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Migranti al confine Messico-Guatemala Migranti al confine Messico-Guatemala  (2019 Getty Images)

Messico: l’esercito al confine col Guatemala. Trump al bivio sui dazi

Il Presidente Usa aveva minacciato di imporre dal 10 giugno nuovi dazi doganali se il Messico non avesse aumentato il controllo sui flussi migratori verso gli Stati Uniti. Per l’esperta dell’aera Lucia Capuzzi, fallito il muro, Trump aveva bisogno di un’altra arma di propaganda”

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Il Messico ha annunciato un dispiegamento di seimila unità della Guardia Nazionale al confine sud con il Guatemala per fermare il flusso dei migranti che puntano a varcare la frontiera statunitense. Una decisione arrivata a meno di 24 ore di distanza da quella del blocco dei conti bancari di “diverse persone fisiche e morali che – si legge nell’annuncio delle autorità messicane - presumibilmente hanno partecipato ad un traffico di migranti ed organizzato carovane illegali dirette verso gli Usa”.

Le trattative in corso a Washington

Il ministro degli esteri messicano Marcelo Ebrard è nel frattempo ancora a Washington per cercare di fermare l'introduzione di dazi Usa sulle importazioni, per il momento pari al 5%. Donald Trump, intervenendo sulla questione dal Regno Unito, ha ribadito la sua intenzione di andare avanti e si profila anche un nuovo ricorso all’emergenza nazionale per superare le remore del Congresso. Contro il progetto della Casa Bianca, infatti, ci sono anche numerosi esponenti repubblicani che temono per le decine di migliaia di posti di lavoro a rischio qualora scattassero dazi. Anche a causa dei malumori interni al suo partito, dunque, crescono le probabilità di un rinvio da parte di Washington. Inoltre il Messico sta dando delle risposte, come detto, alle tre richieste avanzate dagli Usa, quali il fermare una quota molto più rilevante di immigrati al confine col Guatemala, di fatto blindando la frontiera, e rafforzando con misure concrete la lotta al contrabbando ai traffici illeciti.

L’annuncio degli Stati Uniti

Il Presidente statunitense Trump la scorsa settimana aveva annunciato dazi del 5% su tutti i beni importati negli Usa dal Paese americano a partire dal 10 giugno. Una misura economica finalizzata – come spiegato dallo stesso Trump in un tweet – a fermare l’immigrazione illegale, visto che – precisava la Casa Bianca - le tariffe saranno rimosse una volta raggiunto l’obiettivo. Se il Messico non dovesse agire, i dazi cresceranno in maniera graduale fino al 25%, da qui ad ottobre. Un tema, quello dei migranti centroamericani, particolarmente caro al Presidente americano. Già durante la campagna elettorale, Trump aveva più volte parlato della questione migratoria al confine con il Messico: una delle principali armi di pressione verso l’opposizione democratica al Congresso da parte della maggioranza è stata proprio la situazione al confine meridionale. Ad aprile, infine, la Casa Bianca ha minacciato il Messico con tariffe doganali, definite più efficaci rispetto alla sola chiusura del confine, ma c’è stato poi un nulla di fatto.

“Fallito il muro, Trump aveva bisogno di un’altra arma di propaganda”

“La situazione in Centramerica è di caos e violenza disperata”. Lo afferma nell’intervista a Radio Vaticana Italia la giornalista Lucia Capuzzi, redattrice di Avvenire, esperta del continente americano. “Né i muri, né i controlli bloccano il flusso dei migranti – aggiunge Capuzzi -, le persone continuano a partire e ad aumentare è il numero di quelle che finiscono nelle braccia della criminalità organizzata”. Perché il Presidente americano ha aspettato questo momento per usare la strategia dei dazi? Secondo la giornalista va considerato l’avvicinarsi della campagna elettorale. “Trump ha fallito sul muro, doveva dunque trovare un’altra arma di propaganda forte”.

Ascolta l’intervista a Lucia Capuzzi
07 giugno 2019, 14:11