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Israele: quinto mandato per Netanyahu

Il premier Benjamin Netanyahu sembra ormai vicino al quinto mandato. Questo l’esito quasi definitivo delle elezioni svoltesi ieri. Netanyahu ha avuto la meglio sulla formazione Blu e Bianco dell’ex capo dell’esercito, Benny Gantz

Giancarlo La Vella - Città del Vaticano

Con oltre il 97% dei voti scrutinati, la coalizione di centro-destra, del partito del premier, il Likud, dovrebbe assicurarsi 65 seggi sui 120 della Knesset. Nella notte, Netanyahu, che si avvia al record per Israele del quinto mandato alla guida del governo, ha parlato di “vittoria enorme” e di un “traguardo inimmaginabile”. Altro dato dalle urne, il duro colpo per la sinistra israeliana, con i laburisti che ottengono appena 6 seggi, il minimo assoluto in decenni di storia del partito. Per Netanyahu rimangono ora in piedi i problemi di sempre: la questione dello Stato palestinese, il conflitto con la Siria per le alture del Golan e la vicenda dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, un evento che infiamma ancora di più i rapporti con la controparte palestinese.

Ma come può essere definita la vittoria di Netanyahu? Andrea De Angelis lo ha chiesto a Maria Grazia Enardu, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Firenze, la quale ha affrontato anche l'influenza che i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti hanno avuto in queste elezioni, il crollo dei laburisti che ottengono solo 6 seggi in Parlamento e le future relazioni tra Israele ed Unione Europea.

Ascolta l'intervista alla Enardu

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10 aprile 2019, 08:47