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Civili in fuga dai combattimenti Civili in fuga dai combattimenti  (AFP or licensors)

Siria: continuano attacchi turchi contro i curdi. Centomila civili in fuga

Sono numeri terribili quelli che arrivano dal confine turco-siriano. L’offensiva di Ankara contro i curdi avrebbe già prodotto centinaia di vittime e migliaia di sfollati. Ma Erdogan non arretra, nonostante le minacce della comunità internazionale. Intervista con Alberto Rosselli

Giancarlo La Vella - Francesca Sabatinelli - Città del Vaticano

Non ci fermeremo nonostante le minacce: il Presidente Erdogan rigetta così gli appelli e le condanne della comunità internazionale, con Trump in testa, e continua a guidare l’offensiva turca contro le postazioni curde oltre il confine siriano. 

Centomila persone in fuga dai combattimenti

Si parla già di centinaia di morti e di centomila persone in fuga dai bombardamenti di Ankara che, nelle ore scorse, hanno colpito anche Kobane, in prossimità di una base statunitense nel nord-est. Non risultano feriti tra i  militari, ha dichiarato Washington, che ha deciso per l’evacuazione del sito e che ha avvertito i turchi di evitare azioni che possano tradursi in una immediata azione di difesa americana. Un braccio di ferro quello tra Stati Uniti e Turchia, storico alleato nella Nato, che prosegue sotto la promessa del presidente Trump di pesanti sanzioni contro i turchi.  

L’allarme: militanti dell’Is fuggiti dalle prigioni

Dalle forze militari curde, che continuano a combattere smentendo qualsiasi possibilità di resa, arriva intanto l’allarme: alcuni militanti del sedicente stato islamico sono fuggiti da una prigione presa di mira dall’artiglieria turca e in Europa monta la preoccupazione sui foreign fighters.  

La preoccupazione dell'Onu

A commentare quanto sta avvenendo in prima persona il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che si dice profondamente preoccupato dall'escalation militare turca. Le operazioni militari – afferma – devono sempre rispettare la carta delle Nazioni Unite e la legge internazionale umanitaria. Per risolvere questo ed altri problemi internazionali – conclude Guterres – ci vogliono soluzioni politiche e non militari. Intanto al Congresso americano è stata presentata una legge per imporre sanzioni alla Turchia, mentre il presidente Erdogan minaccia l’Unione Europea di scatenare un'invasione di rifugiati se insisterà a ostacolare l’operazione, definendola un'occupazione. Minaccia inaccettabile ribatte Bruxelles. Ma Ankara chiede solidarietà innanzitutto alla Nato e ribadisce con questa operazione si stanno difendendo i confini dell’Alleanza Atlantica e dell’Europa.

L’eventuale rinascita dell’Is

Secondo Alberto Rosselli, giornalista esperto di Medio Oriente, le operazioni di Ankara nella Siria orientale indeboliranno sicuramente le milizie curde, ma questo genererà il forte rischio che riprenda vigore il sedicente Stato Islamico. I guerriglieri fondamentalisti erano stati infatti fortemente ridimensionali dall’avanzata delle truppe americane, appoggiate proprio dai miliziani curdi. E, anche se il presidente americano Trump sminuisce l’apporto curdo nelle operazioni anti Is, c’è effettivamente il rischio che gruppi armati di matrice fondamentalista islamica puntino a sfruttare sacche di territorio incontrollato per riorganizzarsi militarmente. Per Rosselli, infine, la decisione di Ankara di lanciare un attacco in grande stile non ha motivo di essere, dato che i curdi siriani erano già stati delimitati in una fascia di territorio, dalla quale non erano mai arrivate provocazioni nei confronti di Ankara.

L'intervista ad Alberto Rosselli

(Ultimo aggiornamento: SABATO 12 ottobre 2019, ore 8.00)

11 ottobre 2019, 10:19