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Spagna al voto: sono le quarte elezioni in 4 anni

Oltre 36 milioni di cittadini sono chiamati domani alle urne, sei mesi e mezzo dopo l’ultima tornata elettorale. Per Guido Levi, docente di Relazioni internazionali all’Università di Genova, il rischio è la formazione di deboli governi di minoranza. In occasione delle precedenti elezioni, i vescovi spagnoli invitarono i cattolici ad “impegnarsi per chi conduce in modo più efficace al bene comune"

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Quattro volte in quattro anni. La Spagna torna alle urne, ancora una volta con l’incognita della governabilità. Lo scorso aprile a vincere fu il Partito Socialista Operaio Spagnolo guidato da Pedro Sánchez, con un’affluenza altissima pari al 75% degli aventi diritto al voto. Due cittadini su tre, poco più di sei mesi fa, espressero dunque la loro preferenza, ma ora, con le proteste dopo le sentenze di condanna contro gli indipendentisti catalani sullo sfondo, i sondaggi sembrano registrare una disaffezione maggiore degli elettori. Così se i socialisti restano favoriti, l’avanzata della destra complica non poco lo scenario post elettorale.

Pedro Sánchez è il favorito

Secondo gli ultimi sondaggi, il partito socialista potrebbe nuovamente vincere le elezioni senza però riuscire a governare il Paese. Un quadro critico, motivato anche dalla forte crescita nei sondaggi di Vox, la destra radicale guidata da Santiago Abascal entrata per la prima volta in parlamento lo scorso aprile e che ora potrebbe diventare la terza forza del Paese, superando Ciudadanos, che rischia di dimezzare i seggi attuali. Pedro Sánchez oscilla dunque, stando alle diverse rilevazioni, tra il 25% ed il 30% delle preferenze, davanti al Partito Popolare che registra un aumento sensibile rispetto alla scorsa primavera: allora ottenne il 16%, ora supererà probabilmente il 20%. In crescita, però, è soprattutto Vox che dopo il 10% di aprile ora punta ad aumentare di un terzo i voti, superando appunto Ciudadanos. Delle cinque forze principali rimane Podemos, dato intorno al 12%.

Il leader socialista, Pedro Sanchez ed il leader dei popolari, Pablo Casado
Il leader socialista, Pedro Sanchez ed il leader dei popolari, Pablo Casado

“C’è il rischio di deboli governi di minoranza”

“Non ci sono sostanziali cambiamenti rispetto ad aprile, dunque il rischio è quello di governi di minoranza, come in passato,  ma comunque deboli”. Si esprime così nella nostra intervista Guido Levi, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Genova. Secondo Levi, l'unica grande novità è nel neonato partito di destra, Vox, che sostanzialmente antieuropeista, adotta una linea dura sul tema delle autonomie e verso gli indipendentisti. “Non credo in un crollo dell’affluenza – aggiunge -, ma il continuo ricorso alle urne è un rischio” in questo senso.

Ascolta l'intervista a Guido Levi

Il messaggio della Conferenza Episcopale Spagnola

Sul sito internet della Conferenza Episcopale Spagnola, questa settimana è stato riproposto l’articolo: “Prima delle prossime elezioni”, pubblicato dal segretario generale monsignor Luis Argüello lo scorso 6 aprile. “Da parte sua, un elettore cristiano a suo giudizio deve tenere conto della luce della fede, dell’insegnamento della Chiesa – scriveva il vescovo ausiliare di Valladolid -, degli imperativi etici che ne derivano”. “L'elettore cattolico si impegnerà per colui che, a suo avviso, conduce in modo più efficace al bene comune della società, accettando che la stessa fede cristiana – si legge nell’articolo - può portare a diversi impegni politici. Molte volte non ci sarà altra via d'uscita se non quella del possibile bene, quella del male minore, un atteggiamento – sottolineava monsignor Argüello - sempre preferibile a quello dell'indifferenza”.

09 novembre 2019, 07:00