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Piazza Fontana, Milano si ferma per ricordare la strage del 1969

Cinquant’anni fa l’esplosione della bomba che uccise 17 persone e che segnò in Italia l’inizio della stagione del terrorismo e della strategia della tensione. Un attentato che ancora oggi è senza colpevoli

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano


Una storia di misteri e depistaggi durata 50 anni, alla quale mancano nomi e volti e per la quale ancora oggi nessuno ha pagato. La bomba, che nel 1969 esplose alle 16.37 nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a Milano, uccidendo 17 persone e ferendone 88, segnò l’inizio degli anni di piombo, di quella che venne poi definita “strategia della tensione”, con intrecci tra terrorismo nero e servizi segreti deviati.

Una strage firmata dai neofascisti di Ordine Nuovo

Cinque gli attentati di quel giorno, in diverse parti d’Italia, le città colpite furono soprattutto Roma e Milano, ma è solo qui che si registrarono vittime. Le vicende giudiziarie che si sono susseguite in questi anni non sono mai arrivate a dare un nome agli esecutori materiali dell’attentato, diversi gli esponenti neofascisti di Ordine Nuovo accusati e poi assolti, come Franco Freda e Giovanni Ventura, assolti con sentenza definitiva nel 1987 e quindi non più processabili.

Il testimone: si pensò all’esplosione di una caldaia

Cinquant’anni dopo la memoria dei molti che a Milano vissero quel 12 dicembre è ancora vivissima. Non dimenticherà mai quella data Eugenio Pozzoli, allora dipendente della Curia di Milano, al numero 2 di piazza Fontana. Si trovava nel cortile del palazzo quando la bomba esplose. “Un botto tremendo, ovunque caddero vetri, il poliziotto Bianchi capì dall’odore che si trattava di una bomba e non di una caldaia come invece si pensava all’inizio”, inizia così il racconto di Pozzoli, che oggi ricorda con chiarezza i feriti che uscivano dalla banca, che si accasciavano sui marciapiedi.

I funerali celebrati dal cardinale Giovanni Colombo

“Allora non si sapeva cosa fossero gli attentati, dopo ne abbiamo visti e sentiti tanti – ricorda – ma allora non sapevamo”. Pozzoli ricorda che il cardinale Giovanni Colombo, allora arcivescovo della città, “scese in piazza per confortare e benedire i poveretti che erano lì” e fu Colombo poi a celebrare i funerali delle vittime, tre giorni dopo, il 15 dicembre, in mezzo ad una folla immensa che occupò tutta la piazza. Per Pozzoli, così come per gli altri, la reazione iniziale non fu di paura, ma di tanta tristezza. “La paura venne dopo – conclude – mi rendo conto di non aver capito nulla allora, quando vedi morti e feriti, in quel momento non pensi nulla”.

Ascolta l'intervista a Eugenio Pozzoli


 

12 dicembre 2019, 11:38