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Mozambico: la città di Buzi dopo il passaggio dell'uragano Idai Mozambico: la città di Buzi dopo il passaggio dell'uragano Idai  (AFP or licensors)

Oxfam: solo 1 centesimo al giorno per l’emergenza climatica nei Paesi poveri

Secondo un comunicato della Confederazione internazionale della Ong, i 48 Paesi più poveri del pianeta ricevono solo tra i 2,4 e i 3,4 miliardi di dollari l’anno in aiuti e finanziamenti volti a risolvere l’emergenza climatica; si tratta di non più di 3 dollari annui a testa

Federico Francesconi – Città del Vaticano

Nel rapporto presentato nel contesto della settimana globale di azione per il clima, Oxfam denuncia come senza un’inversione di rotta che permetta di rispettare quanto stabilito nell’accordo di Parigi del 2016, milioni di persone saranno a rischio carestie e malattie, soprattutto in Africa.
Secondo il comunicato, l’essenziale è riconoscere la responsabilità dell’emergenza climatica, fornendo aiuti diretti e non sotto forma di prestiti, ormai non più sostenibili da nazioni come quelle del Corno d’Africa, già pesantemente indebitate. Inoltre, si legge nel rapporto, è “necessario impegnarsi per raggiungere gli obiettivi stabiliti per il 2020”: lo stanziamento di 100 miliardi per la riduzione delle emissioni globali. Purtroppo, lo scorso 13 settembre, la cifra raggiunta è stata di 71 miliardi, un dato che secondo Oxfam “non appare confermato da impegni concreti”.

La battaglia globale per il clima

Non a caso, l’allarme lanciato da Oxfam arriva proprio durante il summit sul clima che si tiene da questo lunedì a New York, dove si sono riuniti rappresentati della politica, dell’economia e di numerose organizzazioni umanitarie, per discutere le misure che occorre mettere in atto per porre un freno all’emergenza climatica e rispettare gli impegni per il 2020: ridurre consistentemente le emissioni di gas serra e avviare un processo di lotta alla dipendenza da combustibili fossili attraverso l’investimento in energia rinnovabile.
Oxfam ha aderito e sostiene la settimana di azione globale per il clima, la protesta indetta dal movimento Fridays for Future che culminerà questo 27 settembre con il terzo Global Strike for Future. La manifestazione coinvolgerà 150 Paesi che chiederanno a gran voce un intervento immediato per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Le aree più a rischio

Il rapporto dell'Oxfam individua i Paesi del Corno d’Africa come quelli più colpiti dalla disuguaglianza climatica. In Mozambico, a seguito degli uragani Idai e Kenneth, 2 milioni di cittadini sono sulla soglia della carestia. Le tempeste hanno causato danni per 3,2 miliardi di dollari, oltre un quinto del Pil del Paese, in proporzione – secondo l’organizzazione – si tratta di un disagio economico superiore di 23 volte a quello che l’uragano Katrina ha causato negli Stati Uniti.
Allo stesso tempo in Somalia, Etiopia e Kenya la siccità rischia di mettere in ginocchio più di 15 milioni di persone, e i governi non sono in grado di attivare misure economiche a sostegno dei cittadini. Il debito pubblico della Somalia, ad esempio, è pari al 75% del suo prodotto interno lordo, una situazione che non permette al Paese di accettare alcun prestito da altri Stati, poiché non sarebbe in grado di restituirlo.

La lotta alle disuguaglianze

“La lotta contro la disuguaglianza climatica e quella contro la disuguaglianza sociale non sono separate - spiega a Radio Vaticana Italia, Elisa Bacciotti direttrice delle Campagne Oxfam Italia - si tratta di due facce della stessa medaglia. Un modello di sviluppo più inclusivo - prosegue -  può essere d’aiuto sia a l’una che all’altra”.

Ascolta l’intervista a Elisa Bacciotti
24 settembre 2019, 14:33