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Ancora proteste a Santiago del Cile Ancora proteste a Santiago del Cile  (AFP or licensors)

Cile: il Presidente Piñera chiede perdono e promette riforme sociali

Il capo dello Stato, pentitosi per non aver capito la drammaticità della situazione in Cile, ha annunciato la volontà di proporre al più presto la creazione di una “agenda sociale di unità nazionale”. L’appello al dialogo del Papa

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Un cambiamento totale nei toni e anche nei contenuti, rispetto a quanto detto appena due giorni fa. Il Presidente Sebastian Piñera non solo ha chiesto “perdono” per non aver compreso il malcontento dei cittadini cileni, ma ha promesso di prendere una serie di misure per rispondere alla crisi sociale che riguarda il Paese latinoamericano. Tra queste anche l’aumento delle pensioni minime, attualmente tra le più basse dell’intero continente.

Dieci punti programmatici

Sono dieci le misure sociali annunciate da Piñera per la creazione di una “agenda sociale di unità nazionale”, a partire proprio dall’aumento di un quinto rispetto al valore attuale delle pensioni minime. Far crescere del 20% la retribuzione per milioni di persone equivarrebbe a rafforzare il potere d’acquisto della fascia più fragile della popolazione, che attualmente vive con una delle pensioni minime più basse non solo a livello continentale, ma mondiale. Altra misura importante è il congelamento delle tariffe dell’energia elettrica. Vi è poi l’intenzione di aumentare anche il salario minimo e di ridurre, contemporaneamente, i costi per l’acquisto di farmaci. Sul tavolo anche la creazione di una imposta sulla ricchezza.

18 le vittime degli scontri

Le proteste iniziate lo scorso 18 ottobre hanno già causato la morte di 18 persone, due terzi delle quali a causa di incendi divampati in fabbriche e magazzini. Le manifestazioni violente sono iniziate dopo l’aumento del costo del biglietto della metropolitana di Santiago, ma appare evidente come le ragioni siano molteplici. L’annuncio della sospensione di questo provvedimento non ha infatti interrotto le violenze, portando il Presidente Piñera ad imporre il coprifuoco. Il Cile era considerato uno dei Paesi dell’America Latina con l’economia più prospera e con la situazione politica più stabile, tanto che si era parlato a lungo di una specie di “miracolo cileno”, come ricordano molti media internazionali in questi giorni.

L’appello di Papa Francesco

Dopo l'udienza generale di oggi, il Papa ha lanciato un appello per il Cile, affinché si risolvano le tensioni sociali e cessino le violenze che hanno causato 18 vittime ed il ferimento di oltre 200 persone. “Seguo con preoccupazione quanto sta accadendo in Cile. Mi auguro che, ponendo fine alle violente manifestazioni, attraverso il dialogo – ha detto Francesco - ci si adoperi per trovare soluzioni alla crisi e far fronte alle difficoltà che l’hanno generata, per il bene dell’intera popolazione”.

L’appello di Piñera

La società civile denuncia forti disuguaglianze economiche e sociali, puntando il dito contro una classe politica incapace di cogliere le difficoltà oggettive e sempre maggiori della popolazione. Le scuse arrivate dal capo dello Stato cileno vanno dunque lette in questo modo, ma oltre ad esse Piñera ha anche manifestato la sua viva preoccupazione per l’ordine pubblico, chiedendo che il Paese torni al più presto alla “normalità”. Un appello affinché cessino le violenze era arrivato anche dai vescovi cileni.

“Basta violenze, cercare soluzioni”

Nelle ore precedenti il primo coprifuoco decretato dal governo, che ha limitato la circolazione pubblica il sabato sera, i vescovi cileni in una dichiarazione hanno descritto gli eventi recenti come dolorosi e traumatici, condannando fermamente ogni forma di violenza. Al contempo, però, va sottolineato come tali eventi “fanno parte di un processo che stiamo attraversando da decenni e che ha conseguenze profondamente umane che non possiamo ignorare”. Da qui il forte appello ad unire le volontà delle autorità e dei leader sociali per comprendere lo scenario complesso e cercare soluzioni efficaci.

Ascolta l'intervista a Maria Rosaria Stabili

"Trasformazioni impossibili senza l'opposizione"

"Per avviare il cambiamento, il dialogo, le trasformazioni necessarie al Paese, è chiaro che il Governo da solo non può farcela. Serve la collaborazione di tutta l'opposizione". Lo afferma in collegamento da Santiago del Cile la professoressa Maria Rosaria Stabili, ordinario di Storia dell'America Latina all'Università degli Studi di Roma Tre. Nel corso dell'intervista, la professoressa Stabili sottolinea l'importanza della posizione della Chiesa cattolica, "storicamente in Cile da sempre vicina ai più poveri ed a difesa dei diritti fondamentali". Per la docente l'economia del Paese permette l'attuazione delle riforme promesse dal capo di Stato, "purché - conclude - si attui una redistribuzione delle ricchezze". 

23 ottobre 2019, 13:15