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Brexit, riparte l'iter della legge Brexit, riparte l'iter della legge  (AFP or licensors)

Brexit, venerdi riparte l'iter della legge

Il premier Johnson convinto di farcela entro il 30 gennaio, d'altronde ha una larga maggioranza in Parlamento. Ma i nazionalisti scozzesi minacciano: non possiamo essere "imprigionati" dalla Gran Bretagna, serve un referendum sull'indipendenza

Sarà riavviato venerdì 20 dicembre l'iter per la ratifica parlamentare a Westminster della legge sul recesso del Regno Unito dall'Ue, il Withdrawal Bill. Il provvedimento include l'accordo raggiunto dal premier Boris Johnson con Bruxelles. Dunque, dopo il trionfo Tory alle elezioni britanniche del 12 dicembre, la Brexit è sempre più vicina.

Brexit entro il 31 gennaio

"Inizieremo il processo (per abbandonare la Ue, ndr) prima di Natale" come promesso, ha detto un portavoce. L'approvazione finale, scontata dati i nuovi rapporti di forza alla Camera dei Comuni, è poi prevista entro la scadenza del 31 gennaio 2020. L’annuncio ha avuto un effetto positivo sulla Borsa e sulla Sterlina, entrambe in netto recupero rispetto ai giorni scorsi. A criticare l’uscita del Regno Unito dalla Ue è stato però il deputato conservatore, già speaker a Westminster, John Bercow, convinto che “la Brexit sia il più grande errore che il Regno Unito ha commesso dal Dopoguerra e non ho cambiato la mia opinione nonostante il risultato delle elezioni''.

Mini rimpasto nel governo

Il premier Johnson è oggi al lavoro a Downing Street sull'indicazione dei ministri del suo governo. Molti dovrebbero essere confermati rispetto alla compagine pre voto, i cambiamenti dovrebbero minimi, in attesa di un ampio rimpasto a Brexit formalizzata, a febbraio. In agenda pure un incontro a Westminster con il nuovo gruppo Tory alla Camera dei Comuni, forte ora di una maggioranza assoluta di 365 deputati su 650.

La Scozia vuole un nuovo referendum

Intanto si apre un fronte con la Scozia. La leader del Partito nazionalista scozzese (Snp) Nicola Sturgeon, vincitrice alle elezioni,  ha detto che la Scozia non può essere "imprigionata" dalla Gran Bretagna e deve consentire che si tenga un referendum sull'indipendenza, dato che si prospetta un ritiro dall'Unione Europea contro il volere degli scozzesi. Sturgeon, che guida anche il governo scozzese, ha detto alla Bbc che il Partito nazionalista scozzese ha il diritto di chiedere un altro voto, dopo che ha conquistato 48 dei 59 seggi della Scozia alle ultime elezioni. Per il politologo Gianfranco Baldini, autore del libro "La Gran Bretagna dopo la Brexit" per il Mulino, "finora Johnson ha chiuso la porta a questa richiesta. Un atteggiamento duro ma comprensibile. Si rischia uno scontro tra la Scozia e l’Inghilterra, e questo anche perché Johnson ha perso voti e seggi in Scozia. Nei fatti il Paese è più diviso di come lo era nel 2016".

Ascolta l'intervista a Gianfranco Baldini

 

 

 

16 dicembre 2019, 14:11