inviato un messaggio per l’uccisione di un sacerdote e il 13 novembre ha parlato di noi alla fine dell’udienza generale. In queste circostanze ha parlato anche di persecuzione religiosa, perché non siamo noi a definirla tale ma i gruppi che si proclamano jihadisti”.

L’impegno del clero

Infine l’incaricato d’affari mette in risalto la devozione e l’impegno di tanti sacerdoti che restano al loro posto anche nelle località più turbolente, garantendo lo svolgimento delle messe e di tutte le funzioni liturgiche. “Anche i vescovi non si risparmiano e visitano tutti i territori del Paese”.

22 gennaio 2020, 12:22