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Guatemala: un voto contro corruzione e interessi politici

Il prossimo 16 giugno i guatemaltechi voteranno per il presidente della Repubblica, i deputati del Congresso e i sindaci di 340 municipi. L’appello dei vescovi: “Attenzione all’idoneità morale dei candidati”

Chiara Capuani – Città del Vaticano

“È indispensabile essere attenti all’idoneità morale e alla capacità politica dei candidati, per evitare che le persone con vecchi vizi politici o mossi da interessi personali siano eletti, soprattutto coloro dei quali si sospetta un coinvolgimento in atti di corruzione e di narcotraffico”. Lo scrive la Conferenza episcopale del Guatemala (Ceg), nell’avvicinarsi delle elezioni presidenziali e generali del prossimo 16 giugno. Il capo di Stato uscente, Jimmy Morales, presentatosi nel 2015 con lo slogan “Ni corrupto, ni ladrón” dopo le dimissioni forzate di Otto Pérez Molina, accusato di aver partecipato in un ampio giro di contrabbando, non è stato in grado di gestire il Paese: durante il suo mandato gli indicatori di violenza sono aumentati e il settore della salute ha subito una forte involuzione.
Nell’ultimo mese due candidati di rilievo sono stati espulsi: Thelma Aldana e Zury Ríos. Nello specifico Aldana è stata tra i protagonisti della lotta contro l’impunità, in quanto procuratrice generale del Pubblico Ministero. Si è presentata come il volto della speranza e della continuità nella lotta alla corruzione. Tuttavia, le è stata negata la partecipazione alle elezioni dietro accuse di frode.
“L’appello che i vescovi hanno rivolto alla popolazione guatemalteca evidenzia il grande problema di questo Paese: la corruzione”. Così commenta ai microfoni di Radio Vaticana Italia, Lucia Capuzzi, esperta di America Latina.

Ascolta l’intervista a Lucia Capuzzi

“Non dimentichiamoci che due ex Presidenti sono in carcere accusati di corruzione. Questa problematica divora un terzo del Pil nazionale – prosegue la Capuzzi – in un Paese che è il più povero d’America dopo Haiti”.

Le elezioni

“Tra i venti candidati per le prossime elezioni, almeno la metà di loro ha accuse pendenti per corruzione. L’appello dei vescovi invita gli elettori ad informarsi sull’idoneità dei candidati, sul loro background. L’esclusione di Tanja Aldana, che era in prima linea nella lotta alla corruzione, è un caso emblematico”.

Il caso Giammattei

“Probabilmente è il caso più conosciuto. L’eterno candidato ha già corso due volte per il municipio della capitale e ben quattro volte per la presidenza. È risaputo che nel suo entourage vi sono finanzieri e personaggi vicini alla malavita. Ma naturalmente non è l’unico. Molti politici hanno fonti di finanziamento dubbie, legate al crimine organizzato, in cui si è riversata buona parte di quella struttura militare che alla fine della guerra civile si è trovata disoccupata. Non va dimenticato – conclude Lucia Capuzzi – che chi ha provato a denunciare questa situazione, mi riferisco a mons. Gerardi, è stato ucciso tre giorni dopo la pubblicazione del plico d’accusa”.
 

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14 giugno 2019, 15:24