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Hinder sul conflitto in Yemen: si fermi il traffico delle armi

L’arcivescovo vicario apostolico dell’Arabia meridionale denuncia il dramma del conflitto nel Paese arabo, stremato dalla guerra e dall’assenza di speranza

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano


Lo Yemen, assieme alla Siria e al Venezuela, è tra le priorità umanitarie del 2020 delle Nazioni Unite. E’ per questo Paese che verranno richiesti oltre 3 miliardi di dollari, per affrontare quella che è “la peggiore crisi umanitaria del mondo” generata da un conflitto che, in oltre 4 anni, ha causato circa centomila vittime, molte delle quali morte sotto i raid aerei della coalizione a guida saudita, colpite da bombe fabbricate in Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Iran e Italia.

24milioni le persone che hanno bisogno di aiuto, l’80% della popolazione yemenita, 16 milioni quelle che si trovano sull’orlo della carestia, 4,5 milioni quelle rese disabili dal conflitto e totalmente abbandonate, senza alcun tipo di supporto. La situazione è terribile, denuncia mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale

R. – E’ chiaro che la situazione generale in certe parti del Paese è disastrosa, sebbene ce ne siano altre in cui le cose vanno relativamente bene. Il problema è che l’aiuto non sempre va alla gente che ne ha più bisogno, a volte per ragioni politiche, altre a causa del sistema di distribuzione, in questi Paesi c’è poi anche la corruzione, è chiaro.

Il problema quindi è che gli aiuti non sempre arrivano a chi ne ha bisogno, la denuncia di molte ong è che nei campi profughi manchi tutto...

R. – Questo è dovuto al fatto che molti di questi sistemi sono stati distrutti durante la guerra e non ancora rifatti, questa rimane una realtà, ovunque ci sia la guerra c’è sempre da fare con queste cose. E’ terribile, però non vedo ancora una soluzione senza una tregua, senza negoziazioni, senza una ristrutturazione del Paese passo per passo. E’ assolutamente necessario che i belligeranti si mettano intorno a un tavolo per trovare un compromesso, altrimenti continua e continua, se non cessa il traffico delle armi, come ha detto il Papa, non c’è speranza che la guerra si fermi.

Le armi e le bombe usate durante i raid provengono in gran parte dai Paesi occidentali…

R. - È quello che fa parte del disastro. Non se ne parla perché è chiaro che certi Paesi ci guadagnano e dove c’è guadagno non c’è interesse a fermarsi.

I belligeranti – ha detto lei – dovrebbero sedersi attorno ad un tavolo ma in realtà chi sono le parti in conflitto?

R. - Questo è l’altro enigma, non sappiamo sempre chi è contro chi, le alleanze cambiano e sono già cambiate durante la guerra e poi il Paese stesso è diviso a causa delle tribù, inoltre l’intervento esterno e gli interessi opposti dei poteri regionali e mondiali non aiutano per una soluzione. Davvero non credo che senza una pressione internazionale, e l’Onu giocherà un ruolo importante, riusciranno a trovare una soluzione.
 

Ascolta l'intervista a monsignor Paul Hinder
05 dicembre 2019, 13:39