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Milizie a sud ovest di Tripoli Milizie a sud ovest di Tripoli   (ANSA)

Libia, oltre 37mila sfollati dall'inizio degli scontri

Le forze militari di Al Sarraj sono avanzate fino a Qasr Ben Ghashir, a sud di Tripoli, dove ieri 325 rifugiati sono stati fatti evacuare da un centro di detenzione

Chiara Capuani – Città del Vaticano

L'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), lancia l’allarme: sono oltre 3.000 i migranti intrappolati in centri di detenzione situati in aree colpite dai combattimenti o a rischio di conflitto armato. Tra questi ci sarebbero circa 1.000 bambini. Con il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza diventa imperativo fornire ai rifugiati una via d’uscita sicura. Martedì un gruppo armato ha sparato nel centro di detenzione per migranti di Qasr bin Ghashir vicino a Tripoli. L’UNHCR ha detto di aver evacuato 325 persone che si trovavano nel centro di detenzione con la collaborazione dell’IOM, l’agenzia ONU che si occupa di immigrazione, delle autorità libiche, della missione dell’ONU in Libia e dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari.

Al momento i profughi che sono stati salvati dal centro di detenzione di Qasr bin Ghashir, sono stati spostati nel centro di Zawiya, in una zona più distante da quella dei combattimenti e quindi più sicura. Le persone più deboli, tra cui donne e bambini, sono invece state trasferite al Centro di raccolta e partenza dell’UNHCR a Tripoli, che dall’inizio dei combattimenti ha organizzato quattro trasferimenti di gruppi di migranti. La situazione rimane critica, soprattutto visto che nei centri di detenzione della Libia le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno.

L’emergenza profughi

“Al numero dei profughi nei centri di detenzione libici di cui abbiamo notizia, si aggiungono quelli di cui non siamo a conoscenza che si trovano nei centri non ufficiali”. Così  a Radio Vaticana Italia, padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli:

Ascolta l'interista a padre Camillo Ripamonti

“È auspicabile – prosegue Ripamonti – che si trovi una via d’uscita sicura attraverso le associazioni internazionali per i migranti, come l’OIM o l’Alto Commissariato per le Nazioni Unite. Bisognerebbe creare corridoi umanitari che permettano loro di arrivare in Europa in sicurezza”.

Il ruolo dell’Europa

“La linea utilizzata dall’Europa finora – insiste Ripamonti – cioè quella di lasciare alla guardia costiera i migranti che si affidavano agli scafisti in Libia, non è più percorribile. Speriamo - conclude- che l’Europa non si volti dall’altra parte di fronte a questa emergenza umanitaria” . 

 

26 aprile 2019, 18:31