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Dalla Mariapoli europea l'impegno ad amare la patria altrui come la propria

L'umanità avrà un futuro solo se sarà unita: è un'idea che si sta facendo strada e di cui sono convinti i quasi 3000 partecipanti, nell'arco di un mese, della Mariapoli europea che si è appena conclusa a Tonadico, tra le montagne del Trentino. L'iniziativa è stata promossa dal Movimento dei Focolari. Nostra intervista al vescovo di Trento, mons. Tisi, che ha celebrato la Messa conclusiva

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Un impegno alla fraternità da vivere giorno per giorno nelle proprie città. Non poteva che essere questo l’atto conclusivo della prima Mariapoli europea che si è svolta a Tonadico (TN) dal 14 luglio all’11 agosto scorsi. Un impegno espresso a voce alta dai partecipanti, in diverse lingue, durante la Messa presieduta domenica mattina alla Pieve di Fiera di Primiero dall’arcivescovo di Trento mons. Lauro Tisi, con queste parole: “Desideriamo operare affinché le capacità e i valori delle nostre comunità siano messi al servizio di tutte le altre; affinché cresca il rispetto tra gli Stati fino a divenire amore reciproco e ovunque se ne possano sperimentare i frutti: la pace e la giustizia sociale, la condivisione dei beni materiali, intellettuali e spirituali, l’attenzione verso gli ultimi, la cura integrale del pianeta.” Senza tralasciare di affidare poi all’unico Padre, Dio amore, il "sogno che crolli ogni barriera e che tutti scoprano di essere parte dell’unica famiglia universale in cui le diverse bellezze dei nostri popoli accrescano la ricchezza dell’umanità". Già nel 1959, Chiara Lubich e tutti i membri del Movimento da lei fondato, avevano stretto tra loro un patto di fraternità e consacrato tutti i popoli della Terra a Maria perchè lei ne facesse una sola famiglia.

“ Se un giorno i popoli sapranno posporre loro stessi, l’idea che essi hanno della loro patria, (…) per quell’amore reciproco fra gli Stati, che Dio domanda, ( … ) quel giorno sarà l’inizio di una nuova era” (Chiara Lubich, 1959) ”

C'è un comune destino per tutta la famiglia umana

L'importanza di questo patto è stata sottolineata a Tonadico da Maria Voce nel suo saluto finale: “I processi globali in corso - ha detto la presidente del Movimento dei Focolari - mostrano l’interdipendenza planetaria di Stati, nazioni, comunità. È sempre più evidente che c’è un comune destino per tutti i popoli della Terra e che i grandi temi dell’attualità riguardano questioni vitali per tutti (... ) Sono questioni trasversali alle differenze culturali, civili e politiche. Dunque immettono i popoli in un circuito di costante confronto, al fine di maturare processi di integrazione politica e di convergenza decisionale”. Per questo suona di grande attualità la decisione personale e comunitaria presa in Mariapoli di vivere per il mondo unito.

A Tonadico una via intitolata a Chiara Lubich

Circa 2800 le persone di tutta l’Europa che si sono avvicendate nella Mariapoli europea e che, attraverso varie attività, hanno sperimentato che ci si può sentire uniti anche nella diversità.
A Tonadico hanno cercato di mettere in pratica le parole di Gesù contenute nel Vangelo, sulla scia dell’esperienza vissuta da Chiara Lubich proprio qui 70 anni fa, nell’estate del ’49. E Tonadico ha deciso di ricordare quell’esperienza intitolando a Chiara Lubich la via su cui si affaccia “Baita Paradiso”, la casa in cui Chiara aveva vissuto allora. La cerimonia si è tenuta alla presenza anche del sindaco Daniele Depaoli e di mons. Tisi. “Questo è un luogo - ha sottolineato l'arcivescovo - che ha visto il passaggio di Dio in maniera importante. Chiediamo per i nostri popoli di poter essere uomini e donne che vedono Dio e raccontano Dio, la Sua bellezza, la Sua bontà”.

Mons. Tisi: l'unità non è un'utopia

L’impressione di mons. Lauro Tisi sulla manifestazione di Tonadico è molto positiva. Ai microfoni di Vatican News ci dice:

Ascolta l'intervista a mons. Lauro Tisi

R. - Siamo stati molto contenti che i focolarini siano tornati in Trentino a rivivere gli inizi del carisma di Chiara Lubich, che è appunto partito in questa valle periferica del Trentino, del Primiero, dove lei insieme ad alcune compagne ha vissuto un’estate particolare e in quell’estate ha avuto proprio un’intuizione quasi mistica attorno al carisma dell’unità e da lì è partita un po’ tutta la realtà del Movimento. Da parte mia sono molto contento del fatto che soprattutto dopo la morte di Chiara, i membri dei Focolari fanno spesso tappa in diocesi, perché mi preme sempre sottolineare loro che questa donna è figlia della Chiesa trentina, è figlia di questa nostra Chiesa che l’ha generata e allora ricordo sempre che quello che questa donna è, lo deve anche a questa terra e a questa Chiesa. Inoltre il Movimento ha potuto diffondersi perché mons. Carlo De Ferrari, vescovo di allora a Trento, li ha difesi in un momento un po’ difficile, quando il Movimento era sotto osservazione e rischiava anche di essere sciolto. Per cui, ricordo anche, e loro ne sono profondamente consapevoli, il fatto che è stato il vescovo di Trento che ha permesso al Movimento e al carisma di essere riconosciuto e di crescere. In questi giorni poi è stato molto bello perché questi popoli si sono radunati veramente da tutta Europa e in questo momento così difficile per l’Europa trovare gente di nazionalità diverse che si incontra, si sono incontrati ad esempio ucraini e russi regalandosi il perdono, è stata un’esperienza molto forte che ha contagiato non solo la valle, ma ha fatto notizia anche nella Diocesi.

Molto forte è stato anche il patto di fraternità, di unità che è stato espresso proprio durante la messa conclusiva celebrata da lei a Fiera di Primiero…

R. - Sì è stato un momento molto bello e molto forte che ha rinnovato il Patto del ’59, in diverse lingue comprese il cinese e l’arabo, e soprattutto è stato bello perché hanno ripreso le parole di Chiara: "Considera la patria altrui come fosse la tua, il partito altrui come fosse il tuo, la storia dell’altro come fosse la tua". Io ho ripreso questa affermazione molto forte di Chiara del ’59 percependone la grandissima attualità in questo momento ed è stato un momento veramente intenso di preghiera e, ascoltando questo patto, ci siamo resi conto un po’ tutti di quanto potrebbe venire di buono all’Europa se ritrovassimo queste chiavi che Chiara Lubich aveva intuito dell’unità.

Ecco, quindi dalla Mariapoli è venuto un messaggio importante e anche un’iniezione di speranza, per credere che si può fare qualcosa per migliorare questo nostro mondo…

R. - Sì, anche perché poi nel corso delle settimane in Mariapoli è stato ripreso anche il tema del Cristo Abbandonato, per cui è stato ripreso il fatto che l’unità ha un prezzo e la forza è rimaner dentro la fatica, abitare anche l’oscurità dell’ora presente, rimanendo irremovibili in questa ricerca dell’unità. Abbiamo sottolineato anche la notte dello spirito che Chiara ha conosciuto, proprio per dire che non è un messaggio utopico o leggero, è il Vangelo che può diventare vita dentro il travaglio del parto che è la nostra vita che stiamo vivendo oggi e che è la condizione in cui sta il cristiano che, appunto, fa i conti con la gioia cristiana del Cristo risorto, ma anche con il travaglio di una vita che presenta anche tratti di fatica e che richiede la perseveranza.

L’unità è la nota caratteristica del carisma di Chiara, ma un carisma non è solo per il Movimento che lei ha fondato, ma è per tutta la Chiesa e per il mondo: secondo lei i cristiani sentono abbastanza la responsabilità e l’impegno per la sua realizzazione?

R. - Ma, devo essere onesto, noi a volte questo tema dell’unità lo lasciamo un po’ sullo sfondo, siamo impegnati nella solidarietà, nel servizio e dimentichiamo che il servizio e la solidarietà, se non sono declinati assieme a questa realtà dell’unità, fanno poca strada. Ma, inoltre, ci dimentichiamo che il cuore del cristianesimo è l’unità: da come vi amerete mi riconosceranno, dice il Signore. E allora credo che il carisma abbia anche una forza profetica di scuotere le nostre chiese che, a volte, frequentano più facilmente la solidarietà ma un po’ come battitori liberi e non invece declinandolo dentro una realtà dove la testimonianza del servizio e della solidarietà viene portata avanti dentro il “noi” ecclesiale.

14 agosto 2019, 13:58