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Libano: continuano le proteste. L’appello del Papa al dialogo

Dodicesimo giorno di proteste in Libano, dove anche oggi restano chiuse scuole, banche e numerose attività. Ieri Francesco dopo l’Angelus ha chiesto che si ricerchino le giuste soluzioni, con l’aiuto della comunità internazionale, affinché il Paese continui ad essere uno spazio di convivenza pacifica

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Una protesta che dura ormai da quasi due settimane e che continua a coinvolgere ogni zona del Paese. Non solo la capitale Beirut, ma dal sud a nord del Libano proseguono le manifestazioni anti-governative. Una catena umana lunga oltre 150 chilometri, da Tiro a Tripoli, ha bloccato in modo pacifico le strade costiere e le autostrade libanesi. Ieri l’appello del Papa dopo la recita dell’Angelus, nel quale Francesco ha auspicato, attraverso il dialogo ed il sostegno della comunità internazionale, che si arrivi presto ad una soluzione.

Una catena umana anti-governativa

Una manifestazione di solidarietà con quanti stanno protestando nelle piazze libanesi, chiedendo le dimissioni dell’Esecutivo. Sono circa 170 i chilometri coperti da una vera e propria catena umana, che ha attraversato tutto il Libano da nord a sud, passando per la capitale Beirut. Tenendosi la mano, uomini e donne libanesi, comprese famiglie con bambini, hanno voluto sostenere i manifestanti che da più di dieci giorni chiedono una svolta politica, economica e sociale a chi governa il Paese. Una situazione che non tende dunque a mutare, nella quale sono stati disattese le richieste di diversi leader politici di porre fine alle proteste.

Il ruolo dei giovani

A chiedere un cambiamento sono soprattutto le fasce più giovani della popolazione. Anche attraverso i social, tantissimi ragazzi stanno mobilitando i cittadini a manifestare. La catena umana che ieri è stata ripresa da numerosi media internazionali, è nata proprio da un’iniziativa in rete che ha raccolto moltissime adesioni. Anche ieri Papa Francesco, rivolgendo un “pensiero speciale al caro popolo libanese”, ha voluto sottolineare come esso sia rivolto “in particolare ai giovani”.

L’appello del Papa

Papa Francesco domenica 27 ottobre dunque, dopo la preghiera dell’Angelus, ha esortato tutti “a ricercare le giuste soluzioni nella via del dialogo”, pregando la Vergine Maria, Regina del Libano, “affinché, con il sostegno della comunità internazionale, quel Paese continui ad essere uno spazio di convivenza pacifica e di rispetto della dignità e libertà di ogni persona, a beneficio di tutta la Regione mediorientale. Che soffre tanto”. Parole che hanno avuto un’importanza notevole per i cristiani libanesi e per tutta la popolazione alle prese con una grave crisi economica, come afferma nella nostra intervista padre Paul Karam, presidente di Caritas Libano. Secondo il presule, il dialogo è la via maestra e la sola possibile per risolvere questa situazione, ma, come detto dal Papa, è fondamentale il ruolo della comunità internazionale.

Ascolta l'intervista a padre Paul Karam

Il Governo respinge le possibili dimissioni

I manifestanti e attivisti chiedono a gran voce dal 17 ottobre scorso le dimissioni dell'attuale governo. Citati oggi dai media libanesi, il premier Saad Hariri ed i suoi ministri affermano di non avere nessuna intenzione di dimettersi. Anche il presidente della Banca Centrale, Riad Salame, ha evidenziato come le dimissioni de governo complicherebbero la già difficile situazione economica del Libano. Intanto, riporta il sito del noto quotidiano nazionale 'Asharq al-Awsat', anche oggi le principali arterie del Paese sono bloccate da decine di migliaia di manifestanti. Restano chiuse scuole, università e banche, oltre a numerose attività commerciali.
 

28 ottobre 2019, 11:35