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Padre Giulio Albanese Padre Giulio Albanese 

Africa: nasce l’area di libero scambio più grande del mondo

Con la firma di domenica da parte di Nigeria e Benin salgono a 54 su 55 i Paesi del continente africano ad aver sottoscritto l’AfCFTA. Il trattato mira a creare una zona priva di tariffe doganali per prodotti e servizi analoga a quella dell’Unione Europea. Intervista al missionario comboniano padre Giulio Albanese

Roberto Artigiani – Città del Vaticano

La firma del Trattato di libero commercio continentale africano da parte di Benin e Nigeria, il Paese più popoloso e ricco del continente, è arrivata domenica 7 luglio, dopo 4 anni di negoziati. A oggi solo l’Eritrea rimane fuori, per via del conflitto con l’Etiopia, anche se sembra che il recente avvio del processo di pace stia spingendo Asmara a chiedere di aderire.

Un passo significativo

Padre Giulio Albanese ne parla così: “È un mercato economico delle Afriche – preferisco usare il plurale perché è un continente che è grande tre volte l’Europa – Non è il primo tentativo, prima c’era stato per esempio il Comesa (il Mercato comune dell'Africa orientale e meridionale, ndr), ma si tratta certamente di un passo significativo. Rimangono però dei problemi strutturali, per cui il rischio è che si tratti di un’iniziativa lodevole che poi alla prova dei fatti risolve poco”.

Ascolta l’intervista a padre Giulio Albanese

Grandi difficoltà da affrontare

I Paesi del continente africano infatti devono affrontare diverse difficoltà prima fra tutte “la questione della crescita del Pil, finora legata fondamentalmente al terziario e alla vendita – o forse sarebbe meglio dire svendita – di materie prime, risorse minerarie ed energetiche, in primis il petrolio. C’è poi la questione del debito – prosegue padre Albanese – che continua ad aumentare in tutto il continente, nonostante le iniziative di 15 anni fa di Fmi, Banca Mondiale, Banca Africana di Sviluppo lo abbiano non solo ridotto, ma addirittura cancellato in alcuni casi. Ultimamente sta risalendo, siamo intorno ai 700 miliardi di dollari per l’Africa subsahariana. È un fenomeno preoccupante perché di fatto il debito è stato finanziarizzato, questo significa che il pagamento degli interessi è legato alle speculazioni di borsa, un sistema che mette in grande difficoltà i Paesi africani”.

C’entra anche l’Europa

“Infine c’è un terzo aspetto che riguarda i grandi trattati internazionali come gli Epa (Economic Partnership Agreeement) che l’Europa ha imposto ai Paesi con cui in questi anni ha intrattenuto reflazioni di cooperazione per lo sviluppo – afferma padre Albanese – sono accordi che stanno penalizzando moltissimo i Paesi del Sud del mondo, in particolare quelli africani perché le loro economie non sono in grado di reggere la competizione con i Paesi industrializzati europei”.

Le Afriche: una grande terra di conquista

Un primo passo importante quindi, ma che non può bastare da solo. “Dobbiamo tener conto che in Africa il processo di industrializzazione lascia molto a desiderare – dice padre Albanese – Mancano le infrastrutture e quel poco che è stato fatto recentemente è soprattutto opera dei cinesi. Le Afriche comunque continuano ad essere una grande e sconfinata terra di conquista e il cammino è ancora lungo”.

Le migrazioni e il futuro

Impossibile non pensare alle conseguenze che un aumento della ricchezza e la stabilizzazione di alcune aree potrebbe avere sul fenomeno migratorio. A tal proposito padre Albanese dichiara: “Il tema in Italia viene raccontato molto male. Guardando i dati oggi non dovremmo essere così allarmisti, il 75% della mobilità umana rimane all’interno del continente africano. Parliamo di circa 24 milioni di persone. C’è sicuramente un movimento che spinge verso settentrione. La riflessione però dovrebbe avvenire in chiave politica tenendo conto che l’Europa sta invecchiando e quindi necessita di nuove energie. D’altra parte è anche vero che la mobilità dalla sponda africana aumenterà a dismisura nei prossimi anni. Nel 2050 le previsioni delle Nazioni Unite dicono che la popolazione dell’Africa sarà intorno ai 2,4 miliardi, nel 2100 supererà i 4 miliardi. I fenomeni migratori sono inevitabili, proprio per questo bisognerebbe cercare di governarli in modo intelligente, nella logica e nell’interesse comune”.

08 luglio 2019, 15:15