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Knesset vota scioglimento e fissa nuove elezioni Knesset vota scioglimento e fissa nuove elezioni  (ANSA)

Israele: Netanyahu non riesce ad evitare nuove elezioni

La Knesset è stata sciolta perché Netanyahu non ha trovato l’accordo nel centrodestra. Israele tornerà quindi alle urne il 17 settembre per nuove elezioni dopo quelle dello scorso 9 aprile. Non era mai accaduto nei 71 anni di storia del Paese

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Una prima, storica volta. La Knesset viene sciolta: lo hanno deciso 74 dei 120 deputati. Una maggioranza schiacciante, numeri addirittura superiori a quelli che Netanyahu avrebbe potuto ottenere costruendo quella che, però, è rimasta solo una virtuale alleanza del centrodestra. Dopo le elezioni dello scorso aprile, infatti, si sarebbe potuti arrivare ad un’alleanza con 65seggi, in grado di garantire una stabilità al Governo. Il centrodestra, invece, non è in grado di governare, i numeri non sono dalla parte del leader di Likud che, lo ricordiamo, il 9 aprile ottenne quasi un terzo dei seggi in Parlamento.

Il tentativo di Netanyahu

Netanyahu ha cercato fino all’ultimo di mettere d’accordo i partiti della destra che fino ad ora hanno sostenuto i suoi governi di coalizione. Questa volta, però, la crisi di primavera aveva aperto ferite profonde, tanto da non poter essere rimarginate in poche settimane.  La Knesset ha votato la legge che scioglie l'assise ed ha indetto nuove elezioni per il 17 settembre nella concomitante scadenza dell'incarico al primo ministro Netanyahu, incapace di trovare la maggioranza di 61 deputati per un nuovo esecutivo. Eppure cinquanta giorni fa il leader politico israeliano aveva definito “immensa” la vittoria alle urne e gli analisti, salvo rare eccezioni, erano concordi nel pronosticare un nuovo mandato sostenuto da un’alleanza di centrodestra.

Nessuna intesa con i nazionalisti 

Decisivo nell’evoluzione che porterà i cittadini israeliani al voto tra quattro mesi è stato sicuramente l’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, leader dei nazionalisti e più che probabile alleato, negli scenari post elettorali di aprile, di Likud. A far naufragare ogni ipotesi di accordo tra lui e Netanyahu, stando a quanto riportano i media israeliani, il fatto che Lieberman abbia insistito per far inserire nel programma il servizio militare obbligatorio anche per gli ultra-ortodossi. Una richiesta che ha portato alla rottura con diversi deputati che hanno respinto ogni possibile mediazione. Una presa di posizione che, in realtà, da altri viene letta come un pretesto per far comunque saltare il banco e riportare alle urne Israele.

“Decisiva la questione giudiziaria di Netanyahu”

“Determinante”. Questo il peso della questione giudiziaria dell’ex premier israeliano secondo Maria Grazia Enardu, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Firenze. Nell’intervista rilasciata a Radio Vaticana Italia, Enardu sottolinea come i guai giudiziari di Netanyahu abbiano avuto infatti un ruolo centrale sia lo scorso aprile, quando probabilmente gli fecero perdere alcuni, seppur pochi punti percentuali alle elezioni (e di conseguenza un numero di seggi che, oggi, sarebbero stati decisivi nella formazione di una maggioranza di governo), sia in queste ultime settimane, dove “la sua debolezza ha fatto sì che tutta la trattativa fosse in qualche modo avvelenata”.

Ascolta l'intervista a Maria Grazia Enardu
30 maggio 2019, 12:08