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Iran - immagine di archivio Iran - immagine di archivio  (AFP or licensors)

Le proteste in Iran contro il caro benzina: Rohani pronto a risposta dura

Da giorni a Teheran e nelle maggiori città del Paese i cittadini iraniani scendono in piazza per protestare contro l’aumento del 50% del prezzo del carburante. Le guardie della rivoluzione, i Pasdaran, hanno reagito dichiarando di essere pronti a reprimere qualsiasi azione che metta in pericolo la sicurezza del Paese. Ma cosa c'è dietro il carobenzina? L'intervista a Germano Dottori

Federico Francesconi – Città del Vaticano

L’Iran sta sperimentando un’escalation di violenza nel contesto delle proteste contro l’aumento dei prezzi della benzina imposto dal governo del presidente Rohani. A sostenere la posizione di Rohani è giunta la voce dell’Ayatollah Ali Khamenei, che si è unito al capo di Stato nel chiedere alle forze dell’ordine di contenere le proteste. Il governo di Teheran ha anche disabilitato l’accesso a internet a circa 80 milioni di persone nel tentativo di fiaccare l’organizzazione delle dimostrazioni di piazza, tuttavia, nonostante nelle ultime ore la situazione si sia fatta più calma, i manifestanti non sembrano avere intenzione di arrendersi ai tagli al carburante e da giorni in molti hanno abbandonato i veicoli nelle strade e hanno raggiunto la capitale per partecipare alle manifestazioni più grandi. Durante le dimostrazioni a Teheran alcune banche e stazioni di servizio sono state date alle fiamme. Il bilancio delle vittime resta incerto, ma secondo le agenzie iraniane un poliziotto sarebbe morto nella città di Kermanshah durante gli scontri, mentre sarebbero più di 1000 gli arrestati e oltre un centinaio le strutture bruciate.

La tensione con gli Usa

Il governo Iraniano ha sempre definito tiranniche le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sul proprio Paese, che hanno colpito soprattutto le banche e le esportazioni di petrolio. La decisione di imporre le sanzioni è stata opera del presidente Trump e secondo gli osservatori internazionali è volta, almeno in parte, a limitare l’influenza dell’Iran sugli altri Paesi del Golfo, in particolare la Siria. In seguito alle recenti proteste per l’aumento dei prezzi della benzina, in parte causati dalle sanzioni stesse, il segretario di Stato di Washington, Mike Pompeo ha confermato con un tweet il sostegno dell’amministrazione americana verso i manifestanti iraniani, scatenando la reazione del presidente Rohani, che ha definito quelle di Pompeo “osservazioni ipocrite che non riflettono alcun onesto segnale di simpatia”.

Perché i prezzi della benzina sono aumentati in Iran

“In Iran esiste da tempo un problema di raffinazione dei prodotti petroliferi: mentre il petrolio viene estratto in quantità importanti, a causa delle sanzioni e dell’isolamento internazionale a cui il Paese è stato a lungo sottoposto, gli impianti di raffinazione sono invecchiati e la loro capacità di confezionare il prodotto finito si è ridotta notevolmente, tanto che spesso l’Iran deve importare la benzina. Questo può spiegare in parte il perché ultimamente non sia stato possibile per il governo contenere i prezzi usualmente bassi del carburante”. Lo ha detto ai microfoni di Radio Vaticana Italia Germano Dottori, docente di Studi Strategici all’università Luiss.

Ascolta l'intervista a Germano Dottori
18 novembre 2019, 15:00