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Eritrea, chiusi tutti gli ospedali cattolici

Il governo eritreo ha deciso di nazionalizzare le strutture sanitarie della chiesa: i vescovi hanno espresso il loro rammarico ma la reazione è stata ancora più dura. "Potrebbe essere una sorta di ritorsione nei confronti della chiesa cattolica", così a Vatican News Enrico Casale della rivista Africa dei Padri Bianchi

Eugenio Serra – Città del Vaticano

I funzionari governativi, al rifiuto degli amministratori delle strutture cattoliche di firmare un documento che sancisce il passaggio di proprietà delle strutture, hanno chiuso i centri sanitari. Si tratta di un provvedimento che preoccupa le comunità cattoliche locali e la popolazione.

Disposizione applicata negli ultimi anni

“Il governo attualmente ha applicato una legge, approvata nel 1995, che avocava a sé tutte le strutture sociali presenti sul territorio. Non era mai entrata in vigore fino ad ora" spiega a Vatican new il giornalista Enrico Casale. Questa disposizione è diventata effettiva solo negli ultimi anni. Tra il 2017 e il 2018 sono state chiuse otto cliniche cattoliche.

Ascolta l'intervista a Enrico Casale

A pagare di più sono le persone povere

"La chiesa - racconta Casale - aveva gestito tutta una serie di attività di carattere sociale a favore delle fasce più povere", come gli afar, popolazione nomade della Dancalia. Cittadini che lo scorso anno sono stati privati dell’unico centro medico della regione gestito da alcune Suore Orsoline. "Gli ospedali cattolici – prosegue Casale – rappresentavano un pilastro del sistema sanitario nazionale”. Sono circa 40 tra ospedali, centri sanitari e dispensari, tutti a servizio della popolazione, senza alcuna distinzione di etnia o religione, che forniscono cure quasi sempre gratuite.

Tentativo di dialogo dei vescovi cattolici

Ad aprile scorso, i vescovi cattolici, in una Lettera pastorale, avevano chiesto "un processo di riconciliazione nazionale che garantisse giustizia sociale" per tutti: sulla scia dell’accordo di pace firmato con l’Etiopia la richiesta era che il governo introducesse profonde riforme per aiutare la popolazione che è allo stremo dopo anni di rigida autarchia. Queste parole non sono però state ben accolte dai vertici politici. La Chiesa cattolica tuttavia sta lavorando affinché non si producano lacerazioni.

 

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17 giugno 2019, 17:35