Cerca

Vatican News

Albania: tra le macerie si cercano morti e superstiti

Si contano sinora 23 morti e 600 feriti per la forte scossa di terremoto di magnitudo 6.5 della scala Richter che ha colpito stanotte la costa settentrionale dell'Albania, vicino Durazzo. La scossa è stata avvertita anche nella capitale Tirana e nel sud Italia. Numerosi i feriti e le persone che sono ancora sotto le macerie. Il direttore della Caritas Albania: “Siamo tutti mobilitati in aiuto dei sopravvissuti”

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

Stanotte un potente sisma ha interessato una vasta regione dell’Albania. Si tratta del più potente terremoto, dopo quello avvenuto nel 1905. Alle 2.54 ora locale una scossa di 6.5 gradi della scala Richter ha colpito la zona tra Tirana e Durazzo, causando numerosi crolli. Gran parte della popolazione, soprattutto nella capitale, si è riversata in strada in preda al panico. Oltre ai 23 morti, si contano almeno 600 feriti, ma si tratta di un bilancio ancora provvisorio. Inoltre sono ancora molte le persone sotto le macerie. Sinora una trentina le persone trovate in vita.

Alla ricerca tra le macerie dei sopravvissuti

Subito volontari e squadre di pronto intervento hanno iniziato a scavare a mani nude per individuare e salvare i dispersi. Tutte le unità sanitarie e gli ospedali sono mobilitati. Dal momento della scossa unità dell’esercito, della protezione civile e della Caritas Albania stanno lavorando incessantemente. Il terremoto è stato avvertito anche nelle regioni del sud Italia, in particolare in Puglia. Intanto, tutta la zona colpita è ancora in piena emergenza sisma. L'Istituto sismologico albanese riferisce di circa cento repliche di magnitudo tra i 4.2 e 5.4 gradi Richter, mentre i media locali riferiscono che in diverse città è saltata la corrente, cosa che rende ancora più problematici i soccorsi. Tra l’altro, stamani, alle ore 10.19, un’altra forte scossa sismica, di magnitudo 5.4 gradi della scala Richter, ha colpito la Bosnia Erzegovina, in una zona situata 70 chilometri circa a sud di Sarajevo. Per ora non si hanno notizie di danni o vittime. Lo ha reso noto il Centro di ricerche tedesco per le geoscienze. Non è stato detto, però, se il fenomeno sismico sia in qualche modo collegato a quello avvenuto in Albania

L’opera della Caritas Albania

La Caritas Albania si è messa subito a disposizione per fornire alimenti e beni di prima necessità alle popolazioni terremotate. Disponibilità ad intervenire in queste ore viene offerta a Tirana da molti Paesi europei e organizzazioni. Il direttore, padre Antonio Leuci, parla di una situazione molto grave, che ha colto impreparato nella notte tutto il Paese:

Ascolta l'intervista a padre Leuci

R. - La situazione è abbastanza grave. Stanno formando tre centri - uno a Lezha, uno a Durazzo ed uno a Tirana - per accogliere le famiglie che hanno perso la casa. A noi come Caritas Albania è stato chiesto di aiutare queste persone con i viveri; ci stiamo già attivando tramite Caritas Italia, Caritas Europa e altre ci aiutano. Abbiamo chiesto a tutti i religiosi, religiose, ai vari direttori delle Caritas diocesane di informarsi per capire qual è la realtà.

Un momento di particolare difficoltà per i sopravvissuti. In che modo la Caritas sta intervenendo? Immagino insieme alle altre organizzazioni di soccorso? …

R. - Noi collaboriamo soprattutto con le autorità civili, offrendo il nostro servizio. Deve essere un lavoro coordinato, perché procedendo insieme possiamo aiutare di più gli sfollati, anche attraverso il ministero degli interni.

All’inizio sembrava che fosse sì una scossa molto potente, ma che non avesse creato tutti questi danni e soprattutto le vittime. Invece poi con il passare del tempo si è visto che la quesitone era molto più grave. Quali sono le immagini che lei ha visto?

R. - Stamattina era ancora buio, quindi sembrava fosse stata una scossa un po’ forte, ma con danni contenuti. Poi in realtà abbiamo visto delle immagini scioccanti. L’Albania poi non è preparata ad un’emergenza di questo tipo, quindi anche lo Stato sta facendo di tutto per aiutare queste povere persone. Le immagini sono quelle di una città, soprattutto Durazzo, che lasciano scioccati. Quando poi si vive questo in prima persona - la scossa è stata forte - la paura e lo shock rimangono. Tutte le scuole, di qualsiasi grado, sono state chiuse per sicurezza.

Le parrocchie fanno da centri di accoglienza?

R. - Sì. Abbiamo mandato una email a tutti i direttori Caritas e ai vescovi, in modo tale che possano aggiornarsi tra di loro; le nostre strutture siano sempre disponibili a chi ha più bisogno. Questa è sempre stata una delle caratteristiche della Chiesa in Albania: lasciare sempre le porte aperte ai bisognosi.

Oltre ai viveri, chiaramente, e ai beni di prima necessità, di che cosa c’è bisogno?

R. - Poi inizierà la fase di ricostruzione delle case di queste famiglie che non hanno più nulla; già siamo poveri. Quindi bisogna veramente dare una mano concreta nella ricostruzione per dare loro una dignità, in modo che possano tornare - se possibile - nelle loro case. Con un primo intervento vedremo quelle che sono le case da ristrutturare, ma poi bisogna iniziare a ricostruire con tutte le sicurezze e seguendo le leggi.

ULTIMO AGGIORNAMENTO: mercoledì 27 novembre

 

26 novembre 2019, 10:22