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Dalla Santa Sede all'Unesco una voce di speranza per Notre-Dame

I cardinali Ravasi e Poupard, l’arcivescovo Fisichella, mons. Follo: unanime l’esortazione alla speranza dopo quanto accaduto alla Cattedrale di Notre-Dame, a partire dalle 18.50 di ieri

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Dall’incendio a Notre-Dame de Paris si leva un richiamo alla speranza, alla solidarietà, all’unità. Questo il senso delle riflessioni dei cardinali Gianfranco Ravasi e Paul Poupard, dell’arcivescovo Rino Fisichella e di mons. Francesco Follo raccolte da Vatican News.

Mons. Follo: il tributo dell’Unesco

La solidarietà dell’Unesco per la Cattedrale di Notre-Dame si concretizzerà domani. Lo rende noto monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco di Parigi, raggiunto telefonicamente nella capitale francese da Antonella Palermo di Radio Vaticana Italia, mentre è in corso il Consiglio esecutivo dell’organismo dell’Onu.

R. - È stata approvata una dichiarazione proposta dall’Italia, dalla Francia e dalla Santa Sede di sostegno sia culturale sia economico. È stato previsto inoltre per domani di recarci tutti a Notre-Dame per mostrare la nostra solidarietà alla Chiesa e al popolo francesi. Domattina andremo tutti sul sagrato della Cattedrale per manifestare tale solidarietà, perché poi si arrivi anche ad azioni operative. All’iniziativa hanno aderito tutti i 58 Stati membri del Consiglio esecutivo, non solo quelli a maggioranza cristiana. Anche la Cina ha dato la propria adesione. È stato riconosciuto il valore culturale ma anche il valore religioso di Notre-Dame: nel mio intervento ho sottolineato come essa sia un simbolo nel senso etimologico del termine. “Simbolo” viene dal greco symbállō che vuole dire mettere insieme. Non è solo un simbolo, perché dà un esempio come immagine, ma è la Chiesa che mette insieme il popolo di Dio, anche quello che non è credente: davanti a questi luoghi c’è un’unità di popolo che parte dalla cultura.

Personalmente come ha vissuto il tardo pomeriggio di ieri?

R. - Quando ho ricevuto la notizia è stato uno choc. Ero in una riunione del Consiglio esecutivo. Non riuscivo a crederci. I partecipanti mi hanno visto turbato e allora ho spiegato cosa stava accadendo e sono uscito. Poi ho cominciato ad agire, in modo tale che la solidarietà fosse il primo passo: alla parola poi devono seguire i fatti, in maniera che venga ricostruita questa bellissima chiesa che non è solo proprietà dei cristiani, ma è un valore universale per tutti. È un valore di unità.

Notre-Dame, come lei spiegava, è sempre stato un luogo di ritrovo e di dialogo tra le differenti fedi e tra persone credenti e non credenti. È così?

R. - Il punto di unità non è il punto da dove si parte, ma dove si guarda insieme. Inoltre la religione ha come scopo quello dare il senso della vita secondo tre aspetti: nel senso inteso come direzione, come significato e come gusto della vita. Anche una persona che non è credente o professa un’altra religione resta affascinata da questo richiamo alla trascendenza.

Ascolta l’intervista a mons. Follo

Il card. Ravasi: un simbolo di risurrezione

Come “specchio della società”, anche Notre-Dame ha riflesso le tragedie e i drammi della storia, ma alla fine “è sempre risorta”. Così il cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, intervistato da Amedeo Lomonaco:

R. – Penso che questo evento abbia due volti. Da un lato, certamente, ha un volto tragico perché rappresenta il crollo di simboli, la ferita profonda in uno dei grandi vessilli della Francia, sia civile sia religiosa. Ma, dall’altro, vorrei dire anche una parola soprattutto di speranza, di consolazione, perché nell’interno della storia, della stessa storia della cattedrale di Notre Dame, è sempre avvenuto il fatto che, come ogni specchio della società, ha riflesso anche le tragedie, i drammi. Quindi all’interno della storia ha avuto tante ferite, qualche volta perfino si è avvicinata alla morte, ma è sempre risorta. Ecco perché penso che alla fine si debba guardare in avanti. Forse adesso le previsioni sono difficili, ma in futuro potremo ancora – come ho fatto io tante volte – varcare la soglia ed entrare all’interno dello spazio mirabile di questo monumento.

Tra i segni di consolazione, ci sono appunto anche grandi segni di speranza. Per esempio, il fatto che molti dei tesori all’interno di Notre-Dame si siano salvati: tra questi, il frammento della corona di spine di Gesù. Ciò deve accompagnarci proprio nella speranza della ricostruzione…

R. – Di solito, è proprio questo l’elemento fondamentale: non è stata rasa al suolo completamente, ci sono delle componenti che sono come il cuore di una cattedrale o che sono anche come la rappresentazione della sua bellezza. Una bellezza può avere una volta uno sfregio, può avere un taglio ma rimane sempre nella sua forza. E ciò paradossalmente si è verificato anche questa volta. Soprattutto si è verificato attraverso questo simbolo, che è un simbolo della tradizione, naturalmente, ma che in un certo senso è quasi come il cuore, il centro della Cattedrale. E questo fa sperare che il corpo della Cattedrale, perché è un corpo vero e proprio, continui ancora a vivere attraverso il battito di questo simbolo che è il simbolo, tra l’altro, della Settimana Santa.

Oggi - tra l’altro - la Chiesa ricorda Santa Bernadette Soubirous. Quindi, all’indomani di un incendio così grave, c’è comunque il richiamo a Maria…

R. – Credo che il fatto che proprio la figura di Maria sia centrale all’interno di questa Cattedrale e che la Francia abbia Lourdes come altro grande simbolo religioso e anche un po’ nazionale sia la grande possibilità che viene offerta per la rinascita. È vero, si dice che la Francia sia una società fortemente secolarizzata, laica, però, al tempo stesso, custodisce al suo interno un numero enorme di segni viventi ancora di cattedrali, di chiese, di comunità o di elementi storici che parlano ininterrottamente della fede, coniugandola sempre con la bellezza, con l’estetica. Ed è per questo che, allora, la speranza ha l’ultima parola.

Ascolta l’intervista al card. Ravasi

Mons. Fisichella: un forte segno di speranza

Dall’incendio di Notre-Dame viene anche “un forte segno di speranza”. Questa la lettura di quanto successo a Parigi dell’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, il dicastero a cui il Papa con il Motu Proprio Sanctuarium in Ecclesia del 2017 ha trasferito le competenze sui santuari. Ascoltiamo la sua riflessione, raccolta ancora da Antonella Palermo:

R. – La Cattedrale di Notre Dame già la stiamo dando ormai per persa, per intero: spero che non sia così. Alcuni sacerdoti di Parigi stamattina mi hanno detto per telefono che, pur nella tristezza e nella drammaticità del momento, dobbiamo pensare alla Risurrezione, a Pasqua, il che significa che dobbiamo pensare anche a come la Cattedrale ritornerà – speriamo – nel suo splendore. Non sappiamo quando o come, però credo che, davanti alle fiamme, il cuore e la mente debbano ugualmente portarsi verso un salto di speranza per rivedere ancora la bellezza di Notre Dame come ai suoi inizi. Certamente c’è tanta tristezza, penso che sia un sentimento comune, però dobbiamo anche dare un forte segno di speranza, che non è soltanto la ricostruzione di Notre Dame, ma è anche la ricostruzione di un capolavoro, di un’opera d’arte che significa un dono fatto all’umanità intera.

Il presidente dei vescovi francesi ha detto: “La caduta della guglia ha una portata simbolica notevole, rappresentava un dito teso verso Dio”…

R. – Credo che abbia ragione. I capolavori, le opere d’arte sono sempre un segno, un simbolo che richiamano ad andare oltre. Noi vediamo delle pietre, vediamo la bellezza organica di quello che il genio e la fede hanno saputo creare. Ma questo è proprio per inviarci oltre. Notre Dame, come San Pietro, o come le nostre basiliche e i santuari, possono essere delle grandi opere d’arte e lo sono, possono essere luoghi dove si raccolgono capolavori dell’arte di secoli diversi, ma non sono un museo: sono una realtà viva. E soprattutto la Cattedrale, in una diocesi, è il segno che esprime l’unità di tutto il popolo di Dio, che lì prega, lì vive, lì dà testimonianza della fede e della carità. E quindi una guglia, un campanile, tutto ciò che l’arte sacra riesce a manifestare è sempre un richiamo per andare oltre, è un richiamo all’intimo, alla dimensione spirituale di cui oggi c’è particolarmente bisogno. Anche in un Paese come la Francia, che vede reazioni differenti, perché da una parte vive, come tutto l’Occidente, una profonda crisi, però dall’altra parte è anche uno di quei Paesi dove ci sono migliaia di conversioni ogni anno.

Negli ultimi tempi pare che altri simboli religiosi a Parigi fossero stati oggetto di atti vandalici. Qualcuno ha avanzato già l’ipotesi che questo incendio possa essere inserito all’interno di una dinamica anticattolica…

R. - Questo non è il momento di avanzare ipotesi che possono rimanere soltanto tali e non è neanche il caso di alimentare una polemica o una tempesta di cui non c’è assolutamente bisogno. Quando ci sono atti vandalici e atti sacrileghi dobbiamo tenere conto anche che sono segni di una ribellione, segni che sono una provocazione per noi a capire ancora più in profondità, sono pure segni che spesso sono determinati anche da personalità con patologie. Quindi io direi che prendiamo il messaggio che ci viene dai sacerdoti di Parigi: è un momento drammatico, è un momento triste, però dobbiamo guardare anche con speranza perché, come la fede è stata capace di costruire Notre Dame, così la stessa fede, lo stesso entusiasmo e lo stesso senso di solidarietà di tanti uomini e donne potranno riportare quest’opera d’arte a come l’abbiamo sempre conosciuta.

Ascolta l’intervista all'arcivescovo Fisichella

Il card. Poupard: una preghiera unanime

Delphine Allaire, della redazione francese di Vatican News, ha raccolto la commozione del cardinale francese Paul Poupard, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Il porporato esprime la solidarietà ricevuta dall’Italia e non solo.

R. - Sono molto commosso per tutti gli appelli che ho ricevuto da parte degli amici italiani e da altre persone che sono lontane, che si sono unite al dolore dei francesi per l’incendio a Notre-Dame. Lo stanno vivendo proprio come fosse un loro dramma. Personalmente, non riuscivo a credere a quello che vedevo. Alla fine ho dovuto arrendermi, pregando. Mi ha commosso vedere un’altra immagine, a cui non avevo pensato: centinaia di persone, soprattutto giovani, che cadono in ginocchio in preghiera davanti a Notre-Dame che brucia. Nel cuore del dramma, più forte delle fiamme dell’incendio, è la fiamma della fede che si chiama speranza nell’amore.

Ascolta l’intervista al card. Poupard

 

16 aprile 2019, 13:56