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Il Natale in Giappone sottolinea le parole del Papa sul valore della vita

La celebrazione del Natale assume un significato particolare quest'anno in Giappone, perché collegato al forte messaggio lanciato da Papa Francesco, durante la recente visita nel Paese, sul valore della persona e della vita in ogni sua stagione e situazione. Un messaggio decisamente non scontato nella società giapponese, come conferma nella nostra intervista padre Andrea Lembo

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Il Natale di quest'anno per i cristiani del Giappone, sarà certamente diverso da quello degli anni precedenti. Ad un mese dai tre giorni vissuti da Papa Francesco tra Tokyo, Nagasaki e Hiroshima, gli echi della sua presenza nel Paese del Sol Levante sono ancora vivi e illuminano le prossime festività. L'accento dato dal Papa al valore della vita e al dovere di tutelarla in ogni momento, specialmente quando è più fragile, ben si collegano infatti con il significato del Natale e cioè la celebrazione della nascita di Gesù, il suo farsi piccolo per amore dell'umanità. Nel neonato Gesù, poi, è possibile scorgere l'immagine di ogni bambino che nasce e ha bisogno di accoglienza e protezione, ma anche del povero, del malato, dell'emarginato.

Un Natale che si celebra nella vita quotidiana

Il tema della vita è ciò che sottolinea, ai microfoni di Vatican News, padre Andrea Lembo, missionario di origini bergamasche, da 10 anni in Giappone dove ricopre il ruolo di superiore regionale del Pime, il Pontificio istituto missioni estere. Padre Lembo è anche parroco di una piccola parrocchia dove i cattolici iscritti sono circa 800. La sua è l’unica chiesa cattolica di Fuchu, un quartiere di Tokyo. E' tra i fondatori poi, nel 2014, del Centro "Galilea", un centro di evangelizzazione con un fitto calendario di eventi e uno sguardo dedicato in particolare ai giovani. A lui abbiamo chiesto se quest'anno, ad un mese dal viaggio apostolico di Francesco, la Chiesa giapponese si sta preparando a festeggiare Gesù Bambino con ancora nel cuore gli intensi momenti vissuti con il Papa: 

Ascolta l'intervista a padre Andrea Lembo

R. - Certamente le immagini sono ancora molto vive, ma soprattutto sono molto importanti le parole che il Papa ha lasciato sia alla Chiesa sia alla società. Ricordiamo che il tema della sua visita era stato la vita, il custodire la vita. Questo Natale certamente avrà un significato molto diverso dagli altri Natali per queste parole che il Papa ci ha trasmesso: un ricordo molto importante del significato della vita.

La ricorrenza del Natale in un Paese dove i cristiani sono un'estrema minoranza, porta con sè elementi particolari?

R. – Il Natale qui da vari anni ha ormai un aspetto molto commerciale: passando per le vie di Tokyo - anche stasera ero fuori a cena con alcuni miei giovani – dicevo loro: "Ecco vedete ci sono tante illuminazioni, ma è un Natale senza Gesù". Però certamente la piccola comunità cristiana fa tesoro di questa festa perché, sinceramente, il pensiero dell'incarnazione di Dio, cioè di un Dio che ha deciso di diventare uomo, dà la priorità alla nostra umanità. E questo è un qualcosa che è ancora molto estraneo qui in Giappone: non è l'uomo che è a servizio di Dio, nel Natale noi capiamo che Dio si mette a servizio dell'uomo, diventa servo dell'uomo. Allora capiamo che con tutti i discorsi che il Papa ha fatto sul senso della vita, tutto questo prende e assume veramente un significato molto diverso, quest'anno.

Nelle chiese e nelle case dei cristiani, c'è la tradizione di fare il presepe?

R.- Certo, nelle nostre chiese è esposto il presepe. Io poi l'ho fatto sempre perché quando ero piccolo lo facevamo nella mia parrocchia di origine e quando sono arrivato qui l’ho importato con un po' di speranza qui in Giappone. Così ogni domenica, alla fine della messa, distribuisco ai miei parrocchiani i personaggi, realizzati nella tradizione giapponese attraverso gli origami, e loro sono invitati a costruire il presepe sia in parrocchia, sia nelle loro case.

Quindi ogni domenica d’Avvento, c'è questa abitudine di consegnare i personaggi che poi entreranno a far parte del presepe…

R. – Sì, la prima domenica abbiamo incominciato distribuendo la capanna, poi abbiamo distribuito i pastori, poi l'angelo insieme alla stella. L’ultima domenica distribuiamo Maria e Giuseppe e la notte di Natale daremo alle nostre famiglie il Gesù Bambino che loro mettono nel presepio preparato nelle proprie case, così da portare un segno cristiano molto bello nella loro vita quotidiana.

C'è qualche altra tradizione o gesto con cui in questi giorni si vive il Natale in Giappone?

R. - Abbiamo degli eventi molto importanti che sono sparsi per tutto il Paese e sono eventi di dialogo ecumenico, eventi di preghiera condivisi con le chiese protestanti e ortodosse e richiamano l’unità della cristianità. Sono momenti nei quali ci si raccoglie intorno alla Parola e si prega essenzialmente perché l'incarnazione di Gesù possa portare veramente nella società del Giappone e nelle famiglie, quella serenità, quella felicità, quella speranza che solo il Vangelo può donare.

Il Natale è anche un’occasione per le famiglie per prendersi una pausa?

R. – Questa cosa è più difficile in Giappone: se pensiamo che quest'anno il Natale cade di mercoledì che un giorno lavorativo normale, questa possibilità per le famiglie cristiane diventa un po' più difficile perché comunque si lavora, però rimane molto importante l'idea che, anche se continua la vita quotidiana, quel giorno lì dà un significato diverso al nostro quotidiano. Allora ecco che i nostri cristiani fanno un grande sacrificio, vengono alla messa del 24 dicembre tornando dal lavoro, poi si alzano presto al mattino per partecipare alla Messa del 25. Però riescono a vivere, in una società che non è cristiana, l'importanza del messaggio del Natale e cioè l'incarnazione di Dio nella vita quotidiana.

Quest'anno possiamo dire che la Chiesa in Giappone è una Chiesa un po' meno sola, o meglio, che si sente un po' meno sola?

R. – Senza dubbio è meno sola. Guardi, le posso assicurare che dopo il passaggio del Papa, ma ancora adesso, non c'è giorno che su qualche giornale, in un programma televisivo o su una rivista settimanale, non venga ricordato il passaggio di quest'uomo. Una delle immagini più belle che sono rimaste, sono gli abbracci e i baci che ha dato a tanti bambini, a tante persone che hanno vissuto nella disperazione, a chi ha vissuto il grande terremoto del 2011, piuttosto che i grandi disastri di Fukushima, o alle persone ammalate: queste immagini hanno veramente colpito il Giappone.

22 dicembre 2019, 09:00