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Allarme Archivio Disarmo: un miliardo di armi nel mondo

I maggiori produttori di armi piccole e leggere sono Stati Uniti, Italia e Germania. Il 90% dei morti è stato causato da queste armi. Intanto Stati Uniti e Cina sono coinvolti in una vera corsa all’armamento, sono i due Paesi ad aver incrementato di più le spese militari

Matteo Petri – Città del Vaticano

Un settore senza crisi quello delle armi. Tutto il comparto è in continua ascesa; cresce in particolare nell’area del Mediterraneo il commercio di armi piccole e leggere. Le armi piccole e leggere - denominate con la sigla inglese Salw (Small Arms and Light Weapons) - hanno causato il 90% dei conflitti seguenti alla Seconda Guerra mondiale. Nel rapporto di ricerca condotto da Archivio Disarmo, realizzato da un gruppo di studio diretto da Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmo e da Giulia Ferri, Giulia Rapicetta, Ugo Gaudino e Adriano Iaria, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è stato analizzato il traffico di armi piccole e leggere nell’area del Mediterraneo allargato che comprende, oltre ai Paesi rivieraschi, anche i Balcani, il Maghreb, il Medio Oriente e il Corno d’Africa.

I quattro ambiti della ricerca

L’analisi è stata suddivisa in quattro sezioni. Nella prima sezione è stato delineato il traffico delle armi piccole e leggere a livello globale. Nella seconda sezione si è analizzato il fenomeno del traffico illecito nell’area del Mediterraneo allargato, definendone le caratteristiche e le rotte geografiche. Mentre nella terza e nella quarta sezione sono stati analizzati gli strumenti internazionali volti a contrastare il fenomeno del commercio illecito e il fenomeno della vendita di armi sul dark web o deep web: spazio immateriale ma estremamente rilevante per gli sviluppi del traffico di armi. Maurizio Simoncelli, vicepresidente e fondatore di Archivio Disarmo è intervenuto ai nostri microfoni per spiegare meglio la situazione.

Ascolta l'intervista a Simoncelli

“Esiste un pericolo derivante dalla diffusione di armi piccole e leggere - spiega il vicepresidente - come pistole, fucili mitragliatori, lanciarazzi. Come detto anche dal segretario generale delle Nazioni Unite sono le vere armi di distruzione di massa, poiché impiegate in moltissimi conflitti attualmente in corso. Un miliardo di queste armi piccole e leggere è in circolazione nel mondo ma, dato ancor più preoccupante, due terzi di queste sono in mano ad attori non statali né civili”. Maurizio Simoncelli ha quindi sottolineato come queste armi riescano a raggiungere, partendo da mercali legali, quelli illegali e subito dopo i teatri di guerra attualmente attivi. “I produttori delle Salw - prosegue - sono concentrati in Occidente. I maggiori produttori infatti sono gli Stati Uniti, seguiti dall’Italia e dalla Germania. Nello studio che abbiamo recentemente condotto sulla circolazione delle armi nel cosiddetto Mediterraneo allargato (Paesi nordafricani, Paesi balcanici e mediorientali) abbiamo rilevato rotte che attraversano in lungo e in largo l’Europa, tutto il Mediterraneo e il Nord Africa. Meta di queste rotte - conclude Simoncelli - sono l’Africa subsahariana, la Siria e la Penisola arabica”.

Il deep web nella diffusione delle armi

“Nel deep web - prosegue il vicepresidente di Archivio Disarmo - ci sono traffici illeciti di armi. Oltre a essere impossibile ritracciare acquirenti e venditori, è molto difficile controllare le transazioni di denaro di questo commercio, che molto spesso si effettuano con monete virtuali. Più preoccupante ancora - mette in evidenza - è la prospettiva futura legata allo sviluppo delle stampanti 3D. Al momento, queste non riescono a stampare armi poiché non si è trovato ancora il materiale adatto, ma il rischio concreto esiste. Con lo sviluppo tecnologico, si potranno trovare i materiali giusti e quindi a quel punto, tramite internet, sarà possibile scambiare file per stamparsi in casa, pistole, kalashnikov e quant’altro”.

Le spese militari nel mondo

“Stati Uniti, Cina, Arabia Saudita, India e Francia concentrano da soli il 60% delle spese militari mondiali ma il vero problema che emerge dalle analisi sulle spese militari mondiali - conclude Simoncelli - emerge da uno studio recentemente pubblicato dall’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma". Infatti la ricerca ha messo in evidenza l'ingente crescita della corsa agli armamenti tra Cina e Stati Uniti.

L’analisi del Sipri

Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (Sipri), la spesa militare mondiale nel 2018 ha rappresentato il 2,1% del prodotto interno lordo globale, circa 214 euro a persona. In particolare, la spesa militare mondiale è aumentata del 2,6% rispetto al 2017. L’Italia, sempre in riferimento all'ultimo rapporto 2018, si è piazzata all’undicesimo posto impegnando 27,8 miliardi di dollari (24,9 miliardi di euro) sul totale del proprio bilancio. Secondo il Sipri è senz’altro da evidenziare l’aumento della pressione della Nato sulla Russia e oltre a questo risulta preoccupante l’aumento di spese militari in Ucraina, in Polonia e in Lituania.

Il Sipri nel suo rapporto specifica che per spese militari intende non solo le spese in armamenti ma, complessivamente, tutte le spese pubbliche per le forze e le attività militari correnti, compresi gli stipendi, le indennità, le spese operative, gli acquisti di armi e attrezzature, la costruzione militare, la ricerca e sviluppo, l’amministrazione centrale, il comando e il sostegno.
Nota positiva, la spesa militare in Africa nel 2018 è diminuita dell’8,4% rispetto all'anno precedente. Alcuni esempi particolarmente significativi sono il Sudan con il 49% in meno e l'Angola con -18%. In contro tenenza la Nigeria dove la spesa militare nel periodo 2017-2018 è aumentata del 18%.

03 maggio 2019, 11:39