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Proteste a Khartoum Proteste a Khartoum  (AFP or licensors)

Ancora proteste in Sudan: un religioso a Khartoum, gente vuole transizione civile

A Khartoum situazione ancora incerta, dopo la deposizione del presidente Omar al-Bashir. La gente chiede alla giunta militare che ha assunto il potere di assicurare che la transizione avvenga “attraverso i civili”, spiega dalla capitale sudanese un religioso italiano che per motivi di sicurezza ha chiesto l’anonimato

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Non si fermano le manifestazioni popolari in Sudan. Prosegue anche oggi di fronte al quartier generale dell’esercito di Khartoum, il sit-in per chiedere “in maniera immediata e incondizionata” alla giunta militare, che la scorsa settimana ha deposto e arrestato il presidente Omar al-Bashir, una transizione pacifica verso un governo civile. Nella zona sono stati schierati i soldati che hanno tentato di sedare la protesta. “La situazione a Khartoum in queste ore è incerta” spiega dalla capitale sudanese un religioso italiano che per motivi di sicurezza ha chiesto l’anonimato. “C’è stato il colpo di Stato che ha visto cadere il presidente dopo 30 anni di regime, ma la gente rimane in piazza perché non si sente ancora sicura della situazione”, aggiunge (Ascolta l'intervista).

Richiesta una transizione animata da civili

Partiti e movimenti organizzatori della protesta iniziata a dicembre scorso, in una dichiarazione congiunta, hanno affermato che i loro sostenitori rimarranno in strada finché le richieste dei dimostranti non verranno accolte: tra di esse, la dissoluzione del Partito del Congresso Nazionale, quello al governo fino a giovedì scorso, e il processo agli autori del colpo di Stato che nel 1989 portò al potere Bashir. Il Consiglio militare transitorio ha assicurato che lo schieramento dell’ex presidente non farà parte del governo ad interim e che sono in atto misure finalizzate ad arrestare i leader del precedente regime sospettati di essere coinvolti in casi di corruzione. Sabato scorso si era dimesso il capo dei servizi segreti sudanesi, Salah Abdallah Mohamed Saleh. La richiesta della popolazione, spiega la fonte di Vatican News a Khartoum, “è che la transizione avvenga attraverso i civili: ci sono adesso accordi tra il Consiglio dei militari e le rappresentanze civili perché possa avvenire una transizione che poi porti alle elezioni”. I militari hanno già annunciato che il “periodo” di passaggio sarà di due anni.

Un momento storico

Tra i sudanesi rimane una certa “preoccupazione”, ma - aggiunge il religioso - “c’è anche un senso di gioia per quello che sono riusciti a raggiungere: hanno abbattuto un regime trentennale, hanno sfidato il regime di sicurezza, sono rimasti in piazza in migliaia e alla fine veramente sono riusciti a ottenere quello che chiedevano. Si rendono conto che è accaduto qualcosa di storico. Certo - ammette - la situazione non è ancora stabile, è volatile, però c’è un senso di orgoglio” per quanto successo negli ultimi giorni.

L’aumento dell’inflazione

La protesta in Sudan era iniziata a dicembre contro l’aumento del pane e del carburante. “Il Sudan - sottolinea il religioso italiano - è un Paese che ha una inflazione altissima, credo sia secondo solo al Venezuela in questo momento. Si sono create e si creano tuttora code di gente in banca per ritirare gli stipendi: mesi fa il governo aveva approvato un decreto in cui aveva stabilito un ritiro limitato dei soldi in banca. È un Paese senz’altro povero ed è per questo che le persone sono scese in piazza e hanno cominciato la protesta”.

Un processo per i responsabili del passato regime

Dopo 30 anni di Omar al-Bashir al potere, con un’accusa da parte della Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità compiuti in Darfur, “tra la gente rimane il desiderio di vedere i responsabili processati. Sono morte moltissime persone in Darfur e tante altre ingiustizie commesse: tutto ciò chiede adesso giustizia”.

La Chiesa in Sudan

In un Paese in cui i musulmani costituiscono più del 90% degli oltre 40 milioni di abitanti e i cristiani rappresentano circa il 5% della popolazione, di cui il 2,9% cattolici, la Chiesa del Sudan è particolarmente attiva nel campo della solidarietà a profughi e sfollati. “Il ruolo della Chiesa è importante. Noi siamo soprattutto impegnati con i rifugiati, quelli del Sud Sudan che vivono in Sudan, e gli sfollati interni che sono della regione dei monti Nuba, dove è scoppiata una guerra diversi anni fa che ha causato molti profughi riversatisi in altre zone del Paese”. La Chiesa dunque è al fianco di queste persone per “dare fiducia e - conclude il religioso da Khartoum - trasmettere il desiderio di un cammino di fede pieno di speranza per il futuro”.

15 aprile 2019, 13:37