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Il premier Conte e la sorella di Falcone Il premier Conte e la sorella di Falcone  (ANSA)

#PalermoChiamaItalia dedicata alla Convenzione Onu

A Palermo le manifestazioni per ricordare le vittime delle stragi di Capaci e di via D'Amelio nelle quali persero la vita i giudici Falcone e Borsellino con gli uomin della scorta

Alessandra Zaffiro-Palermo

L’edizione di quest’anno di #PalermoChiamaItalia è dedicata alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, firmata a Palermo nel 2000,  è stata ratificata da 189 Stati. Alla Convenzione è stato intitolato anche il concorso nazionale per questo anno scolastico dal titolo: “Follow the money. Da Giovanni Falcone alla Convenzione Onu di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale”. Durante la cerimonia sono stati premiati i migliori elaborati realizzati dagli studenti. Tra gli appuntamenti previsti dalla manifestazione #PalermoChiamaItalia tante attività dedicate ai bambini e ragazzi nelle piazze e nelle scuole non solo nel capoluogo siciliano: le loro idee, i loro contributi per dire "no" alle mafie espressi dopo un anno di studio con impegno ed entusiasmo, hanno dato vita ad una sorta di "staffetta" a distanza tra gli studenti di molte città italiane che ha coinvolto oltre 70 mila ragazzi..Come ogni anno sorprende vedere i variopinti elaborati realizzati da bambini e ragazzi che nel ’92 non erano neanche nati e che tra foto, disegni e palloncini colorati riportano le frasi più significative dell’impegno antimafia dei magistrati uccisi a Capaci e via D’Amelio. Come questo pensiero di Giovanni Falcone, che il 18 maggio di quest’anno avrebbe compiuto 80 anni: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere, non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.

Le commemorazioni a Capaci

C’è anche chi ha deciso di non prendere parte alla cerimonia di commemorazione all’aula bunker
dell’Ucciardone e ha partecipato alla manifestazione organizzata alla Casina "No mafia" di Capaci dove è stato premuto il telecomando che ha innescato l’ordigno esploso il 23 maggio del 1992. Sul posto Anpi e Arci Palermo, Claudio Fava e don  Luigi Ciotti, passato poco prima dal Giardino della Memoria dove è esposta la "Quarto Savona 15", l’auto della scorta di Giovanni Falcone, e questa mattina, sul luogo della strage, Salvini e Conte hanno deposto una corona d’alloro sotto la Stele.

Don  Luigi Ciotti: Ci manca tanto Rita Borsellino

“La politica mi sconvolge, ogni giorno se ne sente una, ci manca tanto Rita Borsellino - ha detto don Ciotti - ho anche molta paura della retorica della legalità, una parola che ci hanno rubato. E’ diventata la grande bandiera che tutti sventolano, dimenticandoci che la legalità è un mezzo per raggiungere la giustizia”.

Il figlio del caposcorta di Falcone: la ‘Quarto Savona 15’ è tornata a casa

Cerimonia di commemorazione nel primo pomeriggio anche alla caserma della Polizia di Stato Lungaro, dove da pochi minuti è arrivata la ‘Quarto Savona 15’ e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il capo della Polizia, Franco Gabrielli, hanno incontrato i parenti delle vittime. Tra i familiari anche Giovanni Montinaro, 28 anni, figlio di Antonio, il caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di 27 anni fa. “Sono contento, la ‘Quarto Savona 15’ è tornata a casa. Noi qui siamo a casa, in mezzo ai poliziotti, e credo che anche a tutti loro, i colleghi di mio padre, questo ritorno faccia piacere”. “Sono felice”, aggiunge Giovanni mentre si avvicina alla teca che contiene la carcassa della dell’auto della scorta del giudice avvolti dal tricolore, “finalmente è a casa”.

Albero Falcone: il minuto di silenzio alle 17.58, ora della strage di Capaci

Nel pomeriggio, i due tradizionali cortei di #PalermoChiamaItalia son partiti da via D’Amelio e dall’Aula Bunker, animati da studenti, insegnanti, gente comune, società civile e cittadinanza attiva.Tra le migliaia di partecipanti, accanto alla sorella di Giovanni Falcone, Maria, Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso in via D’Amelio 57 giorni dopo la strage di Capaci. Ci sono anche Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, prefetto di Palermo, ucciso dalla mafia nel 1982, il presidente della Camera, Roberto Fico e il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. Tra i tanti striscioni, in quello di Libera si legge ‘Accogliamo a casa nostra, respingiamo Cosa nostra’. Dietro lo striscione, con i ragazzi delle scuole e i ragazzi del progetto ‘Amunì’, il presidente di Libera: “Non prendiamo in giro i ragazzi - ha detto don Luigi Ciotti - Questa società si preoccupa dei giovani ma non se ne occupa come dovrebbe. Il miglior modo di camminare insieme è di costruire sempre di più una memoria viva, non la retorica della memoria. Non celebrazioni, ma una memoria viva che si deve tradurre tutti i giorni in impegno e responsabilità”. I due cortei si sono ricongiunti sotto l’Albero Falcone, in una gremita via Notarbartolo, dove abitava il magistrato, per ascoltare alle 17.58, ora della strage di Capaci, il Silenzio eseguito da un trombettiere della Polizia di Stato. Al termine un lungo, commosso applauso e l’inno nazionale intonato da un coro di bambini mentre si levavano in aria palloncini verdi, bianchi e rossi.

23 maggio 2019, 20:28