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Immagine di una città siriana devastata dal conflitto ancora in corso Immagine di una città siriana devastata dal conflitto ancora in corso   (Copyright: Aid to the Church in Need)

La Siria critica l’accordo Usa e Turchia per una zona sicura anti-curdi

Stati Uniti e Turchia si sono accordati per creare una zona sicura nel nord della Siria che allevi le tensioni tra Ankara e le milizie a guida curda. Dura la replica del governo siriano che parla di violazione della sovranità e dell’integrità territoriale. Nostra intervista a Gabriele Iacovino

Giordano Contu – Città del Vaticano

Gli Stati Uniti e la Turchia si sono accordati, nei giorni scorsi, per la creazione di una zona di sicurezza in Siria, con l’obiettivo di gestire al meglio le tensioni tra Ankara e le milizie curde. L’area interessata è situata nel nord del Paese, a est del fiume Eufrate, ed è ampia circa 40 chilometri. L’intesa prevede l’istituzione di un corridoio umanitario, amministrato da un centro operativo congiunto, che dovrebbe permettere il rientro dei profughi, spiegano fonti diplomatiche americane. La decisione non è piaciuta al governo siriano che ha definito questo patto una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale.

L’obiettivo: sicurezza e gestione dei profughi

Il direttore del centro studi internazionali Cesi, Gabriele Iacovino, spiega che questo accordo “dimostra che la situazione in Siria è ancora lontana da una soluzione”. Infatti, nonostante la sconfitta militare dell’Is e la ricomposizione del controllo territoriale da parte di Damasco, il Paese è afflitto da continue azioni di insorgenza da parte di gruppi jihadisti. L’istituzione di questa buffer-zone nel Nord della Siria, continua Iacovino, “è una proposta che il governo turco ha in mente da tempo per mettere in sicurezza il proprio confine con la Siria”. Il presidente Recep Tayyip Erdogan cerca di evitare che in quell’area si crei una regione controllata dai curdi siriani: quell'Ypg con cui gli americani combattono lo Stato islamico, ma che Ankara considera un gruppo terrorista a causa del loro sostegno ai ribelli del Pkk. Una “situazione sui generis” in cui Washington, allo stesso tempo, cerca di controllare la presenza della Turchia in Siria.

Ascolta l’intervista a Gabriele Iacovino
09 agosto 2019, 14:28