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Una strage contro i Fulani nel marzo scorso Una strage contro i Fulani nel marzo scorso 

Strage in Mali: un centinaio i morti in un villaggio Dogon

Un altro massacro ha insanguinato il Mali, dove quasi 100 persone, ieri, sono state uccise in un villaggio abitato dall’etnia Dogon. Una cinquantina di uomini armati a bordo di pick-up ha messo a ferro e fuoco tutta l’area, uccidendo a colpi di armi automatiche e machete

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Sono stati barbaramente uccisi, sgozzati o bruciati, senza distinzioni, tra le vittime ci sono tutti gli abitanti di Sobane-Kou, compresi donne e bambini. E’ stato praticamente raso al suolo il villaggio del Mali centrale, abitato dall’etnia Dogon, nella regione di Mopti, al confine con il Burkina Faso, area ormai insanguinata da anni dalla faida tra Dogon, agricoltori a maggioranza cristiana, e Fulani, pastori seminomadi, a maggioranza musulmana, accusati di complicità con gli jihadisti.

Povertà e mancanza di istruzione tra le cause della violenza

Tra questi due gruppi la contrapposizione è atavica, è in questo contesto che si sono inseriti i vari gruppi islamisti, jihadisti, attivi nel Sahel in generale. Secondo studi delle Nazioni Unite, così come di altre organizzazioni, l’aumento esponenziale della violenza etnica – spiega Marco Cochi, analista del think thank di geopolitica Il nodo di Gordio, nonché giornalista di Nigrizia – “è da ricondurre alla povertà, alla mancanza di istruzione e, soprattutto, alla incapacità degli Stati della regione di assicurare le necessità primarie alle popolazioni locali, tutto questo ha portato le persone nelle braccia degli jihadisti”. E’ l’ultimo rapporto dell’Onu, del maggio scorso, a segnalare che la presenza dei gruppi jihadisti ha "esacerbato" le divisioni e gli scontri interetnici, con tutta la galassia estremista presente nella regione pronta ad approfittarne.

Sempre più violenza, il disimpegno di Onu, Francia e Usa

La violenza di ieri sarebbe un atto di vendetta contro un altro attacco, del marzo scorso, condotto questa volta da milizie Dogon contro un villaggio di Fulani, allora i morti furono circa 160. A fronte dell’immobilismo delle Nazioni Unite, che finora si sono limitate a stilare documenti, il dietrofront della comunità internazionale. “Gli Stati Uniti – spiega ancora Cochi – hanno annunciato un ulteriore ritiro degli addestratori che hanno sul territorio, mentre i francesi, con l’operazione Barkhane, stanno cercando anche loro un disimpegno”. Dal 2017 gli attacchi sono raddoppiati, dal 2015 addirittura triplicati, “purtroppo – conclude amaramente Cochi – il numero degli attentati continua ad aumentare e non si riesce a capire come sia possibile contenere questo tipo di escalation”.

 

Ascolta l'intervista a Marco Cochi
11 giugno 2019, 14:04