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Sgombero Primavalle, Sant'Egidio: dialogo e soluzioni concordate

Ieri è stata sgomberata l’ex scuola di via Cardinal Capranica, nel quartiere romano di Primavalle, occupata dal 2003. Nei locali vivevano almeno 300 persone, tra cui circa 80 minori. La Comunità di Sant’Egidio chiede di trovare soluzioni dignitose per tutti

Eugenio Serra – Città del Vaticano

“Gli sgomberi possono essere fatti in un altro modo. Quanto meno trovare dei rimedi che adottino il dialogo e soluzioni concordate con le persone. Mi sembra che l’unica strada possibile è quella del dialogo e dell’incontro. Il grosso delle persone presenti, ieri, erano delle famiglie con dei bambini. Nuclei familiari che si trovano in una situazione di difficoltà”. Così Daniela Pompei, responsabile per i servizi ai rifugiati, immigrati e Rom della Comunità di Sant'Egidio, apre l’intervista a Vatican News.

Necessità di un impegno maggiore delle istituzioni

lo sgombero della scuola occupata a Primavalle era atteso. L'immobile era infatti nella lista prioritaria degli edifici da sgomberare a Roma, decisa in un vertice in Prefettura il 28 febbraio scorso. “Di fronte a un’emergenza abitativa - scrive la Comunità di Sant’Egidio in una nota - forse più che il grande dispiegamento di forze a cui si è assistito ci si attenderebbe uno sforzo maggiore da parte di tutte le istituzioni pubbliche per trovare risposte adeguate, e meno costose per la collettività, che siano rispettose della dignità delle persone, degli adulti in difficoltà, ma soprattutto dei minori ai quali non giova certo assistere a situazioni del genere”. 

I bambini, la fascia più fragile

“Sono loro i soggetti più deboli e fragili - dichiara Daniela Pompei - si tratta di bambini che sono nati in Italia e tutti frequentano la scuola. I bambini li seguivamo nelle nostre scuole della pace. I genitori venivano a imparare la lingua italiana nelle nostre scuole per gli adulti. I bambini sono i più fragili in tutta questa situazione”. 

Ascolta l'intervista a Daniela Pompei

Soluzioni concordate preventivamente

“Noi abbiamo chiesto - conclude Daniela Pompei - e chiediamo, rispetto alla situazione delle abitazioni a Roma, che si provi a cercare delle soluzioni concordate e pensate preventivamente. Si conosce, da tanto tempo, la situazione degli edifici occupati a Roma. Se si sa, come nel caso di ieri, che si deve liberare questo immobile, forse bisogna lavorare insieme per trovare prima una soluzione. E’ un tema complesso, a Roma, quello delle abitazioni. Si devono trovare delle soluzioni diversificate. Queste persone, per esempio, sono tutte residenti in quel luogo, perché era una scuola occupata da molti anni, quindi si conosceva da molti anni la questione”.

16 luglio 2019, 15:39