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Brexit, oggi vota il Parlamento. Il no di Johnson alla Scozia

La Camera dei Comuni è pronta a sostenere l’uscita di Londra dall’Unione Europea votando, in seconda lettura, il testo dell’accordo del premier Johnson, da approvare definitivamente la seconda settimana di gennaio. Intanto in Scozia si accende il dibattito sulla possibile uscita del Paese dal Regno Unito, ma Londra frena il premier Sturgeon

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Questa volta la Brexit è ad un passo e il voto di oggi ne è la prova. Alla guida di una maggioranza di 365 deputati su 650 seggi alla Camera dei Comuni, dopo la schiacciante vittoria alle elezioni legislative del 12 dicembre, il primo ministro conservatore Boris Johnson dovrebbe ottenere il sostegno dei parlamentari senza difficoltà, forte di un consenso conquistato anche per la ferma volontà di lasciare Bruxelles entro il 31 gennaio 2020.

"Una nuova alba"

La Brexit sarà "l'alba" di una nuova era per il Regno Unito e il primo voto in programma oggi alla Camera dei Comuni sulla legge di ratifica dell'uscita dall'Unione Europea è un regalo "incartato per Natale al popolo britannico". Così Boris Johnson, che ha introdotto questa mattina alla Camera il dibattito sulla legge. Per il premier Tory, vincitore alle elezioni del 12 dicembre, si tratta di "una promessa mantenuta" e di un modo per mettere fine "ad anni di rinvii in Parlamento". Johnson ha poi ribadito come non intenda posticipare in alcun modo i tempi fissati per l'addio a Bruxelles, ritenendo con questa scelta di rafforzare la posizione di Londra nei negoziati.

Cosa accadrà dopo il voto di oggi

Dando dunque per scontato l’esito della votazione di oggi pomeriggio a Westminster - sono una quarantina i parlamentari che dovrebbero andare contro la linea del partito di Johnson per avere un risultato opposto a quello atteso -, l’adozione definitiva avverrà probabilmente giovedì 9 gennaio, o comunque entro la prima metà del prossimo mese. Il piano Brexit di Johnson, lo ricordiamo, ha bloccato qualsiasi tentativo di estensione del periodo di transizione che risulta limitato alla fine del 2020. Dopo il consenso della regina, rimarrà solo la ratifica del Parlamento europeo. Poi, il 31 gennaio, la Brexit sarà realtà.

Boris Johnson interviene alla Camera dei Comuni
Boris Johnson interviene alla Camera dei Comuni

Il discorso di Elisabetta II

Nel tradizionale discorso al parlamento, pronunciato giovedì 19 dicembre, la regina Elisabetta II ha elencato quelli che sono i punti principali del programma del governo Johnson: piani di politica interna incentrati sugli investimenti pubblici, con l'impegno prioritario ad un aumento senza precedenti di risorse alla sanità; investimenti infrastrutturali nel Paese; più soldi alla scuola e agli enti locali; riforme nell'edilizia per alloggi più accessibili e nei servizi di welfare, ma soprattutto la Brexit fissata al 31 gennaio, con un periodo di transizione morbida limitato a fine 2020. Il cammino di separazione dall’Unione Europea sarà pari, come detto, a soli 11 mesi. Nel programma c’è infine un impegno esplicito a preservare “l’integrità del Regno Unito”, un messaggio questo lanciato da Johnson alle pressioni indipendentiste della Scozia.

Edimburgo vuole un secondo referendum

Fari puntati su Londra, dunque, ma senza dimenticare ciò che sta accadendo a Edimburgo. Il premier scozzese, signora Nicola Sturgeon ha annunciato di aver scritto al premier britannico Johnson per chiedere un secondo referendum sull'indipendenza della regione settentrionale. "La Scozia ha fatto capire chiaramente la scorsa settimana che non vuole che un governo Tory guidato da Boris Johnson ci porti fuori dall'Ue", ha sottolineato Sturgeon, che vanta un clamoroso successo alle elezioni del 12 dicembre, dove il Partito nazionalista scozzese ha conquistato 47 seggi su 59. “Una distrazione dannosa”, è la replica di Londra, che chiude dunque ad un nuovo referendum. "Siamo vicini ad una crisi costituzionale", dice nella nostra intervista Ronnie Convery, console onorario italiano a Glasgow, portavoce e direttore dell'ufficio comunicazione della diocesi di Glasgow. Per Convery il Paese si trova "in mari nuovi e - aggiunge - non si sa bene cosa accadrà in futuro". Di certo da un lato gli europei presenti nel Regno Unito provano ansia per il loro futuro, dall'altro il popolo scozzese nelle ultime elezioni, votando il partito nazionalista, si è chiaramente espresso contro la Brexit. "Le diocesi - dice ancora Convery - sono impegnate nel fornire informazioni alla popolazione", in questo momento delicato della storia del Paese.

Ascolta l'intervista a Ronnie Convery
20 dicembre 2019, 11:35