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2019.04.07 dipendenza gioco d'azzardo, ludopatia, carte, fiches, giocatore 2019.04.07 dipendenza gioco d'azzardo, ludopatia, carte, fiches, giocatore 

Convegno a Torino sul gioco d’azzardo: prevenzione e riforme legislative

A Torino il convegno sul tema “Azzardo. Fra legislazione nazionale, regionale e regolamentazione degli Enti locali”. Il vice-presidente della Consulta Nazionale Antiusura: lavorare insieme fuori dalle logiche del guadagno per il benessere delle persone e delle comunità

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Fare il punto sulla legislazione nazionale e regionale in materia di contrasto al gioco d’azzardo, elaborare una maggiore regolamentazione degli enti locali, fare prevenzione sul territorio e rilanciare il tema dell’educazione giovanile: sono gli obiettivi al centro del convegno di oggi a Torino, presso il Sermig – Arsenale della Pace. Ad organizzare l’evento, che vede al tavolo associazioni, autorità civili, questori, docenti, sociologi e il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, è la Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II”, in collaborazione con la Fondazione Antiusura “San Matteo”, sotto il patrocinio della Regione Piemonte.

I numeri dell’azzardo

I numeri del fenomeno sono drammatici: dai 28 miliardi spesi in Italia nel 2005 per l’azzardo, si arriva ai 107 del 2018, con una media di 1900 euro a testa. Di fronte a cifre e conseguenze disastrose a valanga che il fenomeno porta con sé, la società civile inizia a sensibilizzarsi, la politica invece arranca: il decreto dignità per esempio, ha posto il divieto della pubblicità in tv, ma c’è una moratoria di un anno dall’entrata in vigore della legge e c’è stata una corsa ai contratti pubblicitari. La legge di bilancio 2019 posticipa di un anno la dismissione delle slot machines ed è stata inoltre ridotta la percentuale di guadagno per chi gioca. Molti però sono gli esempi virtuosi di comuni ed enti locali che il convegno prende in esame per proporre come "best practices".

Responsabilità condivisa

Richiamare lo Stato alle proprie responsabilità, intervenire sull’educazione dei giovani coinvolgendo la famiglia, la scuola e ogni altra agenzia formativa diventa prioritario, così come assicurare il sostegno alle famiglie che si ritrovano in casa persone dipendenti dal gioco, dice Luciano Gualzetti, vice-presidente della Consulta Nazionale Antiusura. Il suo monito è ad una riforma complessiva del comparto dello Stato per mettere al primo posto non il guadagno ma il benessere delle persone e delle comunità.

Ascolta l'intervista a Luciano Gualzetti

R. – Oggi vogliamo fare il punto rivendicare quello che diciamo sempre: tenere alta l'attenzione sul tema, avviare insieme una riforma complessiva del comparto, che deve fare lo Stato, che purtroppo si trova in una posizione ambigua. Infatti, è lui il concessionario di tutte queste aziende che poi lucrano sul gioco d’azzardo, da un lato lo promuove, dall’altro si trova a curare - anche perché c’è una responsabilità sanitaria, di salute - molte delle persone che finiscono nel gioco d’azzardo.

Due importanti alleati contro il gioco d'azzardo, oltre ovviamente alle leggi sono la prevenzione e l’educazione dei giovani...

R. – La Chiesa da sempre ha essenzialmente questo compito: educare a una vita piena, a una vita che non si affida a surrogati, che possono essere la droga, il gioco, la fortuna o tanti altri aspetti che sembrano apparentemente  dare delle risposte ma alla lunga, invece, provocano degenerazioni o addirittura il buttare via la propria vita, le proprie relazioni, i propri amori… Quindi tutto questo sicuramente attiene a questa attenzione educativa che la Caritas e la Consulta promuovono ogni volta che incontrano una persona, una famiglia che è vittima di situazioni di forte indebitamento e quindi si torna sempre alle radici, all’uso del denaro, a che cosa si affida, in termini di importanza di valore, la propria vita e da questo punto di vista c’è una grande responsabilità. Però ci sono responsabilità economiche, ci sono responsabilità anche collettive che lo Stato incarna e quindi queste responsabilità non possono essere delegate solo alla scuola, alla Chiesa ma devono essere prese in pienezza da parte di coloro che queste responsabilità possono assumerle e metterle in campo, in termini di regolazione dei vari interessi.

Quindi, secondo lei c’è la possibilità che possa realizzarsi questa riforma complessiva del comparto dello Stato per arginare il fenomeno, ovviamente coinvolgendo tutti gli attori protagonisti...

R. - Come sempre sono scelte, e per lo più sono scelte politiche. Bisogna creare intorno a questo una vera convenienza, una vera convergenza di interessi. Naturalmente assistiamo a chi invece ha interesse a guadagnare, quindi il profitto a tutti i costi e questo si scontra con la salute e col benessere della comunità, di un’economia: spendere 107 miliardi dei soldi degli italiani, per un’economia che non crea ricchezza se non a pochi, questo ovviamente, secondo me, non è conveniente neanche per l’economia… Quindi bisogna lavorare molto per dire i reali dati, esporre i reali dati, fare emergere che cosa veramente sta succedendo e perché e in qualche modo convincersi tutti che bisogna mettere al primo posto non l’interesse economico ma il benessere delle comunità e delle persone: Questo è quello che cerchiamo di promuovere.

09 aprile 2019, 07:00