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Arabia Saudita, oltre due milioni di musulmani per il pellegrinaggio alla Mecca

Oltre due milioni di musulmani sono attesi in questi giorni alla Mecca, in Arabia Saudita, per l’annuale pellegrinaggio. Il rito religioso, che deve essere compiuto nell'ultimo mese del calendario lunare islamico, si concluderà il 14 agosto

Eugenio Serra - Città del Vaticano

Sono alla Mecca, per il tradizionale pellegrinaggio (Hajj), anche i duecento familiari delle vittime di Christchurch, su invito del re saudita Salman bin Abdulaziz, e alcuni sopravvissuti al massacro che lo scorso marzo, in due moschee nella città neozelandese, ha causato 51 morti. A conclusione del pellegrinaggio si celebrerà la festa del sacrificio (Id al-adha).

Il pellegrinaggio alla Mecca è il quinto pilastro dell'islam e ogni musulmano deve compierlo almeno una volta nella vita. "Ha una funzione molto rilevante, dal punto di vista sociale oltre che religioso, in qualche modo materialzza l'unità della comunità musulmana, la umma, che è dispersa in ogni angolo del mondo”. Così a Vatican News Renzo Guolo, docente di Sociologia delle religioni all’Università di Padova:

Ascolta l'intervista a Renzo Guolo

R. – Per i musulmani, ritrovarsi tutti insieme a compiere determinati riti significa affermare l’unità dei credenti e la comunità di fede e eliminare anche le differenze sociali. Non è un caso, ad esempio, che quest’anno il re dell’Arabia Saudita abbia invitato anche le persone coinvolte nell’attentato di Christchurch in Nuova Zelanda, proprio per far comprendere come i musulmani sono ovunque nel mondo e si ritrovano in una comunità di fede di questo tipo. Ha, quindi, un significato sociale e un significato religioso, visto che il pellegrinaggio è uno dei cinque pilastri dell'islam, cioè uno degli obblighi di fede dei credenti musulmani.

Che cos’è la “festa del sacrificio”?

R. – La “festa del sacrificio” ricorda il gesto di Abramo e sostanzialmente la festa mostra come i musulmani si associno a questa azione solenne. Da un lato, quindi, ricorda questo gesto, dall'altro ha anche la funzione di ribadire l’appartenenza dell’Islam a una comune radice abramitica. Spesso si sottovaluta come le tre grandi religioni – cristianesimo, ebraismo e islam – hanno come elemento comune la radice abramitica.

Un’accademia islamica ha invitato i fedeli a disabilitare i cellulari durante il pellegrinaggio. C’è il rischio che nelle nuove generazioni l’utilizzo di Internet e dei social possa portare a una svalorizzazione di questo gesto?

R. – E' un rischio comune a tutte le fedi. Sappiamo benissimo che le nuove tecnologie sono molto invasive, e quindi il rischio di turbare il pellegrinaggio, momento di particolare rilevanza religiosa, c'è. Per i pellegrini la partecipazione implica l'abbandono delle vesti abituali per unificarsi in un abbigliamento comune, rappresentato dalla veste bianca, ed è come se il credente così si spogliasse di tutto. Difficilmente, quindi, si possono tollerare gli smartphone, che rappresentano forme di distrazione da ogni dimensione di partecipazione e dall'elemento di misticità che la pratica rituale comporta.

Il fatto che Papa Francesco si proponga nei suoi viaggi, anche nei Paesi musulmani, come "pellegrino", che incidenza ha su questi popoli?

R. – Ha un significato importante, è evidente nell'intenzione di Papa Francesco il desiderio di evitare che le religioni si pongano come elementi conflittuali, che nessuno usi il nome di Dio – tanto più quello di un Dio comune – come elemento di negazione dell’identità religiosa altrui; e significa porsi come pellegrino, in un atteggiamento di umiltà, ma non certo di rinuncia alla propria identità. Le fedi esistono, sono diverse, sappiamo che non è così semplice armonizzarle perché quando si incomincia a discutere di differenze teologiche gli elementi diventano molto più complessi; ma nella pratica, invece, nel riconoscimento di determinati valori questo diventa molto più semplice. E quindi l’intento del Papa è ribadire la comunione tra le diverse religioni attorno a elementi valoriali.

10 agosto 2019, 09:00