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Funerali di Nadia Toffa, don Patriciello: ha avuto fame e sete di giustizia

Centinaia di persone hanno partecipato, nel Duomo di Brescia, ai funerali della giornalista Nadia Toffa, morta martedì scorso in seguito ad un tumore. Le esequie sono state celebrate, come richiesto dalla stessa giornalista, da don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, in prima linea nella lotta contro i roghi tossici e gli sversamenti illegali di rifiuti nella "Terra dei fuochi"

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

È una folla commossa quella che oggi ha dato l’ultimo saluto a Nadia Toffa, la giornalista e conduttrice televisiva, morta dopo aver combattuto contro un tumore. Ai funerali, nel Duomo di Brescia, hanno partecipato giovani arrivati da Taranto, di cui Nadia era cittadina onoraria in seguito alle sue inchieste in difesa della salute dei cittadini minacciati dall'inquinamento del polo siderurgico dell’Ilva. Hanno dato il loro commosso ultimo saluto alla giornalista bresciana anche le mamme della Terra dei fuochi, in Campania, dove Nadia ha condotto inchieste e realizzato numerose interviste per denunciare il dramma dell’inquinamento ambientale.

Don Patriciello: Nadia era dalla parte dei deboli

I funerali, per richiesta di Nadia Toffa, sono stati celebrati da don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, in provincia di Napoli, noto per il suo impegno nella Terra dei fuochi. Nell'omelia, don Patriciello ha affermato: "Nadia, sei entrata nel cuore di tutti e non perche' eri un volto della tv. Hai chiamato il cancro con il suo nome dando coraggio a tutti noi. Hai raccontato le tue fragilita' dandoci coraggio". "Nadia - ha aggiunto il sacerdote - era dalla parte dei deboli. Ha avuto fame e sete di giustizia, è arrivata là dove la gente era bistrattata e maltrattata. Come nella mia terra, la Terra dei fuochi, dove il terreno è inquinato anche dai rifiuti del Nord, con la complicità della camorra. Ha gridato ai cristiani sopiti che Dio non è cattivo".

Il lavoro come missione

A Vatican News, don Maurizio Patriciello sottolinea che Nadia Toffa è entrata nel cuore di tanta gente perchè stava dalla parte degli umili, di coloro che non vengono ascoltati. "Nadia - aggiunge il sacerdote - ha fatto del suo lavoro una missione":

Ascolta l'intervista a don Patriciello

R. - Nadia l’abbiamo conosciuta tutti quanti come una giornalista coraggiosa, intraprendente, cocciuta, perseverante, amante della giustizia, della verità. Quando è arrivata, nella Terra dei fuochi, ci ha reso un grande servizio. Abbiamo conosciuto anche una donna che sapeva commuoversi, che sapeva entrare in empatia con le persone, con gli ammalati. È nata un’amicizia che poi si è protratta nel tempo. Ci sentivamo anche quando era in ospedale. Addirittura, dall’ospedale, continuava ad aiutarci: io le mandavo dei video registrati nelle nostre campagne e lei le pubblicava sui suoi profili Instagram e Facebook dove aveva centinaia di migliaia di visualizzazioni. Le ho mandato l’ultimo messaggio mentre stavo pregando in una chiesa di Roma e le ho scritto: “Sono qui davanti a Gesù, prego per te, il Signore consoli il tuo cuore”. Ma mi sono reso conto che Nadia non lo ha mai letto. Era il 30 luglio e ho capito che qualcosa non andava più bene.

Quali sono state le sule parole per ricordare Nadia durante l’omelia?

R. - Mi sono chiesto: perché Nadia ha fermato l’Italia? Perché ha unito il nord e il sud? Perché Nadia è entrata nei cuori di tanta gente? La risposta che mi sono dato è questa: la gente ha compreso che questa donna, questa giornalista quando arrivava nelle case delle persone stava dalla parte degli umili, dei poveri, di coloro che nessuno ascolta mai. I nemici di Nadia erano coloro che stavano imbrogliando, i prepotenti. E questo la gente lo ha compreso. Io sono un sacerdote, sono venuto a Brescia a celebrare l’eucaristia in suo suffragio, a consolare i suoi genitori e anche a dare un messaggio: Gesù ha vinto la morte. Anche noi siamo chiamati a risorgere, anche quando il dolore qualche volta offusca la nostra fede.

Una donna che sapeva commuoversi, una giornalista che amava la verità…

R. - Per questo, ho scelto il Vangelo: ”Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia”.  Lei ha avuto fame e sete della giustizia. È entrata nel cuore delle persone. Ha fatto del suo lavoro una missione. Dopo la prima operazione ha detto: “Dio non è cattivo”. Stava dicendo quello che diciamo noi dall’altare: “Dio è amore, credete che il Signore ci ama”. Riferendosi alla preghiera, ha poi affermato: “la preghiera è come un abbraccio”.

Nadia, con le sue inchieste, ha denunciato gli orrori della Terra dei fuochi, un dramma che continua a colpire questo territorio…

Nella Terra dei fuochi non c’è una famiglia che non sia toccata da questo dolore. Io ho perso due fratelli in poco tempo. Poniamo la domanda a chi di competenza: quanto l’ambiente malsano incide sulla salute? Purtroppo, le risposte tardano ad arrivare. Da noi si muore come nelle città più industrializzate del mondo. Ma non abbiamo tante industrie. La nostra è una vocazione ancora agricola. Nadia ci aiutato ad alzare un grido. Ha fatto del suo lavoro una missione. Potessimo imparare da lei a fare del nostro lavoro, qualsiasi lavoro, una missione. A volte bastano un sorriso, una carezza, una stretta di mano. Quel bicchiere di acqua che il vangelo ci dice di dare. Ma deve essere fresco, un bicchiere di acqua fresca. E deve essere dato con attenzione: l’attenzione ai poveri, agli ultimi, agli ammalati, a quelli che Papa Francesco chiama gli scarti della società.

16 agosto 2019, 11:31