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I Comuni e le Regioni d’Europa: dalla Ue più progetti per il sociale

Si conclude oggi il Comitato europeo delle Regioni, attenzione al prossimo budget

Alessandro Guarasci - Bruxelles 

I comuni e le autonomie locali si dichiarano sempre pronti all’accoglienza dei migranti, a integrare le fasce più deboli ma chiedono al contempo un maggiore dialogo con le autorità centrali. Oggi a Bruxelles si conclude la 134esima plenaria del Comitato europeo delle regioni, con delegati arrivati da tutta Europa.  E’ l’Europa che cresce dal basso e che guarda però anche con un po’ di apprensione alle prossime elezioni europee che porteranno a cambiare la geografia del Parlamento. Il timore è che possibili futuri tagli al budget vadano a incidere sui fondi per il sociale, per l’inclusione delle fasce più deboli della popolazione, compresi i migranti. Dunque, sindaci e amministratori locali chiedono sì maggiori fondi per il sociale, ma anche progetti, un dialogo più serrato con gli Stati centrali e con Bruxelles, affinché questi fondi poi si trasformino in tempi ragionevoli in progetti concreti. 

Serve coesione sociale

La sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, premiata come miglior sindaco d'Europa, dice che “spesso passa un'idea sbagliata: che la coesione sociale e la cooperazione fra gli individui sia solo un buon sentimento. Sì è una cosa buona e giusta, ma e' anche conveniente. Perché - ha aggiunto - e' evidente che se non c'e' integrazione e coesione sociale campiamo tutti molto peggio. Non e' quindi solo un buon sentimento, ma un nostro interesse, anche egoistico, il praticare politiche sociali d'integrazione. Ma dobbiamo praticarle, non predicarle". La sindaca Mancinelli mette anche l'accento sul fatto che siano i territori a essere in prima linea su queste problematiche, "dunque e' evidente che le città interessate a questo tema, alle politiche e alle risorse che devono essere destinate a questo scopo”.  Ieri, qui al Parlamento europeo una sala è stata dedicata al sindaco di Danzica Pawel Adamowicz, ucciso da un uomo a gennaio scorso. Adamowicz si era distinto per essersi impegnato a favore delle minoranze e dei soggetti più deboli. Sua moglie ora sta portando avanti una battaglia affinché l’hate speech, ovvero il linguaggio d’odio, soprattutto sui social sia prevenuto e arginato. 

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11 aprile 2019, 10:44