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Talitha Kum: l’importanza di fare rete contro la tratta

Il 23 settembre si è tenuta, presso la sede dell’Unione Internazionale delle Superiori Generali, la tavola rotonda “Human Trafficking today: a hands-on view” (Il traffico degli esseri umani oggi: una prospettiva concreta). Un momento di dialogo e confronto, in occasione della prima Assemblea generale della rete Talitha Kum

Chiara Colotti – Città del Vaticano

Hanno partecipato al panel 86 delegate provenienti da 48 Paesi ed esperti internazionali, tra cui Maria Grazia Giammarinaro, relatrice speciale ONU sulla tratta di esseri umani specialmente di donne e minori; Carlos Andrés Pérez, funzionario dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC); e suor Angela Reed delle Sister of Mercy. Tante le problematiche affrontate: dalla vulnerabilità sociale alla necessità di politiche adeguate, dalle forme di schiavitù moderna alla protezione dei diritti umani.

La vulnerabilità sociale

“Il traffico di esseri umani è un fenomeno di massa – spiega Giammarinaro – e proprio per questo, dobbiamo soffermarci sui fattori che favoriscono la tratta e sulle insufficienze dell’azione di contrasto”. Tra le cause principali, vi è la vulnerabilità sociale che colpisce prevalentemente coloro che si trovano in una condizione di conflitto, di persecuzione o di povertà estrema. Secondo la relatrice speciale ONU, in questi casi si può parlare di una vera e propria migrazione forzata. A tutto ciò, si aggiunge poi una risposta pubblica che molto spesso risulta essere inadeguata. “Quasi tutti i Governi del mondo, negli ultimi dieci anni, hanno tentato di frenare i flussi migratori, non rendendosi conto che questo tipo di politica non solo è disumano, ma è anche illusorio”.
Su questo tema è intervenuta anche suor Angela Reed, sottolineando l’importanza di assicurare che tutti, in particolare le bambine, abbiano accesso ad un alloggio adeguato e all’istruzione, al fine di combattere il problema della vulnerabilità.

Ascolta l'intervista a Maria Grazia Giammarinaro

Pensare fuori dagli schemi

“Oggi, al termine del dibattito – commenta Carlos Andrés Pérez – siamo giunti a una conclusione che consideriamo meravigliosa: la necessità di passare dal semplice essere collegati all’essere uniti, al fine di costruire insieme risposte efficaci. Così come il crimine organizzato si organizza per reclutare esseri umani, allo stesso modo, noi dobbiamo fare rete per combatterlo”. Il funzionario dell’Agenzia delle Nazioni Unite ha inoltre evidenziato l’importanza di pensare fuori dagli schemi per combattere la tratta di esseri umani, promuovendo il dialogo e la cooperazione con nuovi attori. L’ufficio delle Nazioni Unite cerca di coinvolgere sempre più i giovani nella lotta contro la tratta attraverso gli hackathon, eventi in cui studenti universitari possono sviluppare app o soluzioni tecnologiche che facilitino la lotta contro il traffico di esseri umani.

Una ferita nel corpo dell’umanità contemporanea

Nel discorso ai partecipanti alla conferenza internazionale sulla tratta di persone, tenutosi l’11 aprile scorso presso l’Aula del Sinodo, Papa Francesco ha definito questo fenomeno “una ferita nel corpo dell’umanità contemporanea”. “Le parole del Santo Padre - ha concluso suor Angela Reed - sono un appello non solo a noi cristiani, ma a tutte le fedi religiose affinché questa piaga venga debellata. Ogni persona è fatta a immagine e somiglianza di Dio; ognuno di noi dovrebbe essere libero dalla violenza, dalla discriminazione, dalla stigmatizzazione e da qualsiasi condizione di oppressione”.

Giovedì 26 settembre, le religiose incontreranno in udienza privata Papa Francesco, che non ha mai smesso di denunciare quanto questo crimine violi la dignità umana.
 

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24 settembre 2019, 16:02