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Don Luigi Ciotti, presidente di Libera Don Luigi Ciotti, presidente di Libera  (ANSA)

Nasce ‘Chance’: l’associazione Libera di Don Ciotti guarda all’Europa

‘Chance’ è la nuova rete civile contro il crimine organizzato in Europa. Il 3 aprile scorso la sua presentazione al Parlamento europeo in occasione di una conferenza internazionale sul contrasto alla mafia. Don Ciotti: “Chance è una nuova opportunità per contrastare il crimine organizzato e le mafie”

Matteo Petri – Città del Vaticano

Si chiama “Civil Hub Against organised Crime in Europe”, in una parola ‘Chance’, e da quando don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l’ha presentata all’Europarlamento di Bruxelles è un nuovo strumento per contrastare l’attività mafiosa a livello continentale. ‘Chance’ è una rete civile, che vuol essere un’estensione diretta dell’associazione Libera fondata dal don Ciotti 24 anni fa a Roma.

"Chance" una nuova agenda politica contro le mafie

Ma come nasce e in cosa consiste il progetto? Ai microfoni di Vatican News, lo stesso don Ciotti ci spiega il senso della sua presenza presso l'istituzione europea:

Ascolta l'intervista a don Ciotti

R. – Siamo stati lì, perché eravamo una rappresentanza di Libera, presente in tutta Europa. Libera, che in Europa si chiama “Chance” e che vuol dire opportunità, ha presentato a Bruxelles, alle commissioni, la nuova agenda politica europea della rete, cioè qual è il ruolo della società civile nel contrasto a sistemi mafiosi corruttivi a livello transnazionale. Tutto questo, proprio per chiedere all’Europa, alle istituzioni europee, il coinvolgimento fondamentale della società civile responsabile, perché per governare i fenomeni globali come quelli delle mafie occorrono delle risposte globali. È fondamentale, è importante, il ruolo dei cittadini, delle associazioni, dei movimenti, delle Chiese rispetto ai giochi criminali e corruttivi.

Possiamo vedere “Chance” come un’estensione a livello europeo del lavoro che Libera fa in Italia, da oltre 24 anni?

R. - Non solo. Da anni lavoriamo in Europa. Abbiamo tessuto una grande rete; sto andando a Madrid dove, anche lì, è nata una bella espressione di impegno. Libera è presente in tutta l’America Latina ed ha aperto alcuni passaggi molto importanti in Africa. Quello della corruzione, del contrasto alla criminalità, all’illegalità, alle mafie è un tema che ci deve coinvolgere tutti. Credo che si debba dire - anche con molta forza - tutto questo, per ristabilire il valore della dignità umana che viene schiacciata da queste forme di violenza e per promuovere la più urgente delle riforme: la riforma delle nostre coscienze.

Quali sono, nello specifico, le proposte di "Chance"?

R. - Sono tanti i punti. Uno di questi è la rivisitazione dopo venti anni della Convenzione di Palermo delle Nazioni Unite, quindi chiedersi dopo venti anni cosa sia stato fatto. In molti Paesi non viene riconosciuto il reato di stampo mafioso, quindi le leggi sono superficiali. C’è la necessità di trovare una maggiore collaborazione tra società civile e istituzioni europee. È necessario un rafforzamento del contrasto alla criminalità organizzata con un sistema anche di confisca di beni ad uso sociale - c’è già una direttiva per la quale noi abbiamo lavorato per cinque anni -; poi la protezione delle vittime, una maggiore attenzione verso i testimoni e  verso quanti denunciano sul posto di lavoro forme di corruzione. Ma anche la lotta al riciclaggio, uno dei grandi investimenti delle organizzazioni criminali in tutta Europa e non solo e il contrasto al traffico degli stupefacenti. Noi dobbiamo creare un’attenzione che uniformi un po’ più tutta l’Europa in questo contrasto, affinché non lasci soli alcuni Paesi, come per quanto riguarda, ad esempio, il tema dei migranti. È importante anche una cooperazione più efficiente alla lotta al traffico degli esseri umani, una strategia di lotta alle ecomafie e ai traffici illeciti transnazionali a scapito dell’ambiente. Poi c’è la lotta al commercio illecito delle armi, la promozione di percorsi nell’informazione, la protezione dei giornalisti minacciati, un maggiore sostegno a quanti si mettono veramente in gioco per far la loro parte in un contesto che oggi impone a ciascuno di noi uno scatto in avanti, un’assunzione di maggiore responsabilità.

Com' è cambiata la mafia e il contrasto all’attività mafiosa negli ultimi 24 anni, da quando esiste Libera?

R. - C’è un’evoluzione del metodo mafioso; forme diverse di intimidazioni. Credo che si possa dire, almeno in Italia, che emergono quattro dimensioni. La prima: il progressivo allargamento del raggio di azione. Secondo: le mafie stesse hanno cambiato i loro profili organizzativi, diventando molto più sensibili, reticolari, loro costruiscono rete. Terzo: una più accentuata vocazione imprenditoriale espressa nell’economia legale e nei mercati. Ma soprattutto – quarta dimensione - c’è quest’area grigia, ovvero la promozione di relazioni di complicità con attori diversi. Le mafie, insomma, si collocano all’interno di quest’area intesa come lo spazio relazionale al confine tra la sfera legale e quella illegale.

05 aprile 2019, 11:50