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Giornata Internazionale della Tolleranza: un impegno da rafforzare

Oggi si celebra la Giornata Internazionale della Tolleranza. Istituita dall’Unesco nel 1995, vuole essere un’occasione preziosa per ricordare i valori fondanti della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

Chiara Colotti – Città del Vaticano

Guerra, terrorismo, crimini contro l’umanità, violazioni dei diritti umani, pulizia etnica, discriminazioni dei migranti e delle minoranze. Parole che oggi risuonano con grande frequenza in un mondo lacerato da profonde tensioni che sfociano nell’intolleranza. In un’era di crescenti e violenti conflitti ed estremismi, “la tolleranza non può essere celebrata in un singolo giorno, deve essere promossa costantemente e senza sosta” sottolinea Eleonora Frigerio, vice presidente dell’Associazione per i Diritti Umani e la Tolleranza. Ricordiamoci quindi che il nostro impegno non si limiterà ad oggi, ma continuerà domani esattamente con la stessa intensità.

La Giornata Internazionale della Tolleranza

Il 16 novembre del 1995, gli Stati membri dell’Unesco adottarono la Dichiarazione dei Principi sulla Tolleranza, i cui punti sono ancora pienamente attuali. L’anno dopo, l’Assemblea Generale Onu invitava i Paesi membri ad osservare questa giornata internazionale il 16 novembre di ogni anno. “Mentre l’imperativo della tolleranza potrebbe sembrare chiaro ed inequivocabile per molti, è necessario che si rafforzi ulteriormente”, commenta Frigerio. La ricorrenza di oggi è sicuramente un’occasione per riflettere sull'importanza dell'incontro e del dialogo tra fedi e culture diverse, cercando di promuoverli a partire dal nostro piccolo.

Ascolta l'intervista a Eleonora Frigerio

La diversità come ricchezza

Il mondo è abitato da 6 miliardi di persone che parlano tra le 6mila e le 7mila lingue. Questa diversità profonda anziché costituire una ricchezza, è spesso fonte di ostilità e conflitti. “Purtroppo - spiega Frigerio - viviamo in un’epoca contrassegnata da tensioni e da messaggi che in realtà promuovono l’intolleranza in più modi”. Come è possibile allora favorire la comprensione e l’incontro con chi è diverso? “Basterebbe semplicemente considerare la diversità una novità - evidenzia -, un'occasione per imparare qualcosa di nuovo e avvicinarci a persone, a culture e a fedi diverse che potrebbero sorprenderci”.

L’Associazione per i Diritti Umani e la Tolleranza

Nata nel 2004, con l’obiettivo di diffondere i principi della Dichiarazione universale, l’Associazione per i Diritti Umani e la Tolleranza ha status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. “Un diritto fondamentale - spiega ancora la vice presidente - è la libertà di pensiero, la libertà di scegliere ed eventualmente cambiare la propria fede”. L’associazione organizza, in questo senso, eventi e attività coinvolgendo direttamente fedi e culture diverse, alcune minoritarie o semplicemente meno conosciute. “Il risultato – commenta – è sempre stato molto positivo, generando un vero e proprio arricchimento reciproco tra tutte le parti coinvolte”. Ed è proprio questo il modo migliore per diffondere uno spirito di tolleranza.

“Abitua il tuo intelletto al dubbio e il tuo cuore alla tolleranza. (Georg Christoph Lichtenberg)”

La Dichiarazione universale dei diritti umani

“Crediamo fermamente che la comprensione profonda della Dichiarazione universale possa davvero costruire un futuro di pace e di tolleranza” afferma Frigerio. Costituita da 30 articoli introdotti da un preambolo, la Dichiarazione ha un valore profondo “che sicuramente non è fine a se stesso”. “A distanza di 71 anni dalla sua adozione, purtroppo questa carta non è ancora pienamente conosciuta e rispettata”, osserva la vice presidente. “Per questo - prosegue - è necessario che le nazioni si lascino ispirare dai suoi principi, scrivendo nuove leggi”. Purtroppo, in molti Paesi, i suoi articoli non sono ancora parte integrante della legislazione nazionale e non vengono nemmeno insegnati nelle scuole.

“La storia afferma che l’estremismo religioso e nazionale e l’intolleranza hanno prodotto nel mondo, sia in Occidente sia in Oriente, ciò che potrebbe essere chiamato i segnali di una 'terza guerra mondiale a pezzi' (Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb nel Documento sulla Fratellanza Umana)”

“Una frase forte questa, che ci fa riflettere nel profondo”, commenta Frigerio. “A mio avviso, l’unico modo per evitare questa ‘terza guerra mondiale a pezzi’ consiste nel diffondere i principi di pace e tolleranza, coinvolgendo innanzitutto la società civile e le istituzioni”. In questa prospettiva, la promozione dei 30 diritti umani gioca un ruolo determinante. Tuttavia, “ognuno di noi deve farsi portavoce di questi principi rispettandoli nel quotidiano, al lavoro, in famiglia, con gli amici. È facile guardare alle violazioni che accadono dall’altro capo del mondo, ma è fondamentale cominciare nel proprio piccolo essendo di esempio per chi è accanto a noi”.

16 novembre 2019, 16:12