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Alberto Fernandez festeggia la vittoria alle presidenziali Alberto Fernandez festeggia la vittoria alle presidenziali  

Presidenziali in Argentina: vince il peronista Fernandez

Battuto il Presidente uscente Maurizio Macri che paga le politiche di austerità e l’aumento della povertà. Il nuovo Presidente Fernandez dovrà risollevare un Paese in recessione e afflitto da una forte inflazione

Marco Guerra – Città del Vaticano

Con oltre il 48% dei consensi il candidato dell’opposizione peronista di centro-sinistra, Alberto Fernandez, ha vinto le elezioni presidenziali in Argentina, battendo il Presidente uscente Maurizio Macri che ha raccolto circa il 40,6% dei consensi. In terza posizione Roberto Lavagna con il 6,13%. La legge elettorale argentina prevede infatti la vittoria al primo turno con il superamento del 45% dei voti, o con almeno il 40% e dieci punti di vantaggio sul secondo.

Cristina Kirchner sarà vice-presidente

Fernandez, che entrerà in carica il prossimo 10 dicembre, avrà come vice la ex Presidente Cristina Fernandez de Kirchner. Il moderato Marci si è felicitato con il suo sfidante per “la grande elezione fatta” e ha annunciato di aver invitato a pranzo Fernandez alla Casa Rosada per concordare “una transizione ordinata per il benessere di tutti gli argentini”. Questo “porta tranquillità, perché qui l'unica cosa importante è il futuro e il benessere degli argentini”, ha commentato Fernandez, leader della coalizione Juntos por el Cambio, davanti ai simpatizzanti che si sono radunati nel suo ufficio elettorale.

Promesse politiche solidali

“L'unica cosa che ci interessa è che l'Argentina smetta di soffrire una volta per tutte" ha detto ancora Fernandez, promettendo agli elettori “un nuovo ordine” ed “una nuova logica” per costruire “un'Argentina più egualitaria e con maggiore solidarietà”. La sconfitta governativa è stata accentuata dalla perdita anche della provincia di Buenos Aires, dove un economista 'fedele' a Cristina Kirchner ha sconfitto con il 51,98% la governatrice uscente, Maria Eugenia Vidal (36,11%). La coalizione moderata tiene invece le mani sul governo della capitale con il successo di Horacio Rodriguez Larreta, quest’ultimo potrebbe ora usare questo successo per sottrarre la guida dell'opposizione Macri.

La crisi economica

Gli analisti hanno sottolineato che l'uscente Macri, eletto nel 2015, è stato il primo capo di Stato non peronista che è riuscito a terminare il suo mandato. A pesare sulla sua sconfitta sono state soprattutto le sue politiche di austerità tese a ridurre il forte deficit nel bilancio pubblico. Il Paese si ritrova però con una recessione per il 2019 del 2,7% e un aumento della disoccupazione e della povertà che coinvolge oltre un terzo degli argentini.

Mori (Ispi): inflazione e povertà sfide principali

Per una analisi del risultato delle elezioni presidenziali e della situazione economica in Argentina, Vatican News ha intervistato Antonella Mori responsabile del programma Ispi per il Sudamerica e docente di economia alla Bocconi di Milano:

Ascolta l'intervista a Antonella Mori

R. – Senza dubbio è una vittoria del fronte che era contrario ad un secondo governo Macri, ma è anche una vittoria peronista principalmente, perché sia Alberto Fernandez che Cristina Fernandez de Kirchner sono tutti e due peronisti; un peronismo un po’ diverso, in quanto sappiamo che Alberto Fernandez è più un centro-sinistra moderato, mentre Cristina più una sinistra che in passato è anche stata abbastanza radicale in alcune cose. Però, senza dubbio, è una vittoria peronista.

Qual è l’agenda del nuovo presidente dell’Argentina?

R. - La parte economica dell’agenda è quella più importante, perché il presidente Macri ha perso principalmente per la grave situazione economica in cui si trova il Paese con un’elevata inflazione superiore al 50 percento, recessione da due anni, disoccupazione in aumento, una povertà che vede ormai un argentino su tre povero. Dunque, Macri ha perso per la situazione economica ma purtroppo il programma elettorale di Alberto Fernandez non è un programma preciso su questo, anzi è molto generico. Sappiamo però che i problemi sull’inflazione sono grandi e quello sarà uno dei temi che dovrà affrontare anche se non abbiamo chiaro come. Un altro tema fondamentale sarà come sarà fatta la ristrutturazione del debito. Sarà necessario rinegoziare con gli obbligazionisti privati per poi riprendere i negoziati con il Fondo monetario che aveva accordato all’Argentina un ampio programma che prevede 57 miliardi di prestiti al Paese. Quest’ultimo ha detto che vuole negoziare con il nuovo governo la parte che ancora deve essere data.

Il presidente uscente Macri ha perso anche per le sue politiche di austerity. Da questo punto di vista Fernandez farà misure più espansive pensando anche al welfare e alle classi più deboli?

R. - Fernandez farà sicuramente delle misure più espansive perché comunque questa è la necessità in questo momento anche in Argentina per far ripartire l’economia e per aiutare questi 33 percento di poveri in Argentina. Anche Fernandez ha però le mani un po’ legate proprio dal programma con il Fondo Monetario. Nei prossimi mesi gli unici fondi che possono in realtà arrivare al Paese saranno quelli del Fondo Monetario che vedrà quanto sarà il costo che dovrà pagare agli obbligazionisti privati per la ristrutturazione del debito e se questo sarà elevato forse potrà chiedere una minore austerità al Paese.        Quindi c’è un gioco che si vedrà solo nei mesi futuri tra questi due elementi: quanto pagheranno gli obbligazionisti privati o quanto pagherà il Paese come austerità.

Intanto continua questo paradosso di un’Argentina che ha grandissime risorse, anche naturali, e una situazione economica che è in crisi …

R. - Una situazione economica, direi, molto volatile, che sicuramente è paradossale. Questa è l’Argentina: cento anni fa era nel gruppo dei Paesi più ricchi al mondo, i successivi anni sono stati anni di crescita, di recessione, poi di crescita e di nuovo recessione. Questo è un paradosso in parte legato al fatto che l’Argentina non è mai riuscita a cambiare il proprio modello di sviluppo che è fondamentalmente basato sull’esportazione di materie prime agricole non trasformate e quindi subisce molto la volatilità dei prezzi a livello internazionale e della domanda.

Quali interessi avrà sul piano regionale questo risultato? Influirà sull’assetto dell’America Latina?

R. - Qualche riflesso regionale lo vedremo perché questo governo che è sicuramente un governo peronista di centrosinistra sarà più lontano dal punto divista ideologico dal governo del Brasile. Ricordiamoci che Argentina e Brasile sono molto legati dal punto di vista commerciale; vedremo se prevarrà una logica più economica e quindi di rapporti stretti oppure se prevarrà la lontananza ideologica. È un presto per dirlo, però questo è un punto importante.

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28 ottobre 2019, 14:05