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Un membro di una commissione elettorale allestisce le urne in un seggio elettorale nel centro di Kiev Un membro di una commissione elettorale allestisce le urne in un seggio elettorale nel centro di Kiev   (AFP or licensors)

Elezioni parlamentari in Ucraina: volti nuovi e voglia di cambiamento

Domenica si apriranno le urne in Ucraina. Si tratta di un voto anticipato di tre mesi e convocato dal neo presidente Zelensky. Secondo i sondaggi sarà proprio il suo partito “Servitori del Popolo” ad ottenere un’ampia maggioranza alla Rada

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Dopo l’elezione a sorpresa di Volodymir Zelensky come presidente dell’Ucraina, a fine aprile, il Paese torna domani alle urne per rinnovare il Parlamento. Il capo dello Stato ha convocato anticipatamente il voto che segnerà un cambio di generazione dei deputati perché, stando ai sondaggi, il partito del presidente otterrebbe un consenso pari al 40% e tra i “zelennials”, come vengono definiti i sostenitori di Zelensky, la maggioranza è alla prima campagna elettorale.

Un cambio generazionale

Sempre secondo i sondaggi, ad entrare in Parlamento sarebbero anche i deputati del partito filo russo “Piattaforma dell'opposizione-Per la vita”, discendente del “Partito delle Regioni” di Viktor Yanukovich, per cui è previsto il 12-13 per cento dei consensi. A seguire “Solidarietà europea” dell'ex presidente Petro Poroshenko, “Patria” di Yulia Tymoshenko, e “Voce”, formazione fondata dalla rockstar Sviatoslav Vakarchuk.

Il voto, una via per l’Europa

Le elezioni sono state anticipate – ha spiegato in passato il presidente Zelensky – perché in Parlamento troppe forze stavano ostacolando il lavoro di riforma e la lotta contro la corruzione. Come arriva l’Ucraina all’appuntamento elettorale? A Vatican News il parere di Giuseppe D’Amato, slavista, specialista di Europa centro – orientale, Russia ed Ex Urss:

Ascolta l'intervista all'esperto Giuseppe D'Amato

R. – Le elezioni parlamentari si sarebbero dovute tenere ad ottobre, c’è stato un anticipo di tre mesi. L’Ucraina ha urgenza di stabilire la propria futura direzione e quindi il presidente ha convocato le elezioni anticipatamente. Il Paese arriva in una situazione di grossa difficoltà dal punto di vista economico, negli ultimi due anni, il processo di riforma si è rallentato. Zelensky cerca di dare forza a questo riavvicinamento all’Europa soprattutto cerca di lavorare per un nuovo risveglio dal punto di vista economico.

Secondo i sondaggi ci sarebbero molti volti nuovi che potrebbero emergere dalla tornata elettorale. Come leggere questo dato?

R. – Gli ucraini già nel voto del 31 marzo e successivamente in quello del 21 aprile hanno detto chiaramente che vogliono una nuova classe politica al potere, vogliono un cambiamento completo dei partiti quindi quelli tradizionali sono in difficoltà e stanno emergendo nuove formazioni. Per esempio, il partito appena nato “Servitori del Popolo”, quello del presidente, presenta come capolista Dmytrij Razumkov che è un politologo molto giovane, un volto nuovo della politica ucraina. Questa necessità di volti nuovi la si vede soprattutto al proporzionale dove verranno eletti 225 deputati; altri 199 saranno eletti con il maggioritario. Il sistema proporzionale potrebbe favorire gli oligarchi, cioè gli imprenditori che hanno controllato l’economia del Paese per tanti anni, e che in tal modo potrebbero piazzare alcuni loro amici in maniera tale da continuare a preservare le loro lobby.

Sul tavolo ci sono anche i rapporti con la Russia. La recente telefonata di Zelensky a Putin ha aperto un varco nelle relazioni tra i due Paesi? 

R. – La speranza è che sia così ma sembra non ci sia volontà da una parte e poca apertura dall’altra e quindi bisogna salutare positivamente questa nuova tappa ma bisogna anche vedere se questa tappa si concretizzerà in qualche maniera. Un gesto di buona volontà sarebbe quello di liberare i prigionieri, con le Repubbliche popolari autoproclamate questo si sta già facendo. In Russia, ad esempio, sono detenuti 24 marinai ucraini imprigionati dopo l’incidente di Kerch ma non si vede soluzione. Il passo di Zelensky non ha portato a nulla. Kiev chiede un incontro dei leader occidentali insieme a Putin per chiarire una volta per tutte cosa si vuole.

C’è la questione dei rapporti con l’Europa, l’Ucraina è un partner strategico dal punto di vista commerciale, cosa può significare il voto di domenica sotto questo aspetto?

R. – La direzione dell’Ucraina nel futuro è di avvicinamento all’Europa e questa direzione è stata rafforzata dalla presidenza di Poroshenko. Con Zelensky questo vettore filo-occidentale andrà avanti. Staremo a vedere cosa potrà succedere, certamente gli ucraini sperano di aderire al più presto sia all’Unione Europea che all’Alleanza Atlantica. L’ultima questione di importanza non secondaria e che riguarda i rapporti sia con la Russia che con l’Unione Europea è sul gas; il contratto di transito del gas russo in territorio ucraino verso l’Europa è in scadenza, entro il 31 dicembre bisognerà rinnovarlo in qualche modo, non si sa cosa succederà molto dipenderà da queste elezioni. Ricordiamo che ci sono state due guerre del gas, l’Europa è rimasta al freddo. 

20 luglio 2019, 10:31