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Giornata internazionale per la cooperazione Sud-Sud Giornata internazionale per la cooperazione Sud-Sud 

Dall’impegno all’azione: più cooperazione tra Paesi nel sud del mondo

Nella Giornata internazionale per la cooperazione Sud-Sud, istituita dall’Onu, si traccia il bilancio di una strategia avviata 40 anni fa per promuovere lo sviluppo dei Paesi più poveri, a partire dalle loro risorse e capacità. Intervista con Roberto Ridolfi, vicedirettore generale della Fao

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“La cooperazione Sud-Sud ha offerto soluzioni concrete alle sfide comuni e molti Paesi sono diventati fonti di sostegno e ispirazione per approcci innovativi allo sviluppo”. Cosi il segretario generale dell’Onu António Guterres, sottolinea nel suo messaggio per la  Giornata odierna il “potere della cooperazione Sud-Sud di far progredire lo sviluppo sostenibile”.

Bilancio positivo e rilancio della cooperazione Sud-Sud

Sono passati oltre 40 anni dalla prima Conferenza delle Nazioni Unite sulla cooperazione tecnica tra i Paesi in via di sviluppo, organizzata in Argentina nel 1978, da cui scaturì il Piano d’azione di Buenos Aires (Bapa), approvato e celebrato ogni anno il 12 settembre. Da qui il tema della Giornata 2019 “Dall’impegno all’azione”, incentrato sull’attuazione degli impegni presi nel nuovo Piano d’azione Buenos Aires+40, adottato nella seconda Conferenza dell’Onu sulla cooperazione Sud Sud, svoltasi nel marzo scorso nella stessa capitale argentina.

Guterres: permangono grandi sacche di povertà

Nonostante i successi conseguiti, ammonisce infatti Guterres, “permangono grandi sacche di povertà nel sud del mondo, anche nelle economie in rapida crescita. I progressi – aggiunge - non sono abbastanza rapidi per raggiungere gli obietti di sviluppo sostenibile”, fissati dall’Onu entro il 2030, “e la prosperità deve essere condivisa in modo più ampio”, nella consapevolezza che “la cooperazione Sud-Sud non può mai sostituire l'aiuto pubblico allo sviluppo o sostituire le responsabilità del Nord globale”.

Partire dalle risorse, capacità e attese dei Paesi in via di sviluppo

La cooperazione Sud-Sud si realizza attraverso un ampio quadro di collaborazione tra i Paesi nei settori politico, economico, sociale, culturale, ambientale e tecnico, su base bilaterale, regionale, intraregionale o interregionale, condividendo conoscenze, e competenze per raggiungere i loro obiettivi di sviluppo attraverso sforzi concertati, a partire dalle proprie risorse, capacità, tradizioni, cultura. Un settore di strategica importanza per il futuro del Pianeta, che è stato a lungo sottovalutato come ci spiega Roberto Ridolfi, vicedirettore generale della Fao.

Ascolta l'intervista a Roberto Ridolfi

R. – La cooperazione Sud-Sud ha delle potenzialità incredibili perché soprattutto negli ultimi anni, debbo dire, ha dimostrato una capacità di dare prospettive, idee, soluzioni ad uno sviluppo sostenibile con un dispiego di risorse anche abbastanza modesto e limitato. Quindi, grandi risultati ma con poche risorse. Certamente approfittando di un fatto, e cioè che la cooperazione tra due Paesi, tra due comunità, tra due scenari di ambienti socio-culturali simili - perché patiscono gli stessi problemi - e le stesse sfide di sviluppo, può essere estremamente produttiva e proficua in termini di soluzioni. Soprattutto per un contatto diretto tra comunità e comunità, settori privato e settore privato: quindi, non solo a livello di governi. Ma diciamo la verità: in termini di mobilitazione di risorse finanziarie, ancora c’è molto cammino da fare.

Il piano di Buenos Aires è stato rinnovato in una Conferenza, a 40 anni dalla prima, proprio quest’anno, in marzo. Che cosa è stato deciso in più?

R. – Quello che è stato deciso è stato di dare maggiore attenzione ai processi di formazione del rapporto di cooperazione Sud-Sud, che nel passato erano troppo lasciati alla sola iniziativa individuale di un Paese con un altro o di un ufficio tecnico con altri. Il ‘Sud-Sud’ è andato avanti un po’ così, per iniziativa di individui, di alcuni centri governativi e quant’altro. Adesso, “Bapa + 40”, cioè questa grande Conferenza, ha detto che dopo 40 anni dobbiamo cercare di strutturare meglio questa cooperazione. Un esempio è la Fao: noi abbiamo istituito, a marzo di quest’anno, l’Ufficio per la cooperazione Sud-Sud, che si occupa esattamente di questo:  elaborare delle strategie, dei piani per mobilitare le risorse, per coinvolgere i partner e per effettuare delle operazioni pratiche, sul terreno, la cui sfida principale nell’avvenire sarà la scala, cioè: riusciremo a toccare decine di individui, centinaia di individui, oppure milioni. Ecco: questa è la sfida per l’avvenire.

Dunque, l’importanza e l’originalità di questo tipo di aiuto è che si parta proprio dalle grandi risorse e capacità che forse non sono messe a frutto nel Sud del mondo.

R. – Esattamente. Le faccio un esempio: un’esperienza di successo nelle Filippine con le banane adesso può essere trasposta rapidamente in Kenya senza bisogno di troppe superstrutture o troppi costi di struttura. Un altro esempio è la Quinoa, questo alimento formidabile, proteico, che nasce in Centro e Sud America: ebbene, la cooperazione Sud-Sud l’ha portata nel Medio Oriente, la sta portando in Africa, nel Sahel e questo è un risultato dell’iniziativa, dello spirito della cooperazione Sud-Sud, che ha come connotato fondante la solidarietà tra i popoli. Questo è fondamentale. Non che la cooperazione allo sviluppo in forma più tradizionale, che ha volumi di assistenza molto maggiori, non sia anche ispirata alla solidarietà: no, tutt’altro. Ma nella Sud-Sud la solidarietà è proprio il motore di quello che poi può venire realizzato.

Nel suo messaggio per la giornata, il segretario generale dell’Onu mette in evidenza che la cooperazione Sud-Sud non può sostituire l’aiuto pubblico o la responsabilità del Nord globale. Bisogna però dire che il volume degli aiuti allo sviluppo in questi ultimi anni è calato.

R. – In termini assoluti e in termini relativi, sì: l’aiuto allo sviluppo, basandosi purtroppo su un principio di prelievo dai budget dei governi nazionali, risente della stagnazione economica globale. E’ per questo che bisogna esplorare nuove vie, e la cooperazione Sud-Sud è una via maestra da esplorare, penso a Paesi fondamentali come la Cina, che possono esprimere grandissime risorse finanziarie nelle modalità Sud-Sud o Nord-Est-Ovest … i punti cardinali sfuggono in quest’ambito, ma – è vero – dobbiamo implicare nuove risorse, soprattutto risorse private.

12 settembre 2019, 14:00