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Manovra, Belletti: andare oltre la logica dei bonus per le famiglie

Il sociologo del Centro internazionale studi famiglia nella nostra intervista sulla legge di Bilancio mette in luce che "l’assegno unico costa 17 miliardi che è un punto di Pil, quindi sarebbe davvero l’ordine di grandezza di cui il paese ha bisogno. Serve prendere esempio dai paesi che applicano il quoziente familiare"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

"E’ l'ennesimo passo mi verrebbe da dire, cioè non siamo andati oltre la logica circoscritta di interventi selettivi con target molto limitati". E' quanto afferma Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) in merito alla legge di Bilancio, la manovra, e ai bonus per i nidi e per le neo mamme. Oggi, durante la conferenza stampa di fine anno, il premier Conte ha detto che "bisogna rilanciare il sistema fiscale, semplificare e rimodulare e ridurre le aliquote, per abbassare la pressione fiscale":

Ascolta l'intervista a Francesco Belletti

Belletti, si aspettava un intervento più deciso?

R. - Quest'anno è emerso con grande efficacia il tema dell' assegno unico, proposto soprattutto dal Forum delle famiglie ma recepito anche da diversi partiti, e sembrava che fosse la volta buona. Poi invece tutto è stato rinviato con una motivazione che purtroppo abbiamo già sentito da troppi anni: non ci sono soldi quando si fanno i conti della stabilità, la famiglia non entra mai nelle priorità. Quindi ci sono interventi che sono sicuramente positivi, anche uno un po' marginale come l'allungamento del congedo parentale da 5 a 7 giorni, ma si tratta sempre di segnali. Siamo costretti a salutare positivamente dei segnali ma dopo il segnale non arriva mai la sostanza.

A questo serve però rivedere del tutto il sistema fiscale perché appunto andare a introdurre un assegno per i figli è sicuramente un'azione molto complessa...

R.  - L’assegno unico nei fatti due conti costa 17 miliardi che è un punto di Pil, quindi sarebbe davvero l’ordine di grandezza di cui il paese ha bisogno. In tutte le analisi comparative a livello europeo le politiche familiari italiane hanno un punto di Pil in meno. Quindi questo sarebbe giusto. Se si fa l'operazione di ordine di tutti gli interventi, quindi le detrazioni e per i lavoratori dipendenti eccetera, si potrebbe recuperare buona parte di queste risorse, però bisogna far quadrare i conti, perché il rischio che qualcuno poi venga a prendere qualcosa di meno c’è sempre.

E allora che cosa si può fare?

R. - Io credo che non bisognerebbe abbandonare il tema dell'equità fiscale, cioè il tema collegato più al modello francese, al quoziente familiare o al fattore famiglia, che era un'altra proposta. Anziché prendere i soldi alle famiglie per restituirli con un assegno semplicemente, gliele lasci in tasca perché questo è sussidiarietà fiscale. Quindi un fisco più leggero per le famiglie, non solo per le imprese, non solo per le banche, aiuterebbe le famiglie. E quindi l’assegno unico certamente metterebbe ordine in tutta la giungla di interventi. Ci vorrebbe però un grande momento, diciamo strategico, ma purtroppo i governi che abbiamo avuto in questi 15 anni tutto hanno avuto meno che la forza di costruire strategie. Questa è una grande fragilità della nostra politica rispetto alla famiglia.

Ma è solo una questione fiscale o c’è anche qualcos’altro?

R. - Il vero nodo è culturale. Oggi se un ragazzo dice: "Sto per sposarmi", tutti gli dicono: "Ma chi te lo fa fare? Sei sicuro?", e anche, per esempio, il sistema delle imprese ancora fa troppa fatica a sostenere una persona sola con carichi familiari. Quindi bisogna cambiare culturalmente le regole, le leggi, l'atteggiamento complessivo della società, perché sulle nuove generazioni si gioca il futuro del paese.

28 dicembre 2019, 11:35