Cerca

Vatican News
Iman, 21 anni con sua figlia Julan Iman, 21 anni con sua figlia Julan 

Nascere a Betlemme

Nella città natale di Gesù, un ospedale cattolico offre cure di eccellenza nei territori palestinesi e, soprattutto, diffonde un messaggio di pace universale che va ben oltre le competenze mediche

Olivier Bonnel – Betlemme

Di fronte all'imponente edificio dalle pareti ocra della Sacra Famiglia di Betlemme, un cartello posto al vicino incrocio indica che a qualche metro di distanza si trova la Basilica della Natività. Siamo a pochi giorni dal Natale, decine di pellegrini provenienti dall'Italia e dal Brasile convergono dalle strade della città palestinese per dirigersi verso la casa natale di Cristo, mentre gli ultimi addobbi fioriscono attorno al gigantesco albero sulla piazza della mangiatoia. Nei corridoi dell'ospedale, costruito nel 1882 dalle Figlie della Carità di Saint Vincent de Paul, l'atmosfera è più tranquilla rispetto quella delle strade che portano alla Basilica.

Denis Sevaistre, direttore dell'Ospedale della Sacra Famiglia
Denis Sevaistre, direttore dell'Ospedale della Sacra Famiglia

Dalla nascita del primo bambino nel 1990, la maternità della Sacra Famiglia è diventata un punto di riferimento per tutta la Palestina. Amministrata dall'Ordine di Malta, la struttura fornisce le migliori cure mediche della regione per le donne in gravidanza e per i neonati. L'unità di cura pediatrica e neonatale, inaugurata nel 2013, non ha nulla da invidiare ai migliori ospedali del mondo. Nonostante il peso della storia e la forza del Vangelo , nascere a Betlemme non sempre significa nascere sotto una buona stella. Il sistema sanitario pubblico è scarso, gestito da un’autorità palestinese in difficoltà, consumata dalla burocrazia e, soprattutto, dal pesante contesto politico.

Nascere a Betlemme

«C'è sempre un posto»


La vita quotidiana dei palestinesi è davvero molto triste, poiché le speranze di pace con il vicino Israele sembrano sogni irraggiungibili. Gerusalemme si trova a soli otto chilometri, ma la Città Santa non è mai apparsa così lontana. "I controlli di sicurezza sono quotidiani e si vede la gente di Betlemme in coda al checkpoint ogni giorno dalle 5 del mattino per arrivare al lavoro in orario", spiega Denis Sevaistre, il direttore della maternità. Questo ex ufficiale dell’esercito francese si è stabilito a Betlemme cinque anni fa, insieme alla moglie. Dopo aver condotto operazioni di sminamento in Mali e in Afghanistan, è ora responsabile della gestione della struttura e dei suoi 140 dipendenti, nonostante i vincoli logistici e le tensioni ricorrenti. "C'è sempre un posto da noi", dice. Alcune donne venute a partorire qui, non hanno esitato a sopportare ore e ore di macchina nonché i puntigliosi controlli dell'esercito israeliano. Ma il miracolo c'è, come sempre. Le donne sono accolte. La maggior parte di loro sono musulmane. I neonati vengono curati e coccolati, avvolti in coperte con stampata la croce di Malta.

Nei corridoi dell'Ospedale della Sacra Famiglia
Nei corridoi dell'Ospedale della Sacra Famiglia

«Se Dio vuole, da qui verrà la pace»


Quando si verificano situazioni delicate, più complicate, si attiva il servizio di assistenza pediatrica. "Siamo un ospedale di carità", dice Sevaistre, ricordando l'obiettivo di questa istituzione: fornire una maternità di qualità, senza distinzione di religione o di risorse economiche. La Sacra Famiglia ha anche assunto un assistente sociale che studia le pratiche delle famiglie più modeste. Ad alcune è solo richiesto il versamento simbolico di uno shekel.

Qui, il 56% del personale ospedaliero è cristiano, molto più della media nazionale palestinese. Ma alla Sacra Famiglia non si guardano ai veli delle madri o alle croci attorno al collo. Molte donne arrivano in questa struttura non solo per l'eccellenza medica. "È speciale avere un figlio nato qui, perché è una città santa", dice Butheina, che ha in braccio il suo piccolino, Ali, nato due giorni prima. Per questa ventottenne musulmana, Betlemme è la città di Gesù, menzionato come un profeta nel Corano. E l'ospedale della Sacra Famiglia è un'oasi di pace.

 Infermieri nella maternità
Infermieri nella maternità

«I politici costruiscono muri, i medici aprono i cuori»


La fama dell'ospedale palestinese è ormai una realtà. I suoi medici, tutti palestinesi, hanno studiato all'estero, in Francia, negli Stati Uniti o in Ucraina. Due infermieri della Sacra Famiglia sono state formate presso l'ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma. "Hanno successivamente formato anche il personale locale dietro richiesta del Vaticano! ", racconta sorridendo e con orgoglio Denis Sevaistre. L'ex soldato dice spesso che "i politici costruiscono muri mentre i medici aprono i cuori". Un antidoto a tutti i discorsi disfattisti.

Nella stanza per i grandi prematuri, la ventunenne Iman veglia sua figlia, Julan. Alla nascita, quattro mesi prima, pesava appena 830 grammi. Un grande crocifisso adorna la stanza dove sono state installate nove incubatrici particolari. Ogni giorno, questa ragazza con il velo viaggia avanti e indietro da Hebron. La città è a soli 25 chilometri da Betlemme, ma a volte ci vuole quasi un'ora e mezza di viaggio. Dopo otto settimane, il reparto di terapia intensiva neonatale ha fatto miracoli, Julan pesa ora 2 chili e mezzo. Tuttavia, è ancora in attesa di un intervento di neurochirurgia in un ospedale di Gerusalemme.

All’ingresso della sala operatoria, l'immagine della Sacra Famiglia
All’ingresso della sala operatoria, l'immagine della Sacra Famiglia

La compassione prima della sicurezza


Nel cortile dell'ospedale, una statua della Vergine Maria si affaccia sull'antica cappella. Domina l'edificio e i dintorni. Di notte, è illuminata e sembra avere uno sguardo materno sulla città, come durante la Notte Santa sulla mangiatoia. Il giardino ospita aranci e ulivi, simboli di pace, che sembrano essere stati piantati qui a conferma di quanto accade in questo ospedale. Stamani, una giovane francese parla, felice, con un amico medico palestinese. E’ stagista nel reparto di ginecologia. Lo scorso anno, Marjolaine ha trascorso diversi mesi qui. "La mia famiglia e anche i miei amici sorridono quando dico che ho lavorato nel reparto di maternità di Betlemme", dice. “L'Ospedale della Sacra Famiglia è un luogo veramente cristiano, siamo molto vicini al luogo della Natività, ma è soprattutto un messaggio di pace e rappresenta l’intera società palestinese. Vediamo i bambini che nascono e le loro famiglie, percepiamo anche qual è il posto delle donne” aggiunge.

Ahmed, nativo di Jenin, scopre suo figlio, appena nato.
Ahmed, nativo di Jenin, scopre suo figlio, appena nato.

Un grande albero di Natale deve ancora essere allestito in una stanza della maternità. Ogni membro del personale sanitario porterà i propri addobbi. Qui, il Natale viene celebrato tre volte: il 25 dicembre dai cattolici, il 6 gennaio dagli ortodossi e il 19 gennaio dagli armeni. Tre momenti per celebrare con gioia la nascita di Cristo.

Nel corso della visita, Denis Sevaistre ci racconta un aneddoto che lo ha segnato e che vale molti discorsi. "Siamo riusciti a mandare un bambino a Tel Aviv nel bel mezzo della festività ebraica di Yom Kippur, quando era tutto chiuso. Aveva bisogno di un urgente intervento chirurgico a cuore aperto. Alla fine hanno richiamato l’équipe di chirurghi e ci hanno persino mandato un veicolo specializzato". Il direttore della maternità parla anche dei soldati israeliani che, al checkpoint, aiutano a trasferire un neonato su di un veicolo che può attraversare il muro. Se non lo si vede a prima vista, è proprio lì, in queste piccole scene di vita a Betlemme, che il Principe della Pace compie i miracoli.

24 dicembre 2019, 06:55