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Mozambico: 5 morti e 15mila sfollati primo bilancio del ciclone Kenneth

L’uragano Kenneth ha colpito il Paese africano la settimana scorsa. Aveva una grande forza tanto che è stato classificato categoria 4, su una scala che arriva fino a 5 ma l’impatto sulla popolazione è stato inferiore rispetto a quello causato un mese fa dal ciclone Idai

I venti hanno battuto le regioni del Nord, in particolar modo, la zona tra Pemba e Mocimboa, con raffiche fino a 280 km/h. Le cronache provenienti dalle zone colpite - raccolte dall'Agenzia Fides - parlano di alberi abbattuti, case rovesciate e blackout. «L’impatto sulla popolazione è stato inferiore rispetto a quello che ha causato Idai sulla provincia di Beira – spiega Giovanna De Meneghi, country manager di Cuamm, Medici con l’Africa in Mozambico –. A mio parere per due motivi. Anzitutto perché il Nord è meno densamente popolato. In secondo luogo, perché qui le capanne sono costruite con fango e paglia. Vento e acqua le hanno distrutte, ma non ci sono stati danni collaterali come a Beira dove i tetti in lamiera sono finiti addosso alle persone, uccidendole».

L’Onu teme inondazioni e smottamenti

Il ciclone Kenneth era già passato al di sopra delle Isole Comore, lasciando dietro di sé tre vittime e danni. Secondo quanto riferito dagli esperti, l’uragano ha trovato «condizioni favorevoli per il proprio sviluppo, in particolare a causa delle temperature del mare più calde del normale». Quindi ha potuto incrementare la propria potenza, assumendo «caratteristiche estremamente rare» per la zona. Le Nazioni Unite temono inondazioni e smottamenti della provincia di Cabo Delgado, alla frontiera con la Tanzania. Gli accumuli di pioggia potrebbero così raggiungere e superare i 600 millimetri. Ovvero quasi il doppio della quantità di acqua caduta in dieci giorni nel corso del passaggio del ciclone Idai.

Allagate molte zone rurale. Rischio di straripamento dei fiumi

«Pemba è stata allagata – continua Giovanna De Meneghi – e anche molte zone rurali. Ciò che temiamo sono le esondazioni dei fiumi. Molti corsi d’acqua erano già al massimo della portata perché siamo alla fine della stagione delle piogge. Queste nuove e intense precipitazioni potrebbero aumentare ulteriormente il livello e potrebbero portare allo straripamento. Ovviamente ci auguriamo che non si arrivi a questa situazione. Intanto stiamo monitorando con attenzione la situazione e stiamo valutando come poter aiutare la gente del posto tra i quali i nostri stessi collaboratori locali alcuni dei quali hanno perso tutto». (E.C. - Agenzia Fides)
 

29 aprile 2019, 13:16