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Giorno delle elezioni in Australia Giorno delle elezioni in Australia   (ANSA)

Voto in Australia: si afferma la Coalizione Liberale-Nazionale

Dopo tre anni il centrodestra si conferma alla guida del Paese, nonostante i sondaggi favorevoli ai laburisti guidati da Bill Shorten, vicino alla vittoria già nelle precedenti elezioni del 2016. Non è chiaro se si tratterà di un Governo di minoranza o meno, di certo la Coalizione a guida Morrison avrà, a sorpresa, più seggi del Partito Laburista

Andrea De Angelis – Città del Vaticano

74 a 65, con 7 seggi ancora in bilico. Ne mancano due per avere la maggioranza delle poltrone in Parlamento, ma la Coalizione già esulta e per il Presidente del Consiglio uscente si tratta di un successo che pochi avevano previsto fino a ieri. In questa tornata elettorale si sono contrapposte sostanzialmente due fazioni: quella del Partito Laburista guidato da Bill Shorten e la Coalizione Liberale-Nazionale con a capo l’attuale premier australiano, Scott Morrison. Quest’ultimo, nonostante i sondaggi non fossero dalla sua parte, è stato premiato dai cittadini australiani. I laburisti, ottimisti alla vigilia, non riescono a tornare alla guida di un Paese che dal 1996 ad oggi hanno governato solo in due legislature.

I temi al centro della campagna elettorale

Secondo diversi analisti, uno dei temi fondamentali della campagna elettorale era stato quello della sanità pubblica. Il Partito Laburista in queste settimane ha infatti promesso non solo di aumentare in maniera importante i fondi per gli ospedali pubblici, ma ha pure assicurato i cittadini circa l’intenzione di migliorare sensibilmente le terapie contro il cancro, rendendo inoltre gratuite e facilmente prenotabili le visite di prevenzione e controllo. Al centro anche la questione delle tasse, con un parziale dietrofront però per quanto riguarda l’ambiente. Se da un lato i laburisti, a differenza della coalizione dei liberali, hanno annunciato di voler aumentare le tasse per chi guadagna oltre quattromila dollari al mese (mentre gli avversari hanno proposto un taglio delle imposte per la classe media), dall’altro hanno ritirato l’idea di una tassa verde sulle emissioni, vista l’impopolarità di tale misura registrata nel recente passato in Australia. Il taglio delle tasse al ceto medio, unito ai recenti dati economici certamente non negativi per il Paese, sembrano aver fatto però la differenza in favore della maggioranza uscente.

Le prime reazioni

A spoglio ancora in corso, uno dei principali quotidiani nazionali, il The Australian, titola: “Scott Morrison pronto ad una vittoria shock”. Si evince come alla vigilia sembrasse molto ardua la riconferma per un Presidente del Consiglio subentrato in corsa, lo scorso agosto, in un Esecutivo di centrodestra in crisi. “Scott Morrison si conferma al potere nonostante Abbott abbia perso Warringah”, è l’apertura di The Age, mentre per The Daily Telegraph “non si può negare che Morrison si sia guadagnato il diritto di guidare il Paese”.

Il sistema elettorale

Camera e Senato, ma quest’ultimo solo in parte: per questo sono stati chiamati alle urne oltre sedici milioni di australiani. I 150 membri della Camera vengono eletti ogni tre anni. I senatori invece restano in carica per il doppio del tempo, ma la metà di essi viene eletta sempre ogni tre anni. La Camera dei Rappresentanti presenta un sistema di voto alternativo: per essere eletti nei 151 collegi uninominali, dove ogni partito può presentare un unico candidato, bisogna ottenere la maggioranza assoluta dei voti. Se dopo il primo scrutinio che computa le prime preferenze nessun candidato supera il 50% più uno dei voti validi, si elimina il candidato che ha ottenuto il numero minore di prime preferenze e si ripartiscono le sue seconde preferenze sugli altri, e così via. Un sistema che premia, di fatto, anche i partiti meno grandi, che comunque risultano, in classifica, comunque apprezzati dagli elettori. Sulla base di questo sistema molti partiti piccoli stringono accordi politici fra di loro o con i partiti più grossi per ottenere una buona posizione nelle preferenze stilate, nelle classifiche presenti sulla scheda elettorale, dai cittadini chiamati al voto.
 

18 maggio 2019, 14:59