Ciclone Mozambico: 1.400 i casi confermati di colera

Gli effetti devastanti del ciclone Idai in Mozambico e nelle altre aree colpite continuano a farsi sentire e con la maggior parte delle comunità ancora prive di accesso stabile all’acqua pulita, i bisogni medici rischiano di aumentare

Sono ufficialmente 1.400 i casi confermati in tutto il Paese, ma le équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) hanno curato oltre 1.000 pazienti sospetti solo a Beira, e si preparano ad affrontare l’incremento di altre malattie trasmesse dall’acqua, oltre che di malaria, infezioni della pelle e respiratorie.

Circa 600 i morti e 1.500 i feriti

Secondo i dati ufficiali del governo del Mozambico, 598 persone sono decedute a causa del ciclone nel Paese, 1.522 sono i feriti, 112.000 le case distrutte, danneggiate o alluvionate. Secondo le Nazioni Unite 1,85 milioni di persone hanno bisogno di assistenza urgente. Almeno 131.000 persone sfollate hanno trovato riparo in 136 diversi siti e sebbene molte forniture di acqua pubblica siano state reintegrate, la maggior parte delle comunità – ovvero migliaia di persone – non ha ancora un accesso adeguato ad acqua pulita ed elettricità. Più di 715.000 ettari di coltivazioni sono stati spazzati via, proprio all’inizio della stagione dei raccolti. Fuori da Beira, molte aree sono ancora isolate e stanno ricevendo scarsa o nessuna assistenza.

A Beira campagna di vaccinazione di massa

Per contenere l’epidemia di colera a Beira, Nhamatanda e Dondo, Msf ha allestito tre centri di trattamento e gestisce un’unità di trattamento in un centro sanitario del Ministero della Salute, potendo assistere in questo modo oltre 350 pazienti per volta. Msf ha anche allestito unità di trattamento da 20 posti letto a Dondo e Tica e una struttura a 10 posti nella località di Buzi. Msf sta inoltre fornendo supporto logistico, tecnico e gestionale al Ministero della Salute per la campagna di vaccinazione di massa a Beira, Dondo, Nhamatanda e Buzi.

Emergenza acqua potabile

Nel frattempo, i team di Msf di potabilizzazione dell’acqua stanno installando nuovi punti di distribuzione – di cui uno a Chingasura, uno dei quartieri di Beira più colpiti dall’epidemia, e un altro a Dombe a beneficio dei campi sfollati nell’area – mentre le équipe di promozione della salute raggiungono le comunità per spiegare alle persone come purificare l’acqua che hanno a disposizione, le buone pratiche per evitare il contagio e cosa fare se emergono sintomi della malattia. Oltre al colera, gli estesi danni alle infrastrutture sanitarie e alle forniture mediche richiedono ancora un notevole sforzo per ripristinare il funzionamento del sistema sanitario e garantire alle persone la possibilità di ricevere cure mediche di base, materno-infantili o per malattie croniche come Hiv e Tubercolosi.

 

 

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09 aprile 2019, 10:57