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Riccardo Chailly omaggia san Paolo VI nella Missa Papae Pauli

Un concerto straordinario nell'anno della Canonizzazione di Paolo VI animerà il 30 maggio il Teatro Grande di Brescia. Sul podio, Riccardo Chailly dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala nella Messa che il padre, Luciano, dedicò al Pontefice appena eletto. Il concerto è promosso dal Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo e dall’Istituto Paolo VI

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

C'è Papa Paolo VI e ancora prima, l'arcivescovo Montini, nel cuore del Festival pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo che il 30 maggio promuove una serata - concerto straordinaria, dedicata al pontefice canonizzato quest'anno e di cui il 29 maggio ricorre la prima memoria liturgica  scelta perché è quella della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1920. 

L'udienza da Paolo VI: una emozione ancora viva

A Papa Montini sono legati da storie di famiglia, di fede, di amicizia e di grande stima i protagonisti dell'evento bresciano. In primo luogo il Maestro Riccardo Chailly che dal podio guida l'Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala nell'esecuzione della Missa Papae Pauli, composta nel 1964 dal padre Luciano in onore del neoeletto al soglio pontificio. Il Maestro Riccardo Chailly a Vatican News ricorda il giorno in cui, con tutta la famiglia, fu ricevuto in Vaticano per la consegna della registrazione della Missa eseguita per la prima volta a Parigi per la radio e poi al Foro italico di Roma. Il papà aveva già portato di persona la partitura al Pontefice a Castelgandolfo nel settembre del 1965:

Riccardo Chailly: l'incontro con Paolo VI

Paolo VI: l'arte deve essere intuizione, facilità, felicità

"Ricordo la sua voce, la forza del suo sguardo e ancora di più l'umanità che ebbe il Papa nel ricevere tutti noi in udienza e l'attenzione che ha dato al pezzo". La scintilla della composizione della Missa fu il viaggio del Papa in Terra Santa - racconta ancora il maestro Chailly - "fu  la gioia di poter creare qualcosa per un Papa così importante e così nuovo nell'immagine che dava".  Il Maestro ricorda la fede del papà Luciano Chailly, le tante udienze generali a cui la famiglia ha assistito negli anni settanta. Oggi, dirigendo la Messa emerge ancora di più quanto la figura di Paolo VI abbia influenzato lo stile compositivo. Lo testimoniano passi scritti da Luciano Chailly nella partitira della Missa. Il M° Riccardo li legge a Vatican News e spiega: "Papà studiò per la Messa una tecnica nuova, ammorbidì e adattò il suo linguaggio che in quegli anni era quello nuovo e duro della dodecafonia, ispirato anche alle parole dello stesso Papa quando diceva che l'arte non deve lasciare sorpresi, intimiditi e distaccati,l'arte deve essere intuizione, facilità, felicità".

Ascolta l'intervista a Riccardo Chailly

Dona nobis pacem: segni del divino

Nelle parole di Riccardo Chailly anche la descrizione della Missa, 22 minuti di assoluta profondità in sei movimenti. L'opera è concepita per coro a cappella, poi per la complessità del pezzo, rivista in una versione per coro, organo e campane: sono le campane "il messaggio più profondo di qualcosa che supera l'umano" . L'Agnus dei - dice - è una "delicata ed estatica invocazione alla pace eterna" che termina sul Dona nobis Pacem, parole scolpite nel marmo della tomba di famiglia degli Chailly. "Mio padre sentiva- dice ancora Riccardo Chailly- che la Messa per Paolo VI era qualcosa che andava molto oltre noi stessi e oltre gli esseri umani e che doveva rimanere a descrivere il post mortem".

Il festival di Brescia e Paolo VI

Non è la prima volta che il festival omaggia Montini il cui amore per l’arte e la musica ha mosso tanti scritti, tra cui la celebre Lettera agli artisti, del 1965. Tra gli appuntamenti dedicati, al Teatro Grande il memorabile concerto del 2015 con Riccardo Muti in occasione della beatificazione del papa bresciano e ancor prima il concerto a Castelgandolfo alla presenza di Benedetto XVI o all'Aula Nervi davanti a Giovanni Paolo II.

Ascolta l'intervista integrale a Pier Carlo Orizio

A citare queste occasioni, a Vatican News, è il direttore del festival, Pier Carlo Orizio.Anche il suo di ricordo di Papa Paolo VI ,è legato all'amicizia, forse la "più importante della sua vita" del papà Agostino che da piccolo e quasi casualmente, conobbe la famiglia Montini:

Mio padre  si presenta a un concorso pianistico a Brescia –  credo che avesse poco più di 10 anni – mio padre che veniva dalla campagna, viene quasi adottato dalla famiglia Montini e da allora, praticamente, ogni volta che passava in città si fermava a dormire in casa Montini e da lì è nata la conoscenza e poi l’amicizia con mons. Montini, poi Papa Paolo VI. 

Paolo VI, la musica e i musicisti

Agostino Orizio  avrebbe continuato la carriera di musicista e si sarebbe legato sempre più a Paolo VI il quale in più di un'occasione intervenne sul valore della musica mostrando "di esserne interessato e di capirne l'importanza". "In una udienza ricordo che il Papa in forma privatissima - sono le parole di Pier Carlo Orizio - raccomandò a mia madre il ruolo della moglie di un artista, o ancora, ricordo quando mio padre suonava l'organo durante la Messa celebrata da mons. Montini a Ponte di Legno e il futuro Papa interveniva sui registri dell'organo, dava consigli su quelli da usare al momento dell'Elevazione, insomma era tuttaltro che indifferente alla musica".

Il Papa che amava osare

Dunque un Papa amato, attento, aperto alle novità del linguaggio artistico, un Papa che sapeva "osare". L'ultimo ricordo di Pier Carlo Orizio sono le parole di Paolo VI all'architetto Nervi in procinto di crostruire l'aula Nervi - che ora porta il nome di Paolo VI - in Vaticano: "Osi!". "Osare credo fosse proprio  - conclude Orizio - nella cultura di Paolo VI".

 

29 maggio 2019, 08:00