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Scontri di piazza a Bogotà Scontri di piazza a Bogotà  (AFP or licensors)

Gravi tensioni e scontri in Colombia

Nella fase di attuazione degli accordi di pace, firmati tre anni fa, sono scoppiati disordini e scontri a Bogotà. Nella capitale colombiana è scattato il coprifuoco mentre si annunciano nuove manifestazioni. Intervista con lo studioso di studi strategici Luciano Bozzo

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Almeno tre poliziotti sono rimasti uccisi e sette feriti in un attacco con esplosivi nella notte tra venerdì e sabato contro una stazione di polizia a Santander de Quilichao. Il coprifuoco è scattato a Bogotà per la persistenza di gravi incidenti - saccheggi e blocchi stradali – già dopo la giornata di sciopero nazionale di giovedì. Nuovi scontri si sono registrati mentre sono state annunciate altre mobilitazioni.

Sullo sfondo la questione politica

A tre anni dalla firma finale dell’accordo di pace tra governo colombiano e il gruppo guerrigliero delle Farc, sottoscritto a Bogotá il 24 novembre 2016 - dopo 53 anni di conflitto – restano tensioni di carattere politico sociale. Negli slogan dei manifestanti torna l’invito a difendere l’accordo con le Farc, ma le proteste si concentrano soprattutto contro le politiche economiche del presidente Ivan Duque. Sulla questione economica e la particolare fase politica, l'opininone di Luciano Bozzo, docente di relazioni internazionali e studi strategici all’Università di Firenze:  

Ascolta l'intervista a Luciano Bozzo

R. - La specificità del caso della Colombia rispetto ad altri casi dell’America Latina, credo che sia dovuta ad un difetto di gestione della situazione economico-politica nel Paese da attribuire ancora una volta alla classe dirigente, che aveva suscitato grandi speranze, ma che ad un certo punto non è stata in grado di affrontare un momento delicato per quello che è l’intero contesto internazionale e la stessa fase evolutiva dell’economia internazionale. In questi Paesi classi dirigenti - pur diverse dal punto di vista della loro estrazione politica, sociale e dal punto di vista delle ricette economiche – hanno in comune che non sono riuscite,  alla luce di quelle che sono le reazioni popolari, a far fronte ad un momento che probabilmente è di svolta per vari motivi. Non ultimo c’è il motivo dell’evoluzione tecnologica e per ciò che l’evoluzione tecnologica provoca a livello, ad esempio, di impiego nel mondo del lavoro. Le classi dirigenti non sono state in grado e non sembrano in grado di far fronte a questo mutamento. Credo che ciò sia vero in modi diversi per ciascuno dei Paesi considerati.

 

Per la Colombia è una questione più di economia o di risvolti politici? Sappiamo che è un Paese che ha affrontato il processo di pace e adesso sta vivendo il dopo-accordo. Ovviamente ci sono delle difficoltà. Le paure, dove si concentrano di più, secondo lei?

R. - Credo che il processo di pace colombiano sia apparso come una grande speranza evidentemente dopo decenni di conflitto interno, anche estremamente sanguinosi, violenti, brutali, ma allo stesso tempo fin dall’inizio è apparso fragile. Indubbiamente questo è un elemento che incide specificamente in maniera forte sulla questione colombiana, però credo che adesso si associ più in generale il discorso della difficoltà economica che non è semplice da gestire per Paesi molto più forti e molto più sviluppati della Colombia e quindi presenta degli aspetti addirittura di drammaticità nel caso colombiano.

Anche per la Colombia si parla di disuguaglianze sociali forti e di corruzione che la popolazione non sopporta più. È così?

R. - Credo soprattutto che il secondo elemento sia centrale. Evidentemente questo è un Paese dove la disuguaglianza è sempre stata forte e probabilmente in passato era persino peggiore di quanto non confermino i dati oggi. Il discorso della corruzione mi sembra molto più sensibile ed ha a che fare con quella crisi della politica cui facevo riferimento in precedenza: oggi le opinioni pubbliche anche in ragione del fatto che sono molto più informate rispetto all’attività, persino alla vita privata dei leader politici, sono estremamente sensibili al dato corruzione. Indubbiamente tutto ciò non è limitato al caso colombiano se guardiamo a tutta l’America Latina. Critiche analoghe sono state mosse alla classe dirigente in Cile, in Argentina, in Venezuela.

23 novembre 2019, 15:22