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La Ue e le sfide del 2020 La Ue e le sfide del 2020 

L'Ue e il 2020, l'economista Becchetti: puntare su dignità del lavoro e ambiente

Per il componente delle Settimane Sociali dei cattolici, "chi fa dumping sociale e fiscale deve pagare, all’ingresso, un’imposta molto più elevata". E sulla Brexit: "Credo che l’Europa potrà camminare anche più speditamente perché il Regno Unito non è mai stato un fattore di coesione"

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

Il 2020 potrebbe essere un anno impegnativo per l’Ue. La Brexit, la nuova Commissione, i rapporti con Usa e Russia sono tutti aspetti che potrebbero aprire nuove prospettive. Leonardo Becchetti, economista e componente delle Settimane Sociali dei cattolici, dice che “l’Europa ha capito, spero con lucidità, quale è il suo ruolo in questo momento nel mondo. Tutti i problemi che noi abbiamo di fronte, quelli economici, hanno una radice unica: quella della corsa al ribasso delle grandi imprese a cercare quei posti, nella globalizzazione, dove il lavoro costa meno e dove è possibile pagare meno tasse, se possibile, nei paradisi fiscali. Tutto questo, ovviamente, abbassa le condizioni di vita dei ceti più deboli e dei ceti medi, e riduce le risorse fiscali a disposizione degli Stati per finanziare l’economia e il welfare”.

Ascolta l'intervista a Leonardo Becchetti

Che cosa deve fare l'Europa per essere più competiva e rispettare i diritti dei lavoratori?

R. -  Una border carbon tax, una web tax e una tassa sulla dignità del lavoro. Dunque, tutti i prodotti che entrano nell’Unione Europea e che fanno dumping sociale e fiscale, devono pagare, all’ingresso, un’imposta molto più elevata. L’Europa cerchi di trasformare il commercio internazionale e di mettere al centro la dignità del lavoro e la tutela dell’ambiente.

All’orizzonte però c’à la Brexit: quanto potrà incidere sugli equilibri economici e sociali del Vecchio Continente?

R. – La Brexit sarà soprattutto un problema per gli inglesi. Il Regno Unito non sappiamo se sarà più “Regno Unito”: sappiamo che ci sono forti tensioni separatiste da parte dell’Irlanda e della Scozia, che vogliono restare in Europa; per quanto ci riguarda, io credo che l’Europa potrà camminare anche più speditamente perché il Regno Unito non è mai stato un fattore di coesione ma ha sempre segnato dei distinguo che hanno rallentato il percorso europeo.

Secondo lei, l’Europa, dal punto di vista dello sviluppo, della cooperazione, deve guardare più al Mediterraneo? E’ un’area che troppo spesso è stata sottovalutata, secondo lei?

R. – L’Italia, innanzitutto, e anche l’Europa devono guardare al Mediterraneo: la sfida migratoria dall’Africa che è un continente che sta crescendo moltissimo ma questa crescita molto forte sta riproducendo quelle diseguaglianze che ormai vediamo un po’ dappertutto: ci sono i grattacieli nelle grandi metropoli per cui c’è una classe dominante molto forte, ma ci sono poi grandissime povertà, slum in cui sono persone che in massa cercano una vita migliore anche venendo sull’altra sponda del Mediterraneo. Quindi, l’accoglienza, l’ospitalità non è solo un fatto di solidarietà ma anche un importante fatto strategico per il nostro Paese: non ci dimentichiamo che al Nord abbiamo la piena occupazione in molti settori dove c’è carenza di lavoro.

Lei pensa che la politica dell’austerità, voluta dalle precedenti Commissioni, sia ancora vincente, ad oggi?

R. – Bisogna fare di tutto per far sì che la politica fiscale sia più espansiva in Europa, perché la politica monetaria più di questo non può fare: ormai le banche si sono giapposenizzate e producono grandissime quantità di moneta. La politica fiscale deve assolutamente crescere e lo può fare attraverso il progetto del green new deal e bisogna andare un pochino oltre i vincoli: abbiamo una serie di possibilità, da questo punto di vista. Spero che l’Europa le sfrutti …

31 dicembre 2019, 12:43