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 (AFP or licensors)

Afghanistan ancora nel sangue, dopo l’attentato a Kabul

Resta critica la situazione in Afghanistan: una serie di deflagrazioni ha causato a Jalalabad almeno 50 feriti. Sabato il sanguinoso attentato compiuto a Kabul, durante una festa di matrimonio. Intervista con Andrea Plebani

Marco Guerra – Città del Vaticano

È di almeno 63 morti e 182 feriti il bilancio dell’attentato suicida compiuto sabato a Kabul, in Afghanistan, durante una festa di nozze. Tra le vittime anche donne e bambini. Lo ha comunicato il ministero degli Interni afgano.

La rivendicazione dell'Is e le reazioni politiche

L'Is in Afghanistan ha rivendicato la responsabilità dell'attacco, mentre il presidente Ashraf Ghani si è detto "devastato dalla notizia dell'attentato suicida". Il capo dell'esecutivo, Abdullah Abdullah, ha condannato "con forza l'attentato crudele e disumano". I talebani hanno invece negato il loro coinvolgimento in questa strage. "Commettere omicidi così deliberati e brutali e colpire donne e bambini non ha alcuna giustificazione", ha twittato un loro portavoce. “È altrettanto doloroso vedere il mondo chiudere gli occhi, l'insopportabile sofferenza del nostro popolo per mano dei terroristi è in gran parte ignorata oltre i confini", ha detto il capo dello staff della sicurezza nazionale Rafi Fazil. 

La dinamica dell’attacco

L'esplosione è avvenuta all'interno di una sala per matrimoni nella parte occidentale della capitale intorno alle 22:30 ora locale. Testimoni oculari hanno riferito all'Ansa che l'attentatore suicida ha fatto detonare i suoi esplosivi tra gli ospiti all'interno del locale. Solitamente, i matrimoni riuniscono diverse centinaia di persone in grandi complessi alla periferia di Kabul, dove vengono serviti i pasti e dove uomini e donne, solitamente separati in due stanze diverse, ballano al suono di una band.

Oltre 3000 civili uccisi nel 2018

Le Nazioni Unite hanno rivelato che luglio è stato il mese più sanguinoso da maggio 2017, con oltre 1.500 civili uccisi o feriti in tutto il Paese. Nel 2018, hanno perso la vita 3.804 civili, tra cui 900 bambini.

Nuove speranze dai negoziati

L'attacco di sabato arriva mentre la popolazione afghana, esasperata dalla violenza indiscriminata, spera in un accordo tra gli Stati Uniti e i talebani che spianerebbe la strada a colloqui di pace tra il governo afgano e il gruppo islamista. Secondo alcune fonti statunitensi, citate dalla France Presse, un accordo potrebbe essere imminente, ma alcuni punti rimangono da risolvere. L'inviato speciale Zalmay Khalilzad, capo della squadra negoziale degli Stati Uniti, potrebbe tornare nella regione nei prossimi giorni per continuare o addirittura concludere i negoziati. L'accordo vedrebbe un graduale ritiro dei 14.000 soldati statunitensi in cambio della promessa che le milizie islamiste si impegnino ad evitare che l'Afghanistan diventi un rifugio per i jihadisti.

Sul significato prettamente geopolitico dell'attentato, considerando anche i recenti colloqui di Doha tra taliban e Stati Uniti, Andrea De Angelis ha sentito Andrea Plebani, ricercatore e docente di Geopolitica alla Cattolica di Milano. Nell'intervista rilasciata a Radio Vaticana Italia, Plebani sottolinea come la partita in Afghanistan sia giocata su più tavoli, uno dei quali è sicuramente quello degli incontri a Doha. Il fatto che i talebani abbiano smentito seccamente di aver avuto un ruolo nel tragico attentato di questa fine settimana, dimostra in tal senso come gli stessi vogliano sottolineare il più possibile la loro distanza da ogni forma di terrorismo di matrice jihadista. Il disimpegno statunitense, secondo il ricercatore della Cattolica, non può però essere paragonato per vari motivi a quello degli Usa in Iraq del 2011. Inoltre altri Paesi, dal Pakistan fino alla Cina, potranno - sostiene ancora Plebani - avere un ruolo importante per quanto attiene alla questione afgana.

Ascolta l'intervista ad Andrea Plebani

Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2019, ore 13:28

18 agosto 2019, 11:03