Cerca

Vatican News
La preghiera dei cristiani pakistani La preghiera dei cristiani pakistani  (ANSA)

Pakistan, cristiano arrestato. Bhatti, accuse blasfemia usate a scopo personale

Ancora un giovane cristiano arrestato nel Paese asiatico con l'accusa di essere in possesso di commenti offensivi nei confronti del profeta Maometto: in realtà la denuncia sarebbe partita da un vicino di casa musulmano, infastidito dopo un litigio. Secondo alcune fonti, ci sarebbe anche un secondo arresto

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Un giovane cristiano, giocatore di cricket, è stato arrestato in Pakistan con l'accusa di blasfemia, che nel Paese asiatico viene punita con la pena di morte: le presunte offese contro l’islam hanno già scatenato negli anni le reazioni violente dei radicali. Il fatto, secondo quanto riferito da AsiaNews, si è verificato il 29 giugno a Bahawalnagar, nella regione del Punjab. Sunny Waqas, 19 anni, è stato incolpato del possesso di commenti offensivi nei confronti del profeta Maometto, ma in realtà la denuncia sarebbe partita da un vicino di casa musulmano, infastidito dopo un litigio proprio per una partita di cricket. Secondo la polizia, il ragazzo sarebbe stato trovato in possesso di un borsone con all’interno volantini e altro materiale blasfemo.

La disperazione dei genitori

Il padre del ragazzo, Mushtaq Masih, testimonia che “Sunny è uno studente brillante ed è un appassionato di cricket”, “si diletta in questo sport durante il tempo libero e qualche giorno prima aveva avuto un bisticcio con alcuni giocatori musulmani, tra cui Bilal Ahmad”, che lo ha poi denunciato. La madre aggiunge che il figlio “ha tanti amici musulmani”, “non avrebbe mai fatto nulla di offensivo per i sentimenti religiosi” altrui ed “è un giovane obbediente e molto sensibile sulle questioni che riguardano la fede e le religioni”.

Anche un secondo arresto

Secondo altre fonti, per la medesima vicenda sarebbe stato arrestato anche un secondo ragazzo, Noman Asghar, di 17 anni. Quanto avvenuto “è un altro esempio di uso improprio delle leggi sulla blasfemia per regolare i conti personali contro i cristiani”, ha commentato Yousaf Gill, direttore di Umeed Partnership Pakistan, una organizzazione umanitaria impegnata per lo sviluppo e la promozione dei diritti umani.

Una liberazione a Lahore

Nelle ultime ore un cristiano accusato di blasfemia, Nazir Masih, è stato invece prosciolto e liberato dal carcere, dopo aver trascorso 5 anni in una prigione di Lahore. Le accuse contro di lui erano state sollevate per aver condiviso una storia biblica con un amico, un barbiere della città che lo aveva poi denunciato alla polizia per insulti al Corano. Nazir Masih quando fu arrestato aveva lavorato per oltre vent’anni come addetto alle pulizie in una scuola per bambini non vedenti ed era ben noto nella comunità locale.

La testimonianza

Sulle ultime vicende, la testimonianza di Paul Bhatti, già ministro federale per l’armonia nazionale e le minoranze in Pakistan, fratello di Shahbaz Bhatti, anch’egli ministro per le minoranze nel Paese asiatico, assassinato nel 2011 da un estremista islamico. La riflessione di Paul Bhatti, medico chirurgo che da anni vive in Italia, a Treviso, parte dall’arresto del giovane Sunny Waqas.

L'intervista a Paul Bhatti

R. - C’è un dato di fatto per il Pakistan: quasi tutte le accuse di blasfemia sono a scopo personale. Ciò succede spessissimo e, anche in questo caso, credo che sia questo lo scenario che c’è dietro. È una cosa triste. Ma ciò che dà una piccola speranza è questo: nell’ultima decisione relativa ad Asia Bibi, dopo il verdetto dei giudici e il rilascio della donna, è stato proposto che, chiunque faccia una dichiarazione falsa di blasfemia, riceva un’accusa o comunque debba portare delle prove reali. Cioè colui che accusa o magari rende testimonianza falsa potrebbe essere sottoposto a una pena abbastanza forte. La giustizia oggi in Pakistan è abbastanza libera, ci sono molti musulmani che si oppongono alle accuse false. 

E credo che questo caso non avrà lo stesso seguito che ha avuto quello di Asia Bibi.

Eppure si verificano ancora tanti casi. Perché?

R. - Perché c’è una generazione che è cresciuta con questo odio, con questo tipo di ideologia. Perché c’erano degli istituti, delle madrase dove crescevano e si formavano queste persone. Invece ultimamente, negli ultimi due o tre anni, tantissime sono state chiuse, ne sono stati fermati i finanziamenti, poi anche tanti partiti o movimenti, come quello che protestava contro Asia Bibi, sono stati bloccati. Anche dopo il suo rilascio, tra coloro che avevano manifestato contro il provvedimento, sono state arrestate 300 persone.

L’altra notizia è che un cristiano, accusato di blasfemia, è stato prosciolto e liberato dal carcere dopo aver trascorso cinque anni in una prigione di Lahore…

R. - Questa è una notizia buona, per il fatto che è stato rilasciato. Ma dobbiamo pensare che per cinque anni questo uomo è stato falsamente accusato e ha trascorso una parte della sua vita in carcere. Tutto questo dovrebbe essere ricompensato.

Ricordando il tributo di suo fratello Shahbaz Bhatti e assieme il suo impegno anche in Italia, come portare avanti oggi le istanze dei cristiani in Pakistan, che sono una piccola minoranza tra gli oltre 200 milioni di abitanti del Paese?

R. - Ce ne sono tantissimi che non hanno carta di identità o certificato di residenza: per questo penso che i cristiani siano oggi il 5-6% nel Paese. La nostra causa è sempre quella: essa riguarda non solo i cristiani, ma tutte le persone alle quali mancano i diritti e le libertà di base. Penso che in un prossimo futuro, non tanto lontano, si potrà arrivare ad avere quello che portava avanti Shahbaz, ossia un dialogo interreligioso, una convivenza pacifica, riportando il Pakistan all’idea del suo fondatore - Mohammad Ali Jinnah - il quale aveva detto che la religione non avrebbe avuto nulla a che fare con la politica.

11 luglio 2019, 14:06